A Ivrea la sola sala S.Marta non riesce a soddisfare le richieste di spazi per esporre, presentare, dibattere, incontrarsi pubblicamente
Ivrea non rientra certo nel novero delle Città d’arte italiane, ricche di richiami turistici e culturali. E’ però una città che cerca di trovare una sua ricollocazione postindustriale e che ha comunque varie carte da giocare come richiamo al passato antico e recente, come luogo di innovazione tecnologica e come potenziale centro di turismo outdoor grazie alla invidiabile posizione geografica.
La produzione culturale, lanciata dalla strategia Olivetti ma ancora fiorente, ne fa quasi una anomalia tra le cittadine di provincia, come confermano le numerose librerie, i due cinema, un bel teatro e basta.
Basta perché a voler cercare uno spazio espositivo per una mostra, che sia fotografica, pittorica o altro, grande o piccola, non c’è che la sala S.Marta, che serve anche per conferenze, incontri, dibattiti, presentazioni, ecc.
Per un motivo o per l’altro i vari locali di proprietà del Comune non sono utilizzabili: la sala Cupola della Serra, che dispone anche di uno spazio espositivo, è in attesa di riqualificazione, l’atrio grande della Serra, di recente diventato di proprietà pubblica, avrà bisogno di ben più importanti finanziamenti per essere di nuovo aperto al pubblico insieme alla Sala Congressi, della Sinagoga si sono perse le tracce, Palazzo Giusiana doveva rientrare nei lavori PNRR ma il tempo sta scadendo.
Molti locali sono stati assegnati ad Associazioni legate al Carnevale, come quelli del Castellazzo e della Credenza o sportive come quelli di Piazza Fillak.
La grande zona della Città patrimonio Unesco per il momento non ha ricavato, all’interno delle ristrutturazioni in corso, uno spazio per attività culturali rivolte a tutta la città e lì lo spazio non manca.
Una struttura moderna, costata parecchio, e dedicata alle esposizioni c’è ed è il Museo Civico Garda, che contiene anche una saletta dedicata alle esposizioni temporanee. Quando però è stato usata per piccole mostre fotografiche o artistiche la scelta è stata di richiedere il pagamento del biglietto d’ingresso al Museo, perdendo quindi la possibilità di allargare il pubblico del Museo anche tutte le persone interessate solo alla mostra.
Difficoltà tecniche a rendere gratuita la saletta non ce ne sarebbero perché la saletta è già separata dall’ingresso del Museo vero e proprio e anzi spingerebbe i visitatori delle mostre a conoscere anche le collezioni museali.
Ci sono probabilmente delle difficoltà organizzative ma c’è anche una scarsa tendenza a cercare soluzioni alternative, magari provvisorie.
Ci sono per esempio edifici scolastici, con tanto di auditorium, utilizzati solo al mattino dagli studenti che in altri Comuni, tra i quali Torino, sono utilizzati anche fino alle 22 grazie ai Patti educativi di comunità, introdotti dal Ministero dell’Istruzione nel 2020 e rilanciati un anno fa attraverso un protocollo territoriale sottoscritto da Comune di Torino, Prefettura e Ufficio scolastico provinciale.
Ci sono poi diversi locali assegnati come sede a varie associazioni del territorio che potrebbero, per pochi giorni all’anno, essere lasciati a disposizione del Comune, come già avviene per esempio con il Teatro Giacosa.
Le soluzioni insomma potrebbero essere molte e chi è all’interno della amministrazione pubblica sicuramente le ha più presenti di un osservatore esterno, a patto di non adagiarsi nell’attesa di bandi da milioni di euro per megaristrutturazioni, che pure vanno ricercati, ma che non daranno risultati per chissà quanti anni.
Per il momento ci si arrabatta chiedendo ospitalità a gestori di spazi anche non proprio adeguati, come le ex chiese di San Gaudenzio e Santa Croce o decisamente angusti, come quelli che la Università della terza età utilizza affittandoli da un privato.
Speriamo che con un guizzo di fantasia e di volontà si trovi uno spazio anche per attività non commerciali ma culturali e artistiche.
Francesco Curzio
