La sovraffollata Casa Circondariale in primo piano non come modello di recupero ma come fonte di violenze
Ci risiamo. Appena conclusa una parte del procedimento a carico degli agenti della Polizia penitenziaria di Ivrea per i fatti risalenti al periodo 2016-2020 con 8 condanne per aver tentato di occultare le prove dei pestaggi e ostacolare le indagini (i reati di tortura corrispondenti sono andati in prescrizione) una nuova inchiesta riporta in primo piano il carcere di Ivrea con l’accusa a un ispettore di avere commesso violenza sessuale su detenuta transgender, al comandante di non avere informato la magistratura e a due agenti di aver cercato di insabbiare la vicenda. I fatti risalgono alla primavera del 2025.
La situazione delle carceri in Italia è nota da tempo e non fa che peggiorare senza che il Governo prenda alcun provvedimento per migliorarla. Sovraffollamento generalizzato, mancanza di prospettive per i detenuti, suicidi sia tra i detenuti che tra gli agenti, atteggiamento del responsabile del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) sempre teso a eliminare spazi e occasioni di crescita costruttiva per la popolazione detenuta.
In questo contesto la Casa Circondariale di Ivrea fa la sua bella figura: su 175 posti ne sono occupati 256 (147 %), le inchieste si susseguono (è ancora aperta quella per la morte in cella nel gennaio 2024 di Andrea Pagani, redattore del giornale La fenice, per incuria da parte del personale e dei medici ( https://rossetorri.it/la-prima-morte-dellanno-una-morte-evitabile-in-carcere-ad-ivrea/ ) e innumerevoli sono gli episodi di disordini e violenze all’interno della struttura.
A una breve ricerca risultano:
Nel 2016 le prime testimonianze sulle violenze poi sfociate nell’inchiesta che ha coinvolto 45 tra agenti e personale carcerario indagati nel 2022
gennaio 2021: incendio in una cella
gennaio 2022: incendio in una cella
aprile 2024: violenze tra detenuti
luglio 2024: suicidio di un detenuto
agosto 2024 : incidenti
febbraio 2025 disordini in coincidenza con il Consiglio Comunale
maggio 2025: protesta sul tetto del carcere
novembre 2025: aggressioni ad agenti
marzo 2026: 8 agenti condannati per i fatti del 2016
maggio 2026: nuovo incendio in carcere
Ora, nel maggio 2026 la nuova inchiesta sulle violenze a persone trans.
E questo è solo il quadro degli ultimi anni, parziale perché sicuramente molte altre vicende non vengono neanche alla luce vista la totale chiusura a riccio del mondo carcerario.
In questa situazione di grande insufficienza dello Stato in termini di strutture e di personale ci si aspetterebbe un ricorso, anche interessato, all’aiuto della società civile e del volontariato. Niente di tutto questo, le attività proposte vengono sistematicamente tralasciate od ostacolate e nuove direttive si accumulano per limitare le connessioni tra mondo carcerario e società civile. Attività in corso da anni vengono messe in discussione o cancellate.
Noi, come redattori di Varieventuali, avevamo provato a offrire una collaborazione volontaria per offrire anche una esperienza e una attività interessante per chi vive recluso ma ha ancora voglia di dare un suo contributo anche a chi vive all’esterno. La redazione interna della Fenice, dopo 7 anni di incontri settimanali e pubblicazioni online, è stata però interrotta a fine 2024 unilateralmente dalla Direzione, senza un motivo plausibile e alcun confronto con gli operatori. Lo stesso Magistrato di sorveglianza, preposto a controllare e autorizzare le attività esterne, non ha ritenuto di dover dare alcuna spiegazione, nemmeno a richiesta formale di un legale, uniformandosi al criterio di non dover rispondere a nessuno.
Ora la situazione è veramente a un punto di rottura richiederebbe almeno un esercizio di chiarezza da parte delle istituzioni per richiedere strumenti efficaci e condivisi per persone, sì sono persone, che devono espiare una pena ma contemporaneamente dovrebbero avviare percorsi di reinserimento nella vita civile. Non sono sufficienti elementi di contorno come un gattile, una panchina rossa, una inconcludente riunione all’anno del GOL (Gruppo operativo locale), una relazione del Garante.
Unica consolazione è che almeno a tutto ciò non dovrà più pensarci il biellese ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, plenipotenziario del mondo carcerario, che dopo una prima condanna è ora sotto inchiesta a Roma per vicinanza ad ambienti mafiosi. Forse avrà l’opportunità di sperimentare davvero cosa è la vita nelle sue care carceri.
Francesco Curzio