Nel corso del Consiglio Comunale di martedì 26 maggio un’interpellanza, a firma della consigliera Elisabetta Piccoli e dei consiglieri Paolo Noascone e Antonio Cuomo ha riportato all’attenzione la questione degli “Orti di san Grato”.
Finché hai un orto hai un futuro, e finché hai un futuro sei vivo (Frances Hodgson Burnett)
In particolare l’interpellanza a firma Noascone e Cuomo chiedeva “quali interventi sono previsti per concludere il progetto e se vi è il rischio di dover restituire le somme ricevute quale finanziamento del progetto. Se nelle more del proseguo dei lavori non ritengano opportuno intervenire per arginare lo stato di abbandono e l’accumularsi di sporcizia che induce anche comportamenti poco rispettosi per l’ambiente e per il territorio da parte di alcuni cittadini che abbandonano rifiuti nell’area circostante Se ritengono possibile organizzare un incontro prima dell’arrivo dell’estate, con i Cittadini dell’area interessata per un aggiornamento del progetto e per raccogliere le varie problematiche che affliggono l’area”.
Nella risposta all’interpellanza (interessante l’ascolto dal minuto 22.10 al minuto 32.25 ) l’assessore Francesco Comotto ha iniziato il suo intervento ribadendo che gli uffici competenti hanno lavorato senza soluzione di continuità scontando semmai una superficialità iniziale della giunta precedente. Successivamente ha descritto con abbondanza di dettagli tecnici i lavori effettuati dopo la conferenza dei servizi (Arpa, ASL) di gennaio 2026: valutazione dei cumuli fuori terra per comprendere come effettuare rimozione e smaltimento, misurazione della volumetria (il costo è a peso e se si è in presenza di inquinanti il prezzo ovviamente sale), preparazione del piano di lavoro da presentare all’Asl e condividere successivamente con i servizi, messa in sicurezza dei materiali interrati non movimentati (l’amianto non è più puro, ma mescolato ormai ad altri inerti durante le prime demolizioni). L’operazione, ha precisato Comotto si concluderà in Germania, in quanto non fattibile nel nostro paese. E’ emersa una concreta difficoltà a reperire aziende in grado di effettuare rimozione e smaltimento (cinque indagini tra febbraio e aprile); non ostante tutto questo, nella malaugurata ipotesi che i tempi sforassero la data di fine giugno 2026 si prefigura la possibilità di accedere a diversi canali di finanziamento. Tutto questo, ha concluso l’assessore, si può certamente raccontare prima dell’estate ai diretti interessati, pur se la materia è complessa e sperando di avere dati precisi.
Ma cosa si intende per orti urbani? Gli orti di san Grato sono appezzamenti di terra del Comune di Ivrea poi, acquistati nel corso di decine di anni da famiglie residenti nel quartiere (e probabilmente tramandati all’interno delle famiglie stesse).
Negli anni gli orti sono stati utilizzati come tali per coltivare verdure, ma anche per allevare polli e galline, per trascorrere la domenica con una grigliata.
Alcuni appezzamenti sono molto curati, altri versano in condizioni disastrose e sono diventati depositi di masserizie, immondizia, residui di ristrutturazioni, spesso “seppellito” sotto terra. Il tutto è alla luce del sole, ben visibile da chiunque si trovi a passare lì vicino.
Nel 2021 l’amministrazione Sertoli candida il progetto ai finanziamenti per la rigenerazione urbana del PNRR (Orti urbani – Rifunzionalizzazione degli orti comunali di Canton Vesco, bonifica dei siti e costituzione di comunità agricole nel rispetto della sostenibilità ambientale con un finanziamento complessivo di oltre 1,2 milioni di euro.
L’obiettivo è la bonifica dei terreni, la riqualificazione dell’area e la creazione di una vera e propria comunità agricola legata alla sostenibilità ambientale.
Il 18 maggio 2023 la neonata giunta Chiantore formalizza l’affidamento lavori: è indispensabile approvare il progetto entro luglio per non perdere il finanziamento, quindi indubbiamente si lavora su scelte e tabelle di marcia già impostate, con poco o nessuno spazio per correzioni ed eventuali ripensamenti. Il termine dei lavori è previsto il 17 giugno dello stesso anno. In un incontro con gli abitanti del quartiere il sindaco Matteo Chiantore e l’ingegnere Fabio Flore (dirigente dell’Area Tecnica del comune di Ivrea) illustrano il progetto.
Tra i lavori da effettuare, spiegano, occorre ripulire tutta la zona (sradicando, estirpando, abbattendo le baracche) e successivamente far ridisegnare l’area, pari a circa 12 mila metri quadrati. Il risultato sarà una settantina di piccoli appezzamenti, tra i 110 e i 220 metri quadri ciascuno, recintati.
Verrà resa disponibile inoltre una presa per l’acqua, collegata a un pozzo alimentato con pannelli fotovoltaici, attivo in due fasce orarie. L’assegnazione di questi appezzamenti avverrà ovviamente tramite un bando. Ai presenti all’incontro si chiede di rimuovere al più presto dalle aree interessate tutto quanto si desidera mantenere; ciò che rimane verrà demolito e smaltito.
Quando le ruspe iniziano a lavorare e viene alla luce luna fotografia drammatica di quell’area. Sopra e sotto terra, nascosti spesso da una vegetazione fitta e intricata ci sono masserizie, detriti, manufatti abusivi e, soprattutto, lastre e pezzi di amianto. I sondaggi, partiti dopo l’inizio dei lavori, non prima, stimano la presenza di almeno duemila metri cubi di materiale contaminato.
I lavori vengono sospesi per ragioni di sicurezza. Partono i sondaggi che non erano stati fatti prima. Il risultato? Devastante: sei macro-aree compromesse, una stima di circa duemila metri cubi di materiale contaminato. Il Comune, coinvolgendo Arpa e Città Metropolitana, chiede alla Regione Piemonte di inserire l’area(che occorre da subito mettere in sicurezza) nell’elenco dei siti inquinati.
Il 19 agosto 2025, con determina 647, il comune liquida alla ditta Bonifiche San Martina Srl la prima tranche delle analisi sul terreno: campionamenti e verifiche chimiche per un totale 16.775 euro. Alcuni dei test effettuati rientrano nei limiti di legge, altri mostrano superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione. Lo stesso giorno la determina n. 645 avvia la fase 2 delle indagini, sempre con la stessa ditta, per altri 30.670 euro, in quanto servono ulteriori campionamenti. Dopo oltre un anno e mezzo dal blocco del cantiere si arriva alle prime vere spese sulle analisi.
A gennaio 2026 (sono passarti un paio d’anni) si ipotizza, al posto della bonifica completa (costo presunto, insostenibile, due milioni di euro) la cappatura del terreno: un telo impermeabile sopra l’amianto, ricoperto da uno strato di terra sana e, sopra di essa, gli orti. Intanto i costi delle analisi e degli smaltimenti sono saliti moltissimo: i 75 mila euro ipotizzati sono diventati 150 – 170 mila, che diventeranno 400 mila a fine interventi di cappatura sul finanziamento complessivo di 1,2 milioni di euro, che obbliga a ridimensionare i lavori previsti. In un consiglio comunale dello scorso febbraio si evidenziava che si dovrà rinunciare al pozzo e all’impianto di irrigazione, un ossimoro, se si parla di orti, urbani o meno. E si arriva al consiglio comunale di martedì 26 maggio.
L’intervento di Comotto si apriva contestando che delle sei fotografie allegate all’interpellanza soltanto una fosse davvero inerente alla questione. Affermazione indubbiamente corretta, in quanto le cinque foto contestate in realtà si riferiscono al terreno adiacente gli orti urbani
É però davvero difficile ragionare di orti urbani senza guardare l’area adiacente, che non fa parte degli orti, ma versa in condizioni di totale abbandono.
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La stessa area su cui sorge su cui sorge una centrale termica in disuso dagli anni ’70. Il Comitato di quartiere di san Grato, costituitosi nel 2024 per collaborare con il Comune e migliorare le condizioni del quartiere stesso aveva chiesto all’attuale amministrazione di poter utilizzare quel locale come pluriuso per le attività del quartiere. Il progetto non vedrà mai la luce; nel frattempo la costruzione mostra segni evidenti di usura, come crolli di calcinacci e crescita di arbusti all’interno. Poco lontano, sempre su terreno comunale, esiste una colonia felina, oggi gestita da un’associazione, circondata da alte canne di bambù che ormai infestano tutta l’area e per le quali il Comitato ha richiesto tempo fa al Comune, che ne è a conoscenza, di ripulire la zona, Ciliegina sulla torta: tra la centrale termica e la colonia felina si trova un allevamento di gallone. Tempo fa un abitante della zona ha insediato in un appezzamento abbandonato una ventina tra oche e galline, allevate in condizioni igieniche piuttosto precarie, che producono schiamazzi e cattivo odore. Siamo in città, ma un tempo qui era tutta campagna…
Irma Cannatella, abita nel quartiere e nel 2019 acquista un prato, adiacente gli orti
. Iniziando a pulire il prato – racconta Cannatella – mi accorgo della presenza di una montagna di detriti, rimasti dopo il rifacimento di appartamenti, masserizie e rifiuti inerti fino a quel momento nascosti in mezzo alla folta vegetazione. Inoltre trovo una piattaforma di cemento (forse l’inizio di una costruzione), diverse baracche e una quantità enorme di lastre e pezzi di amianto sotterrati nel terreno. So, e sappiamo bene purtroppo, che l’amianto è stato utilizzato tranquillamente in questo paese per decenni, soprattutto per costruire tetti e garage. Nel mio caso immagino si sia trattato dell’interramento effettuato dal precedente proprietario o di chi da lui aveva avuto in affitto il prato. Mi incarico di far portare via questi rifiuti e, per quanto riguarda l’amianto, mi rivolgo a una ditta specializzata e l’operazione nel 2019 mi costa 2500 euro. Successivamente mi capiterà spesso di trovarne piccole tracce, ormai sbriciolate e mescolate nel terreno. Nel 2023 si sviluppa un vasto incendio nel terreno di fronte al mio, purtroppo da tempo utilizzato come discarica notturna e quindi invaso da plastica, sedie, un’auto abbandonata, due casupole di lamiera taniche e lastre di amianto. Occorrerà un giorno intero ai Vigili del Fuoco per spegnerlo.

L’incendio provocherà due mesi dopo la caduta di due alberi sul mio terreno. Indagano per capire chi fosse il proprietario copro che il terreno era stato donato nel 1975 da privati al Comune. Da allora ho scritto diverse lettere ai Vigili Urbani e all’Ufficio Tecnico del Comune (mi sono sentita “la signora delle lettere” del monologo di Alan Bennett.) senza ottenere riposta. Nel mentre per raggiungere il mio prato devo rimuovere io stessa i detriti (amianto compreso) che mi impediscono letteralmente il passaggio. Contemporaneamente iniziano i lavori di bonifica per l’area orti, durante i quali le ruspe di fatto spaccano le lastre di amianto e il comune ne “scopre” la presenza in grande quantità: anche il Comitato di Quartiere inizia a interpellare il Comune sullo stato dell’arte. In un incontro con il Comitato l’assessore Comotto rassicura tutti che la situazione è sotto controllo, ma di fatto non avvertiamo una vera presenza, un controllo, un monitoraggio della situazione. Non avendo ricevuto alcuna risposta alle mie richieste mi sono rivolta a una avvocata perché credo inconcepibile che una amministrazione sensibile e attenta ai temi ambientali non risponda prontamente su questi temi, sui quali, mi risulta ipotizzarsi anche conseguenze di tipo penale. Nei prossimi giorni invierò al sindaco e all’assessore Comotto un invito a fare una passeggiata qui intorno. Un’ora è più che sufficiente per comprendere la sofferenza del vivere quotidianamente in una situazione di degrado come questa. Che cosa sarebbe auspicabile? Conoscere il progetto definitivo, se si realizzerà o meno, con quale intervento, i costi, le difficoltà. E soprattutto metterci la faccia.
Simonetta Valenti