Ecoredia, Asssociazione Utenti Ferrovia Chivasso-Ivrea-Aosta, Cgil Ivrea, Legambiente Dora Baltea e Fiab Canavese hanno redatto e presentato un documento contenente osservazioni e proposte al Piano della Mobilità del Comune d’Ivrea. Ciclabili, TPL e ferrovia i tre assi portanti del futuro della mobilità eporediese
Le associazioni del territorio eporediese rilanciano il dibattito sul futuro della mobilità cittadina e chiedono che il nuovo Piano urbano della mobilità sostenibile (PUMS) di Ivrea diventi un’occasione concreta di cambiamento. Venerdì 8 maggio, allo ZAC! di Ivrea, diverse associazioni del territorio hanno presentato pubblicamente un documento con osservazioni e proposte sul Masterplan elaborato dal Comune d’Ivrea. Il testo è stato sottoscritto da Associazione Ecoredia, Gruppi di acquisto solidale di Ivrea e Canavese, Associazione Utenti Ferrovia Chivasso-Ivrea-Aosta, CGIL Ivrea, Legambiente Dora Baltea e FIAB Canavese, e nasce come contributo al confronto pubblico sul piano e punta a integrare e in parte correggere alcune delle linee contenute nel progetto.
«La redazione del PUMS ha rappresentato un momento importante e significativo, in quanto riteniamo abbia finalmente recepito molti dei temi che abbiamo proposto nel corso degli ultimi anni – scrivono le associazioni – La sua concreta attuazione rappresenta oggi un passaggio fondamentale, anche attraverso la possibile istituzione di un’Agenzia della mobilità, in cui l’attenzione al trasporto pubblico e alla mobilità attiva sia elemento centrale e il coinvolgimento dei Comuni della conurbazione sia imprescindibile».
Pur esprimendo un giudizio complessivamente positivo sull’impostazione del Masterplan, le associazioni sottolineano la necessità di definire priorità chiare, concentrando risorse e investimenti sugli interventi ritenuti più efficaci per ridurre il traffico privato e migliorare la qualità della vita urbana. Al centro delle proposte ci sono in particolare il rafforzamento della mobilità ciclabile, il rilancio del trasporto pubblico locale e il potenziamento degli sforzi delle istituzioni per garantire l’ingresso della ferrovia eporediese nel Sistema Ferroviario Metropolitano.
Sul fronte della ciclabilità, il documento accoglie favorevolmente la previsione di una rete di 60 chilometri di percorsi ciclabili, ma chiede che siano privilegiati i collegamenti più vicini al centro storico e alle zone a maggiore intensità di traffico. Le associazioni indicano come prioritari gli assi stazione–ponte Isabella e via Circonvallazione–Porta Aosta, considerati strategici per favorire l’uso quotidiano della bicicletta. «La permeabilità del centro storico alle biciclette – scrivono le associazioni – rappresenta infatti un elemento strategico per incentivare l’uso di modalità di trasporto alternative all’automobile e favorire un cambiamento strutturale delle abitudini di mobilità». Accanto agli interventi infrastrutturali più semplici come la trasformazioni degli attraversamenti pedonali in ciclopedonali, il ripristino della segnaletica orizzontale e il rafforzamento del controllo del parcheggio selvaggio, le associazioni avanzano alcune proposte di medio/lungo periodo, tra cui spicca la proposta di depotenziamento automobilistico sul Lungo Dora accompagnata dalla riduzione a una sola corsia veicolare e una pista ciclabile separata dal percorso pedonale.
Ampio spazio viene dedicato al trasporto pubblico che versa oggi in una fase “fortemente critica” dopo anni di riduzione del servizio e di tagli regionali. «Il servizio – commentano le associazioni – è attualmente affidato a GTT, che dovrebbe mantenere la gestione della rete urbana e suburbana di Torino e della cintura tramite affidamento diretto, ma è ormai pressoché certo che dovrà abbandonare il servizio extraurbano nella Provincia di Torino, messo a gara e potenzialmente destinato a operatori privati».
Entro il 2027, infatti, GTT sarà obbligata a dismettere le tratte extraurbane in ottemperanza alle normative vigenti sulla gestione dei servizi pubblici, passando dai circa 8.5 milioni di km nelle tratte extraurbane a meno di 1 milioni di km, lasciando così ampio spazio di manovra a società private di ottenere il servizio. A fronte di questa situazione il documento chiede al Comune d’Ivrea di attivarsi con urgenza presso l’Agenzia della Mobilità piemontese per chiarire il futuro del servizio urbano e suburbano, evidenziando che oggi i bus vengono utilizzati quasi esclusivamente da chi non ha alternative all’automobile. Il documento si sofferma inoltre sulla necessità di riorganizzare i percorsi delle linee extraurbane: attualmente il sistema prevede che le linee degli autobus colleghino paesi tra loro molto distanti, ma la lunghezza dei percorsi genera frequentemente il fenomeno del “salto della corsa” per compensare eventuali ritardi accumulati. Le associazioni chiedono che questo sistema venga ripensato secondo uno schema definito “a stella o a margherita”, con al centro la circonvallazione d’Ivrea, il Movicentro e il futuro plesso ospedaliero.
Le associazioni richiamano inoltre l’attenzione sul tema ferroviario, ritenuto ancora marginale nel Masterplan nonostante il ruolo strategico della linea Chivasso-Ivrea-Aosta. Nel testo molta enfasi viene posta sul raddoppio selettivo dei binari tra Chivasso e Ivrea: «Il 26 settembre 2025, in Sala Dorata, RFI ha presentato uno studio preliminare di raddoppio di tratte con tre ipotesi alternative. In una successiva occasione, il 30 marzo scorso, sempre al Comune di Ivrea, RFI si è impegnata a presentare una proposta finale entro la fine del 2026. Tuttavia, le ipotesi avanzate hanno suscitato molte perplessità in quanto quasi tutti i tratti di linea indicati per i raddoppi avrebbero costi di realizzazione estremamente gravosi sia dal punto di vista delle risorse economiche, sia da quello dell’impegno progettuale». Le associazioni propongono invece che venga data priorità a quei tratti ferroviari meno onerosi, come la tratta Chivasso – Caluso e Strambino – Ivrea. A oggi RFI stima che il costo a chilometro del raddoppio dei binari si aggiri attorno ai 6 milioni di euro: mal contato il costo complessivo per le tratte proposte dalle associazioni si aggirerebbe attorno ai 100 milioni.
Altrettanto strategico risulta l’inserimento di Ivrea nel Servizio ferroviario metropolitano torinese (SFM), la cui esclusione rappresenta «un vulnus inspiegabile e inaccettabile, che pesa ormai dal 2012».
Con questo documento, le associazioni hanno voluto aprire un confronto pubblico con cittadini e realtà del territorio, nella convinzione che il PUMS possa rappresentare un passaggio decisivo per ridisegnare la mobilità di Ivrea nei prossimi anni, ma se sul versante ciclabili e ferrovia qualche segnale positivo si comincia a intravedere (si pensi alla ripresa del bicibus e alla fine dei lavori di sopraelevazione della ferrovia), per quanto riguarda il trasporto pubblico locale lo scenario futuro appare incerto e preoccupante.
a cura di Andrea Bertolino

