Preoccupazione e contrarietà in una Mozione del Collegio dei Docenti del Liceo Antonio Gramsci di Ivrea sulle nuove indicazioni nazionali per l’insegnamento della storia nei licei
Visionata attentamente la bozza delle nuove Indicazioni Nazionali per i Licei predisposta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Collegio dei Docenti intende esprimere preoccupazione e contrarietà per l’impostazione proposta relativamente all’insegnamento della storia e ritiene opportuno formulare le seguenti osservazioni.
Le Indicazioni introducono una sezione intitolata “Perché studiare questa disciplina”, finalizzata a esplicitare il “valore formativo” delle diverse discipline. Leggendo attentamente la sezione che dovrebbe esplicitare il valore formativo dello studio della storia nei licei, appare però chiaro che la questione si sia piuttosto tramutata in un’altra, e cioè: quale storia deve essere studiata?
Assodata l’ovvia verità che insegnare “tutta” la storia sia una pretesa illusoria e che si debba adottare un criterio di selezione, le indicazioni portano avanti una scelta precisa, abbracciando la prospettiva della “storia politica” anziché della “storia materiale” e incentrandola sullo studio delle vicende dell’Occidente, in particolare del continente europeo e della nostra penisola.
Pur riconoscendo l’importanza dello studio della storia italiana ed europea, noi docenti riteniamo che tale impostazione rischi di riproporre una visione prevalentemente eurocentrica della storia, non adeguatamente attenta alla complessità delle interazioni tra civiltà, culture e aree geografiche che hanno contribuito alla costruzione del mondo contemporaneo. Riteniamo inoltre che il valore formativo della disciplina storica non possa essere identificato nella trasmissione di una particolare narrazione identitaria ed esprimiamo la nostra preoccupazione che dietro alla scelta compiuta si nasconda la volontà politica di strumentalizzare l’insegnamento della storia al fine di costruire narrazioni identitarie collettive di stampo nazionalistico.
Vorremmo inoltre sottolineare che la posizione è in palese contraddizione con le Indicazioni nazionali di Lingua e letteratura italiana, che invitano esplicitamente l’insegnante di scegliere i contenuti più adatti alla classe e raccomandano la lettura integrale di autori italiani e stranieri, suggerendo persino una lista di opere (nota1).
Analoghe contraddizioni si trovano peraltro all’interno delle stesse Indicazioni di storia che tra gli obiettivi di apprendimento prevedono la conoscenza “delle principali diversità e affinità tra le varie civiltà del pianeta”.
Si rileva inoltre come il documento dedichi uno spazio limitato o quasi nullo alla dimensione epistemologica della disciplina che forse sarebbe stato interessante prendere in esame nella sezione intitolata perché studiare la storia.
In un sistema formativo che intenda sviluppare la capacità di valutare criticamente le informazioni e una coscienza storica che consenta agli studenti di orientarsi nel presente, riteniamo che non possa mancare la consapevolezza di che cos’è la storia, attraverso quali procedimenti essa “scopre” le proprie informazioni, come “costruisce le sue narrazioni”.
Pur senza avanzare l’assurda pretesa che gli studenti diventino dei ricercatori, riteniamo che una delle finalità principali dell’apprendimento della storia sia quello di avviare ad un’acquisizione graduale dell’approccio storico-critico ai problemi, da acquisire anche attraverso una comprensione dei concetti e degli strumenti di indagine fondamentali della disciplina. Tali aspetti rappresentano una componente essenziale della formazione del pensiero critico e dell’educazione alla cittadinanza democratica.
ll Collegio esprime inoltre perplessità riguardo all’estensione esagerata e al livello di dettaglio dei contenuti indicati negli obiettivi specifici di apprendimento. Si ritiene che l’ampiezza degli argomenti elencati renda impossibile la realizzazione di pratiche didattiche laboratoriali, dell’analisi delle fonti, dell’approfondimento storiografico e di percorsi progettati in relazione ai bisogni formativi degli studenti e ai contesti scolastici. Condividiamo l’invito presente nelle Indicazioni a non cedere al nozionismo storico, ma riteniamo che questa indicazione sia incompatibile con l’elencazione dettagliata degli argomenti da trattare riportati in seguito nel documento. Le indicazioni non lasciano spazio, né tempo, né iniziativa ai singoli docenti per andare oltre. Una domanda sorge spontanea: si tratta di indicazioni o piuttosto di programmi? Quanto spazio di libertà lasciano agli istituti e ai docenti per una progettazione didattica autonoma?
Per tali ragioni, unitamente alle considerazioni precedenti, il Collegio dei docenti ritiene che le Indicazioni ledano il valore della libertà di insegnamento, sancita dal diritto costituzionale (Art.33)
Si segnala inoltre che nell’elenco degli argomenti vi sono alcune scelte interpretative e lessicali non neutrali che rivelano giudizi di parte non esplicitati. Si consideri a titolo esemplificativo la scelta di definire il giacobinismo come “la rivoluzione contro se stessa”, definizione che implica già una precisa interpretazione della Rivoluzione francese che si richiama a una tradizione storiografica di stampo liberale/conservatore ed esclude pertanto altre interpretazioni storiografiche del fenomeno.
Altro esempio che ci pare significativo è l’asimmetria lessicale/terminologica con cui si descrivono alcuni fenomeni politici del Novecento: mentre la rivoluzione bolscevica del 1917 viene connotata come “colpo di stato”, con un’espressione quindi fortemente interpretativa e valutativa, la marcia su Roma è associata ad espressioni asettiche come “la conquista del potere” o “l’abilità tattica di Mussolini”. Tale differenza lessicale sembra riflettere l’adozione di criteri interpretativi non uniformi nella presentazione di fenomeni storici comparabili e rischia pertanto di orientare implicitamente la lettura degli eventi.
Infine, un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda l’enfasi attribuita dalle Indicazioni nazionali all’impiego dell’intelligenza artificiale nella didattica della storia, in particolare con riferimento all’elaborazione di scenari di storia controfattuale. Pur riconoscendo il possibile valore di alcuni strumenti digitali come supporto all’attività didattica, si ritiene che prima di adottare massicciamente nella pratica scolastica uno strumento tecnologico come l’AI, sia necessaria un’attenta e articolata riflessione sul reale valore che essa può apportare alla didattica, nonché sui rischi che essa comporta. Sorge, ad esempio, la preoccupazione che il ricorso a ricostruzioni ipotetiche o immersive generate dall’AI possa rischiare di rendere meno netta la distinzione tra la ricostruzione storica/scientifica fondata sull’analisi critica delle fonti e altre forme di narrazione.
Alla luce di tali considerazioni, il Collegio dei Docenti esprime la propria contrarietà all’impostazione delle nuove Indicazioni Nazionali nella parte relativa all’insegnamento della storia ed auspica una revisione del documento che valorizzi maggiormente la dimensione critica ed epistemologica della disciplina storica e lasci spazio per una più ampia autonomia progettuale alle istituzioni scolastiche e ai docenti.
Nota1 “All’insegnante spetta anzitutto il compito di selezionare i contenuti, senza strafare”; “si raccomanda la lettura integrale di almeno sei libri (tre all’anno), italiani o stranieri, scelti da una lista che può contemplare, a puro titolo d’esempio: […] per gli stranieri i libri di Daniel Defoe, Jonathan Swift, Jane Austen, Emily Brontë, Alexandre Dumas, Gustave Flaubert, Stendhal, Charles Dickens, Lev Tolstoj, Fëdor Dostoevskij, Ivan Turgenev, Robert Louis Stevenson (L’isola del tesoro, Lo strano caso del dottor Jekyll e di mister Hyde) Henry James (Giro di vite), Franz Kafka (La metamorfosi, gli altri racconti brevi), George Orwell, Albert Camus (Lo straniero, La peste), J.D. Salinger (Il giovane Holden), ma anche Frankenstein, Dracula, il fantasy di J.R.R. Tolkien o di Michael Ende o di George Martin, di Arthur Conan Doyle e di Agatha Christie etc… Nelle Indicazioni nazionali di storia troviamo scritto: “Come sarebbe disperata l’impresa – infatti mai suggerita da alcuno: e ci sarà una ragione! – di estendere ad esempio lo studio della letteratura, oltre che alla letteratura italiana a quella non si dice dell’Islam o della Cina ma neppure della Spagna o della Scandinavia”.
La mozione, proposta dal Dipartimento di Storia e Filosofia, è stata discussa e approvata dal Collegio dei Docenti del 17 giugno 2026, con 2 voti contrari e 6 astenuti su 115 insegnanti.