Da Beit Ummar arrivano quotidianamente notizie terribili: violenze dei coloni, bambini uccisi, case smembrate. I partecipanti al Presidio per la Pace di Ivrea scrivono una lettera aperta ai giornali e all’amministrazione comunale. La nostra redazione, da sempre impegnata a testimoniare la realtà di Beit Ummar, rilancia l’appello.
Non è un punto astratto sulla mappa, ma una comunità legata da oltre vent’anni a Ivrea da un vincolo profondo di solidarietà e fratellanza civica. Eppure, ciò che giunge quotidianamente da Beit Ummar – cittadina palestinese situata a nord di Hebron, in Cisgiordania – disegna un quadro drammatico che richiede di rompere immediatamente il muro di silenzio.
La redazione di varieventuali segue da lungo tempo la situazione nei territori occupati e denuncia e testimonia con continuità le difficili condizioni di vita a Beit Ummar. Come abbiamo più volte documentato sulle nostre pagine, la popolazione locale vive sotto una costante pressione bellica e coloniale. Riteniamo per questo doveroso dare massimo risalto alla lettera aperta promossa dai partecipanti ai Presidi per la Pace di Ivrea, affinché le istituzioni locali e nazionali non voltino lo sguardo dall’altra parte.
Lettera aperta
Ivrea, sabato 25 luglio 2026 – 230° Presidio per la Pace
A FIANCO DI BEIT UMMAR, NOSTRA CITTADINA GEMELLA: STOP ALLA VIOLENZA DEI COLONI, ALL’OCCUPAZIONE E ALLO SFOLLAMENTO FORZATO
DA IVREA A BEIT UMMAR: ROMPIAMO IL SILENZIO.
Da mesi raccogliamo e facciamo circolare le testimonianze che giungono quotidianamente da Beit Ummar, la cittadina palestinese a nord di Hebron con cui Ivrea è stretta da un patto di gemellaggio e di amicizia. Ciò che le famiglie di Beit Ummar vivono ogni giorno non è una serie di “incidenti isolati”, ma una vera e propria politica sistematica di sfollamento forzato, oppressione e violenza condotta dall’esercito di occupazione e dai coloni israeliani.
Le notizie e i messaggi che riceviamo dipingono un quadro disumano:
- Attacchi alla vita e ai bambini: I bambini non possono nemmeno giocare a pallone. È di questi giorni il racconto di un ragazzo a cui i soldati hanno sparato solo per essere sceso a recuperare un pallone uscito dal campo da calcio, scambiato pretestuosamente per una pietra. Poco tempo fa, davanti alla porta di casa, quattro bambini della stessa famiglia sono stati raggiunti dal fuoco israeliano: due sono stati uccisi, due feriti. Come se il dolore non bastasse, le autorità israeliane continuano a trattenere le salme dei giovani uccisi, privando le famiglie persino del diritto di dare loro sepoltura. “Li hanno uccisi davanti alla porta della loro casa. Non esiste alcun luogo sicuro in cui vivere a Beit Ommar”, ci scrivono.
- Demolizioni ed espropriazioni: Vengono continuamente emessi nuovi ordini di demolizione contro case abitate da anni e contro le vasche per l’irrigazione agricola, confiscando così alle famiglie l’unica fonte di sostentamento.
- Guerra ecologica ed economica: Alle devastazioni dei terreni e delle greggi da parte dei coloni e allo sradicamento degli ulivi si aggiunge lo sversamento doloso delle acque reflue provenienti dal vicino blocco di colonie di Gush Etzion, che sta avvelenando i raccolti e distruggendo il lavoro degli agricoltori locali.
- Arresti ed incursioni quotidiane: La cittadina è costantemente sotto assedio, bloccata da checkpoint e cumuli di terra, teatro di perquisizioni notturne, ferimenti e arresti arbitrari.
Come Presidio per la Pace di Ivrea, che ogni sabato denuncia in piazza le ingiustizie e le violenze sofferte dal popolo Palestinese, informando la cittadinanza anche su quanto accade a Beit Ummar, riteniamo necessarie altre iniziative di solidarietà. Beit Ummar non è un punto astratto sulla mappa: è una comunità legata da più di vent’anni a Ivrea da un vincolo di solidarietà e fratellanza civica.
Per queste ragioni, ci rivolgiamo pubblicamente all’Amministrazione Comunale di Ivrea chiedendo di:
- reiterare e rafforzare con fermezza la denuncia e la protesta formale presso il Governo italiano e l’Ambasciata d’Israele in Italia, condannando le continue violazioni dei diritti umani, i crimini commessi contro i civili e i bambini di Beit Ummar, l’illegale espansione coloniale e la pratica disumana della mancata consegna delle salme alle loro famiglie.
- promuovere ed esporre iniziative pubbliche di informazione e sensibilizzazione per rompere il muro di indifferenza attorno alla sorte delle cittadinanze gemellate e di tutti i territori occupati.
- chiedere al Governo italiano e alle istituzioni europee di attivarsi per imporre sanzioni concrete allo stato d’Israele e il rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni ONU.
- cercare una sinergia con altre città italiane che hanno stabilito gemellaggi con località palestinesi.
Non c’è pace senza giustizia, e non può esserci giustizia finché si permette che i bambini vengano uccisi davanti alle proprie case e che intere comunità vengano private della propria terra e della propria dignità.
Partecipanti ai Presidi per la Pace di Ivrea

