Moltitudini ribelli

Il mediattivismo salverà il giornalismo? L’attivismo e il giornalismo possono (devono!) fondersi per scardinare il pensiero unico? Un incontro lunedì 8 giugno alle 18 allo Zac! di Ivrea

C’è un filo invisibile, ma acusticamente potentissimo, che collega il moderno mondo dei podcast alla stagione più accesa, libera e creativa della comunicazione italiana: quella delle radio libere degli anni ’70.

Il recente progetto podcast delle Local March for Gaza, nato per “sintonizzare i passi” e dare voce alle nuove generazioni, non è un fenomeno isolato. È l’evoluzione digitale di un’esigenza antica: quella di una comunicazione autentica, che non risponda alle logiche dei grandi gruppi editoriali o agli algoritmi dei social network, ma al racconto della realtà dal basso come passaggio necessario per costruire un altro futuro.

Mettersi in ascolto dei giovani oggi significa fare ciò che i pionieri dell’etere facevano cinquant’anni fa: accendere un microfono dove gli altri lo spengono, rompere il monopolio della narrazione ufficiale e trasformare il dissenso in proposta culturale.

Oggi la sfida si sposta inevitabilmente dalle vecchie antenne sui tetti ai file audio digitali nelle cuffie dei ragazzi. Ma contrariamente ai luoghi comuni, le nuove generazioni non si sono allontanate dall’impegno. I dati delle recenti ricerche Ipsos sul consumo editoriale ci dicono chiaramente che i ragazzi non hanno affatto smesso di informarsi, ma hanno cambiato radicalmente canali.

L’ascolto dei podcast tra i giovani è in costante e netta crescita: un segno inequivocabile di un bisogno profondo di approfondimento, di storie autentiche e di contenuti svincolati dai palinsesti tradizionali.

Il podcasting è, a tutti gli effetti, la nuova FM. Capire come i passi di ieri (le radio libere, il giornalismo di frontiera) possano sintonizzarsi con i linguaggi di oggi (il mediattivismo digitale, l’audio) è l’unico modo per continuare a costruire un’informazione davvero libera ed etica.

Questa attitudine a sperimentare e a fare controinformazione Ivrea la conosce bene, possedendo un patrimonio storico che fa da perfetto ponte tra ieri e oggi. Parlare di informazione alternativa nel nostro territorio significa evocare le radici di Rosse Torri, nata proprio in quella stagione pionieristica degli anni ’70 in cui la modulazione di frequenza divenne lo spazio della controinformazione, della musica non omologata e del dibattito politico senza filtri.

Quella di Rosse Torri non è stata solo un’esperienza tecnica, ma un vero e proprio esempio di mediattivismo ante litteram: un presidio di libertà che ha dimostrato come la cultura e l’informazione sociale possano farsi comunità, resistendo al tempo e trasformandosi – nel corso dei decenni – in giornale (Varieventuali), in cinema diffuso e in presidio sociale.

Oggi, quella stessa spinta etica vive nell’esperienza di Pressenza, agenzia di stampa internazionale per la pace, la nonviolenza, l’umanesimo e la non-discriminazione. In un panorama mediatico italiano spesso ripiegato su logiche di polarizzazione e rassegnazione, Pressenza sta diventando un punto di riferimento fondamentale per la narrazione di ciò che di positivo e costruttivo avviene nella società. Il suo mediattivismo non si limita a denunciare l’orrore della guerra, ma si impegna a dare visibilità alle alternative possibili, a mappare le reti di solidarietà e a dare dignità giornalistica alle buone pratiche sociali.

Testimonianza concreta di questo sforzo editoriale è il nuovo volume MOLTITUDINI RIBELLI. Un’alternativa possibile alla guerra permanente (Quaderno di Pressenza 2025, edito da Multimage, a cura di Toni Casano, Pina Catalanotto e Daniela Musumeci). Un testo che dimostra come l’attivismo e il giornalismo possano (e debbano) fondersi per scardinare il pensiero unico

Resta aperta la domanda di fondo: l’informazione dal basso ha ancora la forza di contrastare la logica della guerra permanente? Il mediattivismo salverà il giornalismo?

Per discutere di questa continuità e discontinuità, di esperienza e di innovazione, e per gettare concretamente questo ponte con i giovani e i loro nuovi linguaggi, l’appuntamento è per lunedì 8 giugno 2026 alle ore 18:00 presso lo ZAC! di Ivrea (Via Dora Baltea 40/B), come ricordato anche nella locandina dell’incontro.

Il dialogo verrà impostato e guidato da Ettore Macchieraldo e dalla storica indipendente Manuela Alessandra Filippi. Al tavolo si confronteranno:

Toni Casano e Daniela Musumeci (Pressenza)

Nicoletta Salvi Ouazzene (Mamme in piazza per la libertà del dissenso)

 Con la partecipazione di Varieventuali (il giornale dell’altra Ivrea, custode dell’eredità di Rosse Torri)

L’8 giugno allo ZAC! non faremo solo memoria storica, ma cercheremo di capire come sintonizzare la memoria con il futuro. Vi aspettiamo.

(a cura di Ettore Macchieraldo)