In tanti dal Canavese e da tutta Italia per una manifestazione che vuole promuovere protagonismo sociale perché, come ci dice il segretario della CGIL di Torino «l’onda nera si contrasta in piazza» mentre «il cosiddetto campo largo sembra più impegnato a dividersi su leadership e primarie che non a mobilitarsi contro le politiche classiste e razziste della destra al governo».
Nata nel 2023 per promuovere protagonismo sociale per la difesa e la piena attuazione della Carta Costituzionale, La “Via Maestra”, alleanza di oltre un centinaio di associazioni (Cgil, Anpi, Arci, Auser, Acli, Libera, Antigone, Cittadinanzattiva, Legambiente, Greenpeace, Wwf, Emergency, Actionaid, Forum Diseguaglianze Diversità, Libertà e Giustizia, Coordinamento Democrazia Costituzionale, Federconsumatori, Fondazione Gimbe, Fondazione Gruppo Abele, Greenpeace, Cnca, Articolo 21, Rete Italiana Pace e Disarmo, Movimento di Cooperazione Educativa, Rete Numeri Pari, Rete Studenti Medi, Sbilanciamoci, Sunia e molte altre reti associative locali e nazionali) chiama alla mobilitazione e promuove una manifestazione nazionale per sabato 17 ottobre a Roma (concentramento in Piazza della Repubblica dalle ore 13.30 e corteo che raggiungerà Piazza del Popolo).
Una mobilitazione, spiegano i promotori, “resa necessaria dalla torsione autoritaria in Italia, così come in Europa e nel mondo, con una verticalizzazione del potere, per chiedere che i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione tornino a essere pienamente riconosciuti e siano resi concretamente esigibili in ogni parte del Paese. A partire dalla pace, contro la conversione della nostra economia in un’economia di guerra; per un fisco realmente progressivo; per un welfare pubblico e universalistico; per la riconversione ambientale del nostro sistema produttivo; per il lavoro e la creazione di occupazione di qualità; per dare una risposta all’emergenza salariale e contrastare la precarietà; per combattere le disuguaglianze e i divari territoriali, che rischiano di aumentare; per difendere la nostra democrazia costituzionale e rilanciare la partecipazione popolare”.
“Una manifestazione, inoltre – aggiungono – per dire no all’autonomia differenziata e alla controriforma elettorale. Senza le battaglie di questa Alleanza sociale, l’archiviazione della nostra Repubblica parlamentare attraverso il premierato, la cancellazione dell’indipendenza della magistratura con la legge Nordio e la definitiva spaccatura del Paese attraverso l’autonomia differenziata sarebbero già una realtà”.
Alla base della mobilitazione c’è un giudizio netto sulla situazione sociale del Paese governato da Giorgia Meloni: salari troppo bassi, precarietà, aumento delle disuguaglianze e del costo della vita, difficoltà crescenti della sanità e della scuola pubbliche, crisi industriali e mancanza di investimenti. A questo si aggiungono l’emergenza climatica, l’aumento delle spese militari e una progressiva riduzione degli spazi di dissenso e partecipazione.
Giudizi e proposte riassunte nella piattaforma della manifestazione che si apre con “la Costituzione indica una strada precisa: un Paese fondato sul lavoro, sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza, sulla pace. Questa strada è ancora la nostra Via Maestra. Oggi, però, l’Italia va nella direzione opposta” e prosegue elencando temi e proposte.
Oggi effettivamente le politiche del governo Meloni vanno nella direzione opposta a quella indicata dalla Costituzione, ma, mentre in Spagna le piazze si riempiono per il “diritto a un tetto” (e su un tema sociale come questo cade il governo e si va alle elezioni), in Francia gli studenti rivendicano in massa il “diritto allo studio” (e resistono a una repressione sproporzionata), in Germania i giovani si mobilitano contro la leva obbligatoria in arrivo, sono in tanti a chiedersi (qui e nel mondo) perché, in Italia, con una situazione sociale drammatica e una involuzione autoritaria evidente (ed esibita), non cresce una spontanea mobilitazione popolare (e neppure forme di protesta irrazionali del tipo “forconi” o simili).
C’è stata la straordinaria mobilitazione per Gaza e c’è fermento tra i giovani, ma sembra persa nel nostro paese la capacità di rivendicare i propri diritti o, quanto meno, di ribellarsi.
Sarà palesemente insufficiente, ma questa manifestazione della Via Maestra è un modo di promuovere protagonismo sociale? Lo chiediamo a Federico Bellono, segretario generale della CGIL di Torino che così ci risponde: «Sì la sfida è questa: trasformare il disagio e la rabbia sociale in protesta e azione collettiva, sapendo che non basta la Cgil. È incredibile che il cosiddetto campo largo sembri più impegnato a dividersi su leadership e primarie che non a mobilitarsi contro le politiche classiste e razziste della destra al governo! D’altronde Francia e Spagna – pur diverse per tante ragioni – dimostrano che l’onda nera si contrasta in piazza. Certo servirebbe un’esplosione giovanile come per Gaza, che però non si costruisce a tavolino».
Quanta e quale partecipazione si prevede alla manifestazione del 17 ottobre da Torino e dal Canavese?
Al momento un’ottantina, in crescita, dal Canavese e oltre 600 da Torino. Abbiamo comunque dei riscontri migliori delle aspettative: lavoratori e pensionati stanno subendo l’aumento dei prezzi dei carburanti e di tutto quello che ne consegue, ma questo governo appare sempre più pericoloso per la libertà di espressione – soprattutto in ambito scolastico – e in generale per la democrazia.
La manifestazione autunnale della Via Maestra però, senza una crescita di questa alleanza di associazioni nei territori con iniziative durante tutto l’anno, non rischia di diventare una specie di manifestazione rituale (tipo Primo Maggio) che, senza incidenti e scontri, sarà ridotta alla sera a un minuto di qualche telegiornale e il giorno dopo a una colonna o due su qualche giornale?
«Il rischio c’è, non è facile essere all’altezza della sfida, tanto più in assenza di un’adeguata sinistra politica. Però la Cgil è l’unica grande forza organizzata in grado di provarci, dando continuità sui territori alle tante parole d’ordine del 17: su alcuni terreni in questi anni ci siamo anche riusciti, a Torino e in Piemonte, penso ad esempio alla manifestazioni e alle vertenze per la difesa della sanità pubblica, o al contrasto al sistema dei subappalti e del caporalato in edilizia, nella logistica, in agricoltura. E poi a breve ripartirà il rinnovo dei contratti, con due sfide quasi impossibili: aumento dei salari e lotta alla precarietà. Siamo anzitutto un sindacato, se non facciamo bene quello, non faremo neanche tutto il resto».
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