Dopo Mattei, ecco come ti inglobo anche Olivetti

La tre giorni di EX MACHINA a Ivrea, il ministro Giuli, la carriera politica di Marrone e il progetto culturale di Fratelli d’Italia

In un’epoca in cui tutto si fa con gli “eventi”, atterra a Ivrea in questo fine settimana «EX MACHINA. La comunità che vide il futuro»: da venerdì 19 a domenica 21 giugno «tre giorni per ripensare il futuro tra tecnologia, lavoro e comunità». Una affollatissima kermesse «nel luogo in cui l’industria italiana ha saputo immaginare una delle più avanzate sintesi tra tecnologia, welfare e comunità» che «si svolgerà nel cuore del Sito Patrimonio Mondiale UNESCO di Ivrea, tra il Laboratorio-Museo Tecnologic@mente, l’Officina H e la Fabbrica dei Mattoni Rossi (outdoor), lungo quella Via Jervis che Le Corbusier definì “la via più bella del mondo”».(qui il programma)
“Fin qui nulla di nuovo” – potrebbe pensare l’anziano eporediese (più o meno olivettiano) o “la solita solfa” il giovane al quale occasionalmente viene somministrata una qualche pillola di “eredità olivettiana”. Tanto più se visitassero il sito di TLL che cura l’evento o ex-machina.it  approntato per l’occasione e misurassero la quantità di fuffa (in grado di far impazzire i “fuffometri” più capaci).
Ma sbaglierebbero entrambi perché le dimensioni della campagna di promozione e comunicazione (oltre 30mila euro a bilancio) messa in piedi, la partecipazione di ospiti di grande richiamo (Federico Faggin, Massimo Banzi, Gastone Garziera, Jakidale, Eleonora Sayaka, per citare i più noti) e il sostegno pesante (centomila euro, per un “progetto sociale”?) della Regione (e in particolare del vicepresidente e assessore alle politiche sociali Maurizio Marrone che interverrà sabato mattina insieme al ministro della Cultura Alessandro Giuli, entrambi di FdI) raccontano qualcosa di nuovo e di diverso dal solito.
Per quanto apprezzabile ed apprezzato il lavoro di conservazione e promozione (“dei valori olivettiani e più in generale della cultura tecnico scientifica”) svolto dalla Fondazione Natale Capellaro e Tecnologic@amente che hanno promosso “Ex Machina”, senza Marrone e la Regione Piemonte un evento di queste dimensioni non sarebbe di certo possibile.
Ma in cosa è nuova e diversa dal solito questa “tre giorni” che arriva al solstizio d’estate?
Non tanto per l’immancabile inaugurazione di una mostra, né per il meno usuale Tech Party che renderà pedonale via Jervis nella sera di sabato, e neanche per il proposito dichiarato (e tutto da verificare se e come sarà mantenuto, si accettano scommesse) di continuazione del progetto che «accompagnerà il territorio eporediese per un intero anno attraverso laboratori, percorsi educativi, workshop, attività con le scuole e momenti di confronto rivolti a studenti, giovani, associazioni, gruppi informali e cittadinanza».
Non è neppure una novità che, ad una «tre giorni per ripensare il futuro tra tecnologia, lavoro e comunità», del lavoro non ci sia alcuna traccia né nel titolo di un panel (così si chiamano ora le conferenze), né tra i tanti invitati e interventi in programma, mentre il termine “comunità” compare in un paio di panel sempre accompagnato da impresa, immaginari tecnologici o di design o architettura e a rappresentare la comunità e a parlarne solo imprenditori, manager, professionisti vari (con le chicche della lombarda Costanza Cavalli – giornalista del quotidiano Libero, collaboratrice di Mario Sechi, autrice dell’imperdibile libro apologetico “Il ciuffo di Trump. Morte e rinascita dell’incubo delle élite” – e della nostrana Costanza Casali, ex assessora comunale e da un paio di mesi presidente di un “Comitato per la sicurezza” per Corso Nigra e Porta Torino).
La novità e il senso di questo evento è quello di proporsi di sancire (con l’applauso di tutti i “custodi dell’eredità olivettiana” e nella città che ne è stata il centro) l’appropriazione del nome Olivetti da parte di Fratelli d’Italia per le sue politiche che, con buona pace di quanto dichiarato dal principale promotore, Andrea Tendola (direttore di Tecnologic@amente), nella conferenza stampa di presentazione, risulta difficile definire «nel solco della visione di Adriano Olivetti». O, almeno, così è sembrato e sembra ancora a molti.
È vero che, sin dal suo insediamento (nel settembre del 2024, in sostituzione di Gennaro Sangiuliano) il ministro Giuli, con la sua lettura sgangherata di Gramsci (svuotato dei suoi obiettivi e ridotto a un utensile per “l’egemonia”), non ha esitato subito a parlare e poi a far diventare legge il cosiddetto “Piano Olivetti per la Cultura”. Peraltro in perfetta linea con Giorgia Meloni che, già nelle dichiarazioni programmatiche all’insediamento del suo governo annunciava, e poi ha varato, il “Piano Mattei per l’Africa”.
Ma se per l’eredità culturale e politica di Enrico Mattei non c’era da aspettarsi dall’ENI di Descalzi alcuna protesta e l’unica arrivata, dopo un paio di anni, è stata la diffida di due nipoti ad usare quel cognome per il Piano (perché il fondatore dell’Eni sosteneva e praticava «il contrario di quello che sta facendo Meloni sull’immigrazione, sui costi dell’energia, sui rapporti con gli Stati Uniti. Mattei aveva sfidato gli americani, non era il loro servo. E secondo alcune tesi potrebbe essere stato ucciso proprio per questo»), per quella di Olivetti ci si sarebbe aspettata, almeno qui a Ivrea, una qualche reazione. Perché risulta veramente difficile accostare la figura di Camillo e la visione del mondo, della comunità e del lavoro di Adriano Olivetti a quelle di Marrone, Giuli e Meloni.
Invece: nulla da registrare. Tutti i “custodi dell’eredità olivettiana” tra i relatori di questo Ex Machina, forse nella speranza che, come il “deus ex machina” della tragedia greca (la forza esterna che risolve i problemi), porti al superamento delle difficoltà del territorio o almeno qualcosa lasci.
Una speranza realisticamente vana e un approccio non propriamente dignitoso. Mentre la democratica e antifascista Ivrea fa un passo indietro, lanciando (a fronte di centomila euro, della Regione) Marrone nell’Olimpo del suo partito, ma soprattutto lasciando via libera al progetto culturale di Fratelli d’Italia. Un progetto nel quale c’è tutto tranne la cultura: c’è il potere, il rancore, l’occupazione, l’autocelebrazione, le nomine e le epurazioni. E c’è Giorgia Meloni che parla apertamente di voler spezzare la presunta “egemonia progressista” nata nel dopoguerra, con Mollicone (responsabile cultura di FdI) che rilancia con la costruzione di un “nuovo immaginario nazionale” fondato su identità, merito e patriottismo.
Progetti espliciti, dichiarati ampiamente, nei quali si avvia a finire assorbita, salvo sussulti di dignità e qualche improbabile resipiscenza, anche l’epopea Olivetti (e, insieme, la città di Ivrea).
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