Amianto, la denuncia di Rifondazione: «Governo e Regione trascurano il problema. Serve giustizia, non tagli»

Rifondazione Comunista attacca Governo e Regione: «Sull’amianto troppi tagli e poca prevenzione». La denuncia del segretario regionale Deambrogio rilancia l’urgenza di bonifiche e giustizia.

In occasione della Giornata Mondiale per le Vittime dell’Amianto, il dibattito politico piemontese si accende. Non solo memoria, ma una dura presa di posizione quella di Alberto Deambrogio, segretario regionale di Rifondazione Comunista, relatore e promotore della Legge Regionale 30/2008 “Norme per la tutela della salute, il risanamento dell’ambiente, la bonifica e lo smaltimento dell’amianto“. Ambrogio denuncia un preoccupante “immobilismo istituzionale” di fronte a una strage che continua a mietere vittime.

L’attacco a Roma e Torino: «Salute pubblica messa in secondo piano»

Deambrogio denuncia il disimpegno istituzionale sull’emergenza amianto che è scivolata in fondo alle agende politiche, sia a livello nazionale che regionale. Le critiche al Governo Meloni sono nette: nonostante le nuove direttive europee sull’esposizione professionale entrate in vigore a gennaio 2026, mancherebbero i fondi straordinari necessari per supportare i Comuni nelle bonifiche. «Il Governo nazionale continua a preferire le spese militari alla tutela della salute pubblica. Il “Decreto amianto” si è rivelato finora una risposta debole, più attenta agli interessi delle grandi imprese che ai diritti degli ex-esposti»

Il segretario regionale del Prc non risparmia nemmeno la Giunta Cirio, accusata di stanziare solo “briciole” rispetto all’immensità del problema in Piemonte terra che ha pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane. «Mentre si tagliano risorse essenziali al bilancio regionale, la sorveglianza sanitaria per gli ex-esposti arranca e la legge regionale sul contrasto all’amianto, che noi abbiamo fortemente voluto, resta parzialmente definanziata e inefficace. Non servono passerelle, servono risorse certe per smaltire l’eternit ancora presente nelle scuole e negli ospedali.»

E’ giusto ricordare che la legge regionale 30/2008, che ha permesso al Piemonte di essere tra le prime regioni italiane a dotarsi di una normativa specifica e finanziata, ha essenziali finalità:

  • Tutela della salute, risanamento ambientale, bonifica e smaltimento dell’asbesto, oltre al sostegno per le persone affette da malattie correlate.
  • Centro Regionale Amianto: La legge ha istituito ufficialmente a Casale Monferrato il Centro regionale per la ricerca, sorveglianza e prevenzione dei rischi da amianto.
  • Mappatura e Bonifiche: Ha previsto la creazione di strumenti per la mappatura dei siti contaminati e la concessione di contributi per la rimozione e lo smaltimento.
  • Obblighi di notifica: L’articolo 9 stabilisce l’obbligo di comunicare la presenza di amianto all’ASL competente.
Una lotta di civiltà

Per Rifondazione la battaglia contro l’amianto rimane una “lotta di civiltà e di classe”. La richiesta è chiara: il Piemonte deve tornare a essere capofila nei fatti, garantendo una sanità pubblica capace di offrire ricerca e cure gratuite, oltre a ottenere finalmente le risposte attese sul terreno giudiziario.

La ferita di Ivrea: il caso Olivetti e la polvere invisibile

Anche il nostro territorio non è esente dai danni dell’amianto nei luoghi di lavoro. Per decenni, all’interno delle officine Olivetti, la salute è stata insidiata da un nemico invisibile: il talco contaminato da tremolite utilizzato nel montaggio di parti meccaniche ed elettroniche e nelle attività di manutenzione. Questa esposizione prolungata ha causato l’insorgere di terribili patologie asbesto-correlate, tra cui il mesotelioma pleurico, un tumore aggressivo e incurabile che colpisce le membrane polmonari.

Nonostante la gravità dei fatti, la vicenda giudiziaria si è conclusa con un amaro senso di giustizia mancata. Sebbene il Tribunale di Ivrea avesse pronunciato condanne in primo grado nel 2016 per omicidio colposo e lesioni, la Corte di Cassazione nel 2019 ha messo la parola fine al caso confermando l’assoluzione di tutti i vertici aziendali. La sentenza ha stabilito che “il fatto non sussiste”, citando la mancanza di una prova certa sul nesso causale. Una decisione che ha lasciato orfani di risarcimento e verità decine di famiglie, come sottolinea Cadigia Perini, segretaria del Circolo PRC di Ivrea: “L’esito del processo Olivetti è una ferita ancora aperta per la nostra comunità. Vedere negata la responsabilità per la malattia e le morti dei lavoratori, dopo anni di esposizione silente alla polvere killer, è uno strappo doloroso alla memoria delle vittime e al dolore delle loro famiglie. Non smetteremo di chiedere che la salute torni a essere prioritaria rispetto ai profitti e che lo Stato non abbandoni chi si è ammalato lavorando per la crescita di questo Paese.”

Un momento di approfondimento: “Una storia lunga un’Eternit”

Proprio per mantenere viva l’attenzione su questi temi e non permettere che l’oblio cada sulla “strage silenziosa”, il dibattito proseguirà nel Canavese con l’appuntamento di venerdì 8 maggio alle ore 21:00 “Una storia lunga un’Eternit” nell’aula del Corso di Infermieristica del polo universitario di Ivrea (via Montenavale)