Dal legame di gemellaggio e solidarietà tra Ivrea e Beit Ummar in Cisgiordania nasce il progetto “Un Ponte d’Acqua tra Ivrea e Beit Ummar” che ha portato alla realizzazione di un’infrastruttura vitale per la comunità palestinese, segnando un passo fondamentale verso l’autonomia idrica per molte famiglie e centri pubblici in un contesto di forte emergenza.
Un’infrastruttura già operativa, nata dalla solidarietà e capace di trasformare un legame formale in un aiuto concreto. È stata presentata mercoledì scorso, presso la Sala Dorata del Comune di Ivrea, la conclusione del progetto “Un ponte con Beit Ummar”, l’iniziativa che ha portato alla costruzione di una cisterna idrica strategica nella cittadina palestinese della Cisgiordania.
Dalla mobilitazione alla costruzione
Il progetto affonda le sue radici nella riattivazione del gemellaggio tra Ivrea e Beit Ummar avvenuta nel 2024, nel pieno delle mobilitazioni globali a sostegno della popolazione palestinese. Quello che era iniziato come un percorso di solidarietà diffusa — fatto di eventi, raccolte fondi e sensibilizzazione cittadina — si è tradotto in un intervento mirato per risolvere uno dei problemi più critici del territorio: l’accesso all’acqua.
L’iniziativa ha visto la collaborazione tra la il Comune di Ivrea, l’ONG Vento di Terra e la Municipalità di Beit Ummar, insieme alle persone e associazioni del Presidio per la Pace di Ivra. Si è creata, partendo dalle necessità primarie, come è quella dell’acqua, un modello di cooperazione internazionale efficace e partecipativo.
I numeri del progetto: un investimento condiviso
Il nuovo serbatoio, una struttura in cemento armato di 4m × 10m × 5.5m, ha una capacità di 200 metri cubi. L’opera ha richiesto un investimento complessivo di circa 30.000 euro, frutto di un virtuoso meccanismo di co-finanziamento:
- Contributo italiano: circa 12.000 euro (precisamente 11.910,04 €) frutto della campagna di solidarietà “Un ponte con Beit Ummar”
- Contributo palestinese: circa 17.500 euro (70.000 shekel) investiti dalla Municipalità di Beit Ummar sotto forma di risorse economiche, manodopera, materiali e supervisione tecnica.
Un impatto vitale per la comunità
L’obiettivo primario è ridurre la dipendenza dall’instabile erogazione di acqua fornita dal governo israeliano a sua discrezione, garantendo continuità nei servizi essenziali anche durante i periodi di emergenza. I beneficiari sono molteplici:
- Famiglie: l’accesso facilitato riguarda 20 nuclei in aree remote e 50 famiglie a basso reddito, che potranno abbattere i costi legati all’acquisto di acqua da autobotti private.
- Servizi Pubblici: la riserva stabile garantisce il funzionamento quotidiano di 13 scuole, 5 moschee, un centro sanitario e diverse associazioni civili.
- Soccorso: l’infrastruttura potenzia la capacità di risposta della Protezione Civile Palestinese e dei centri comunitari.
La resilienza come traguardo
Più che una semplice opera ingegneristica, la cisterna rappresenta un atto di resistenza e dignità. La gestione a lungo termine è ora affidata alla Municipalità di Beit Ummar, garantendo che l’investimento rimanga una risorsa duratura per il territorio.
Ad Ivrea, il successo di questa iniziativa dimostra come la cooperazione decentrata possa produrre risultati tangibili, trasformando la solidarietà in un’infrastruttura capace di migliorare, giorno dopo giorno, la vita di centinaia di persone.
Intanto la situazione a Beit Ummar è ogni giorno più drammatica per la ferocia dell’illegale occupazione coloniale
I coloni israeliani si fanno sempre più feroci e strozzano il paese di Beit Ummar, come tutta la Cisgiordania. Campi bruciati, ulivi estirpati, case devastate, aumento check point, arresti illegali, … questa è la realtà quotidian di Beit Ummar. La rappresentate della Municipalità che ha preso parte alla conferenza stampa era visibilmente provata. Qualche giorno prima il fratello e i suoi figli, di 15 e 16 anni, sono stati fermati dall’esercito israeliano e il fratello è stato colpito al petto. Ieri, 28 aprile le forze di occupazione hanno fatto irruzione nel paese: “Le forze di occupazione hanno effettuato all’alba di oggi incursioni in diversi quartieri, in particolare nella zona di Safa, a nord di Beit Ummar, dove i soldati dell’occupazione hanno fatto irruzione in diverse abitazioni, le hanno perquisite e devastato il loro contenuto. Queste incursioni hanno portato all’arresto di otto cittadini, di cui sette provenienti dalla zona di Safa. Sono stati trasferiti al campo di Etzion.”
Per loro la nostra vicinanza è un aiuto morale, si sentono meno solo, perché di fatto i palestinesi sono soli, ignorati dal mondo mentre contro di loro va avanti il progetto criminale di genocidio da parte dello Stato di Israele che rimane impunito, e può partecipare ad ogni evento e manifestazione, sportiva, musicale, culturale, senza alcuna sanzione.
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