Il comunicato di Laboratorio Civico
L’iniziativa Ex-Machina ha riportato Ivrea al centro dell’attenzione nazionale e ha contribuito a rilanciare il dibattito sull’eredità di Adriano Olivetti. Un obiettivo condivisibile, soprattutto se inserito in una strategia seria e continuativa di valorizzazione del sito UNESCO.
Quello che invece per Laboratorio Civico non è accettabile è la scelta della Regione di finanziare l’intera operazione con risorse dell’assessorato alle Politiche sociali. Parliamo di fondi che dovrebbero essere destinati dall’assessore Maurizio Marrone al sostegno delle famiglie e dei minori, alla tutela materno-infantile, alle persone anziane e con disabilità, nonché a tutti quei cittadini che vivono condizioni di fragilità. Risorse già insufficienti come ben sanno amministratori locali, operatori sociali e servizi territoriali di Ivrea e di tutto il Piemonte: solo negli ultimi giorni, ad esempio, la Regione Piemonte (unica in Italia, con le Marche) ha negato ai Consorzi socio-assistenziali l’anticipo del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza, costringendo alcuni consorzi a sospendere l’erogazione degli assegni di cura.
Per questo risulta incomprensibile che 100.000 euro destinati alla “realizzazione di iniziative regionali in materia socio-assistenziale” siano stati impiegati per finanziare una kermesse fatta di comunicazione, promozione, ospiti, allestimenti e passerelle istituzionali. Qual è la ricaduta concreta di questa scelta sulle esigenze delle persone più fragili? Se, come annunciato, il progetto ha una durata annuale, ci aspettiamo nei restanti mesi azioni reali e misurabili a favore dei soggetti più vulnerabili, con le briciole che saranno rimaste dopo aver speso circa 50.000 euro solo in azioni di comunicazione. Lasciamo valutare agli eporediesi se questi tre giorni siano stati autentica valorizzazione culturale del sito UNESCO o piuttosto marketing politico del vicepresidente della Regione; di certo, è stato francamente difficile intravedere in questo weekend azioni concrete negli ambiti sociali previsti dalla determina dirigenziale con cui l’iniziativa è stata finanziata.
Resta l’altro elemento rilevante di questo weekend: la presenza del Ministro della Cultura, già promotore del Piano Olivetti per gli investimenti sulla cultura a livello nazionale. Il Ministro Giuli ha espresso parole impegnative sul ruolo che il Ministero potrà svolgere nel sostenere le progettualità sul sito olivettiano, in particolare sull’asse San Bernardino – Salone dei 2000 – Visitor Centre. Si tratta di farne al tempo stesso un dispositivo di accesso al sito, di racconto della straordinaria esperienza olivettiana, di rilancio delle capacità di innovazione del territorio.
Il lavoro portato avanti in questi anni dall’amministrazione comunale e dai diversi attori locali ha posto basi importanti per la sua realizzazione. Per parte nostra, garantiamo continuità con le azioni intraprese finora e ci aspettiamo coerenza negli impegni assunti dagli attori istituzionali sovralocali che in questi giorni hanno espresso dichiarazioni di forte rilievo.
Infine teniamo a sottolineare che parlare di Adriano Olivetti non può significare ridurlo a una figura celebrativa, congelandone il pensiero. Olivetti fu un protagonista scomodo, fuori dai luoghi del potere nell’Italia degli anni ’50 e capace di proporre un pensiero ancora oggi radicale. Nel discorso per l’inaugurazione dello stabilimento di Pozzuoli affermava che la fabbrica doveva essere “alla misura dell’uomo, strumento di riscatto e non di sofferenza”: di quante esperienze di lavoro si può dire oggi altrettanto, mentre continuiamo a vedere tanti lavoratori poveri, precarizzati, spesso sfruttati? Allo stesso modo, la sua idea di federalismo comunitario e di autogoverno delle comunità appare distante dalle attuali impostazioni istituzionali improntate al decisionismo centrale, così come il richiamo olivettiano alla responsabilità d’impresa stride con la pretesa di avere le mani libere rivendicata dai grandi attori della tecnologia globale.
Di Adriano Olivetti e della sua eredità intellettuale è bene che si parli: ci piacerebbe però che lo si facesse valorizzando la sua visione “altra”, la sua spinta a immaginare e costruire un mondo molto diverso da quello in cui viviamo.
Laboratorio Civico Ivrea