Dalla visione sociale che ha segnato Ivrea al nuovo affidamento del servizio: il cambio di gestione riapre il confronto sul valore dei servizi educativi, sul ruolo della cooperazione e sul rapporto tra territorio e futuro
La vicenda dell’asilo nido “Olivetti” di Ivrea non riguarda soltanto l’esito di una gara pubblica. Dietro il cambio di gestione c’è una storia più lunga, che affonda le radici nella particolare esperienza sociale e industriale della città e che oggi riporta al centro una domanda fondamentale: come si costruisce e si custodisce un servizio educativo di qualità?
L’asilo Olivetti porta infatti un nome che, a Ivrea, non è soltanto un riferimento storico. Richiama una stagione nella quale lavoro, servizi alla persona e comunità erano pensati come elementi strettamente connessi. La cura dell’infanzia, l’attenzione agli spazi, la qualità della vita dei lavoratori e delle famiglie facevano parte di una visione nella quale i servizi sociali non erano considerati semplicemente un costo, ma un investimento collettivo.
Nel corso degli anni anche questo modello è cambiato. Come molti servizi pubblici locali, anche la gestione dell’asilo ha seguito un percorso di trasformazione: da una presenza diretta dell’amministrazione comunale si è passati a forme miste, con l’affiancamento di personale delle cooperative, fino all’attuale affidamento attraverso gara pubblica.
È in questo contesto che si inserisce il passaggio alla nuova gestione affidata al raggruppamento formato dalle cooperative Giglio e Be Human.
La cooperativa Giglio, capofila del raggruppamento aggiudicatario, ha diffuso una nota nella quale rivendica la propria esperienza nel settore sociale, maturata in oltre 25 anni di attività, e la gestione di circa quaranta nidi in diverse realtà italiane.
“Abbiamo costruito un modello organizzativo fondato sul rispetto delle condizioni contrattuali, sulla dignità professionale dei lavoratori e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini”, sottolinea la cooperativa, richiamando il proprio impegno nel garantire un servizio educativo basato su professionalità e rispetto del lavoro.
Un intervento che si inserisce in un dibattito nel quale, in alcuni casi, il confronto pubblico ha rischiato di concentrarsi più sulla provenienza del nuovo gestore che sulla qualità effettiva del servizio che verrà realizzato.
La dimensione territoriale, tuttavia, rimane un elemento importante. Una cooperativa radicata in un territorio non rappresenta soltanto un soggetto che gestisce un servizio, ma può essere anche una realtà capace di creare occupazione, sviluppare nuovi progetti, reinvestire nella comunità e costruire relazioni profonde con il contesto nel quale opera.
È un valore che non può essere ignorato e che costituisce una delle specificità del mondo cooperativo.
Allo stesso tempo, la qualità di un servizio educativo non può essere determinata esclusivamente dalla provenienza geografica del soggetto gestore. Saranno il lavoro quotidiano, la continuità educativa, il rapporto con bambini e famiglie e le condizioni garantite al personale a definire concretamente il valore della nuova gestione.
La vicenda dell’asilo Olivetti porta quindi con sé una riflessione più ampia.
Le gare pubbliche sono lo strumento attraverso cui oggi molti servizi vengono affidati, ma continuano a porre una questione di equilibrio: come conciliare sostenibilità economica, qualità educativa e tutela del lavoro?
Perché in un asilo nido la qualità non è fatta soltanto di progetti scritti, ma soprattutto di persone: educatrici ed educatori che costruiscono relazioni, accompagnano la crescita dei bambini e garantiscono continuità alle famiglie.
Forse è proprio qui che il nome Olivetti torna ad avere un significato particolare.
Non come nostalgia di un passato irripetibile, ma come occasione per interrogarsi sul tipo di comunità che vogliamo costruire oggi. Una comunità nella quale i servizi educativi siano considerati semplicemente prestazioni da affidare, oppure luoghi nei quali si investe perché rappresentano una parte essenziale del futuro collettivo.
Il cambio di gestione dell’asilo Olivetti non chiude quindi una discussione. Al contrario, la apre.
Perché al di là di una gara e dei soggetti coinvolti, la domanda rimane la stessa: quale valore attribuiamo a un servizio che accompagna i primi anni di vita dei nostri bambini e contribuisce a costruire la comunità di domani?
mp
