219° Presidio per la Pace: Ivrea e Biella insieme con una sola voce contro guerra e occupazione

Sabato 9 maggio Ivrea e Biella unite contro la guerra blogale e la liberazione della Palestina. L’occasione è stata il 219° Presidio per la Pace partito da piazza Balla per arrivare davanti al municipio eporediese. L’auspicio è quello di incrociare sempre più le azioni e in pensieri di pace e giustizia fra le due città divise solo dalla splendida linea della Serra Morenica.

Un centinaio di persone ha partecipato sabato 9 maggio al 219° Presidio per la Pace di Ivrea, segnato soprattutto dalle mobilitazioni di solidarietà verso la Palestina e dalla protesta contro il blocco della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza per portare aiuti umanitari.

In piazza erano presenti insieme alle realtà che animano il Presidio per la Pace di Ivrea anche gli attivisti del “Collettivo Biellesi per la Palestina libera”, arrivati con striscioni, tute, catene e una forca simbolica utilizzata come forma di denuncia contro la deriva repressiva e razzista del governo israeliano ben rappresentata dalla legge appena approvata che prevede la pena di morte per i palestinesi (solo per loro) con una accusa di terrorismo.

Ad aprire il presidio è stato Pierangelo Monti, che ha ringraziato il collettivo biellese per la presenza e per il sostegno alla Global Sumud Flotilla.

«Oggi il Presidio per la Pace è dedicato principalmente alla solidarietà con il popolo palestinese oppresso continuamente e in vari modi dal governo israeliano, con la complicità dei governi occidentali», ha esordito Monti, condannando le operazioni militari dell’esercito israeliano (IDF) a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e in Iran.
«Le nostre manifestazioni sono insufficienti a cambiare la situazione, – ammette Monti – ma influiscono sull’opinione pubblica, fanno pensare e danno fastidio ai potenti, specialmente se sono molto partecipate e si ripetono in tutto il mondo, come è stato fatto nell’autunno scorso per la prima Sumud Flotilla.» Insufficienti quindi, ma necessarie.

E’ stato poi sottolineato come le guerre e le tensioni internazionali siano strettamente legate anche alle disuguaglianze economiche e agli enormi investimenti nell’industria bellica, citando le parole pronunciate il giorno precedente da Papa Leone XIV a Pompei sulla necessità di rifiutare una logica economica fondata sul commercio delle armi.

I conflitti internazionali e la situazione in Libano

Durante il presidio si è parlato anche delle principali crisi internazionali con gli aggiornamenti degli ultimi giorni. E’ stata ricordata la fragile tregua nella guerra tra Russia e Ucraina e quella, altrettanto instabile, tra Iran e l’asse USA-Israele. Particolarmente duro il passaggio dedicato al Libano, dove continuano i bombardamenti israeliani con gravi conseguenze sulla popolazione civile e sulle infrastrutture.

Augusta Castronovo, presidente dell’associazione “Il sogno di Tsige“, ha ricordato la crisi umanitaria in Tigray, regione dell’Etiopia colpita da una guerra che causato ormai tra i 600.000 e gli 800.000 morti, ma ignorata dal mondo. Con la sua associazione stanno cercando di ricostruire un ospedale in quella regione.

La protesta per la Global Sumud Flotilla

Uno dei momenti centrali del presidio è stato dedicato alla vicenda della Global Sumud Flotilla, all’arrembaggio piratesco e alla detenzione degli attivisti Saif Abukeshek e Thiago Avila, sequestrati dalle autorità israeliane in acque internazionali mentre erano a bordo di un’imbarcazione battente bandiera italiana. [aggiornamento: Saif e Thiago sono stati liberati domenica 10 maggio].

È stato ricordato il presidio di giovedì scorso davanti alla Prefettura di Biella organizzato dal Collettivo Biellesi per la Palestina libera, alla quale ha aderito anche una delegazione eporediese, per chiedere al Governo italiano un intervento diplomatico immediato per ottenere la liberazione dei due attivisti e denunciare le violazioni del diritto internazionale avvenute durante l’operazione israeliana contro la Flotilla, ricordando come la Spagna abbia convocato la rappresentanza diplomatica israeliana dopo gli sviluppi legati alla Flotilla. La richiesta è stata esplicitata in una lettera consegnata alla prefettura biellese sottoscritta da numerose associazioni e realtà del territorio. [Qui il testo integrale della lettera]

Gli interventi del collettivo biellese

Tra gli interventi più seguiti quello di Olmo Losca, che ha parlato della situazione in Libano e delle preoccupazioni legate alla sorte degli attivisti detenuti. «Tutti parlano di pace ma poi si armano sempre più. Israele, con i paesi complici, compresa l’Italia, sta destrutturando i diritti umani. E la nuova normativa israeliana sulla pena di morte rappresenti ‘la caduta dell’ultimo barlume di democrazia’. In questo contesto la pace è un’utopia che ci fa vivere», ha denunciato Olmo.

Letture e testimonianze

La manifestazione è proseguita, come di consueto, con diverse letture.

Livio Obert ha letto il testo “Festa e forca”, pubblicato su “Prima loro”, dedicato alla simbologia della pena di morte e al significato politico assunto dalla nuova legge israeliana. [Qui il testo integrale di “Festa e forca”]

A seguire è stato ricordato il caso di Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace 2023, incarcerata in Iran per le sue battaglie sui diritti umani e per l’abolizione della pena di morte.

Monti ha poi sottolineato l’importanza delle mobilitazioni pacifiste internazionali e del “People Peace Summit” svoltosi a Tel Aviv, che ha riunito organizzazioni israeliane e palestinesi impegnate per la fine dell’occupazione e per la nascita di uno Stato palestinese.

Uno dei momenti più intensi è arrivato con la lettura dell’intervista trasmessa dal TG3 allo psicologo israeliano Tuly Flint, ex militare oggi impegnato nel sostegno psicologico ai soldati reduci da Gaza e dal Libano. Nel testo Flint parla apertamente di “ferita morale” e di soldati devastati dal peso delle azioni compiute durante la guerra. [Qui il testo integrale dell’intervista a Tuly Flint]

È stata poi letta anche la lettera inviata dal carcere dall’attivista Thiago Avila alla figlia Teresa. «Non c’era niente di più pericoloso per te e per gli altri bambini che vivere in un mondo che accetta il genocidio», scrive Avila. [Qui il testo integrale della lettera di Thiago Avila]

Tra gli altri interventi, Mara De Santi ha invitato i presenti a continuare le mobilitazioni anche nella quotidianità: «Siamo la flottiglia di terra e siamo tutti palestinesi. Mettiamo scritte di pace sui nostri balconi»

Rosanna Barzan ha invece denunciato le incursioni sempre più frequenti e violente e il coprifuoco nella città palestinese di Beit Ummar, gemella di Ivrea, ad opera di coloni, sostenuti anche dall’IDF. E riporta la notizia che Beit Ummar sarà posta sotto amministrazione civile dell’occupazione, con la fine della presenza dell’Autorità Palestinese nella città. La situazione è veramente drammatica.

Il presidio si è concluso ricordando che il 9 maggio è la “Giornata della memoria delle vittime del terrorismo” anniversario dell’uccisione di Peppino Impastato e di Aldo Moro nel 1978.

E ricordando che il 9 maggio è anche la “Giornata dell’Europa” nell’anniversario della Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, che diede il via al processo di Unione Europea. “Nei discorsi ufficiali di oggi diranno tante cose di circostanza. Noi qui diciamo che l’Europa, che ha patito catastrofiche guerre interne e ha portato guerre e sfruttamenti coloniali in giro per il mondo, per essere un continente pacifico e pacificatore dovrebbe imboccare la via della pace disarmata, della collaborazione internazionale, dell’accoglienza degli stranieri e della ecologia“, ammonisce Pierangelo Monti.

a cura di mp