Dalla Palestina all’Italia, il Comitato Ivrea per la Palestina denuncia l’economia di guerra che taglia diritti e sicurezza sociale, chiamando la cittadinanza alla mobilitazione sabato 28 febbraio dalle 16 in piazza Ottinetti.
Siamo in piena economia di guerra: ingenti risorse economiche vanno a guerre e armamenti; in Ucraina (il 24 febbraio è il quarto anniversario dall’inasprimento del conflitto) si versa il sangue di migliaia di esseri umani russi e ucraini; dalla Palestina al Sudan continuano genocidio e occupazioni coloniali; eppure, i governi europei e quello italiano insistono nel continuare il massacro globale, preparando un grande riarmo e persino la riattivazione della leva militare obbligatoria.
Peggiorano le condizioni di vita di tutti noi: vengono approvati misure e provvedimenti che lentamente agiscono contro lavoratrici, lavoratori, precari/e, immigrati/e, pensionati/e, ecc. rendendo più difficile la nostra vita.
In Italia si muore sul lavoro (o andando a lavoro) 3 volte al giorno perché manca la sicurezza e mancano i controlli. Mancano i controlli perché la macchina statale Italiana è sotto organico rispetto alla media europea. Manca la sicurezza perché l’inflazione, i bassi salari, la mancanza di servizi pubblici e il rafforzamento della repressione intimidiscono chi lavora e spingendo a ribasso le condizioni di lavoro che si accettano.
In Italia si muore perché si è donna ogni 3 giorni, di solito per mano di familiari, coniugi o partner. La vicinanza familiare o partneriale è determinata dalla difficoltà ad emanciparsi economicamente. E questa difficoltà ad essere autonome espone ancora di più le donne e le soggettività nonconformi ad essere dipendenti dalle stesse mani che poi le violentano e uccidono.
In Italia si muore perché non c’è più una sanità garantita universalmente, così chi non puo’ permettersi la sanità privata vive peggio e muore prima.
In Italia si muore da immigrato arrivandoci dal mediterraneo sui barconi, si muore nei carceri, nei CPR e si vive ancora più sotto ricatto quando non si ha la cittadinanza o non la si puo’ ricevere, nell’incertezza esistenziale quotidiana, a partire dal ricatto del permesso di soggiorno, che costringe spesso ad accettare le condizioni economiche e lavorative dei peggiori padroni senza scrupoli.
In Italia si vive male perché i salari sono fermi da trent’anni e l’inflazione aumenta.
Queste condizioni sono il risultato dei tagli alla sanità e all’istruzione, dei mancati investimenti per un trasporto sicuro, universale e accessibile, della mancanza di assunzioni pubbliche per i controlli sul lavoro, della costante precarizzazione del lavoro per indebolire il potere sociale della classe lavoratrice.
Insomma, si tagliano risorse e tolgono diritti in Italia per investire in armi finanziando e supportando genocidi e occupazioni coloniali all’estero.
Quando poi si protesta, sciopera e mobilita per opporsi a queste politiche dello sfruttamento e della morte arriva subito l’allarme “sicurezza” per le nostre città. Il movimento per la Palestina globale ha svelato il legame tra le violenze che subiamo e viviamo in Italia e le atrocità vissute e sofferte in Palestina così come altrove.
E i decreti “sicurezza” del governo sono messi in gioco in previsione delle nostre proteste. Ultimo il decreto Romeo che vuole equiparare il decreto l’antisemitismo con l’antisionismo e minare la solidarietà al popolo palestinese e indebolire la forza della classe lavoratrice che si sta risvegliando e sta reagendo consapevole di avere gli stessi padroni in tutto il mondo.
Paradossalmente viviamo in un clima di INSICUREZZA SOCIALE: chi lavora fatica sopravvivere, i giovani sono incerti del futuro mentre faticano a crearsi un’autonoma esistenza tra un lavoro precario o sottopagato, il carovita schiaccia anche chi ha un lavoro “migliore”.
O per dirla in altro modo, il governo vuole garantirci la “sicurezza” di una vita di bassa qualità, precaria e sempre più facile da togliere. L’immigrato ucciso dal poliziotto che gli chiede il pizzo, la donna uccisa dal compagno da cui dipendeva economicamente, il lavoratore che muore sul lavoro e viene lasciato lì dal padrone che lo sfruttava hanno avuto la sicurezza di non poter vivere bene e di non poter vivere affatto.
Noi vogliamo la sicurezza di vivere, di vivere sapendo che non stiamo esportando morte altrove, di vivere bene, di vivere felici, in pace e in autonomia.
SICUREZZA? SÌ!
MA QUELLA CHE CI GARANTISCE UNA VITA DIGNITOSA SENZA PROSPETTIVE DI GUERRA.
TOCCA A TUTTI NOI ESSERE PROTAGONISTI DI QUESTE ASPIRAZIONI. PREPARIAMOCI A UNA GRANDE MANIFESTAZIONE REGIONALE IL 14 MARZO
SABATO 28 FEBBRAIO Ore 16.00
PRESIDIO – IVREA – Piazza Ottinetti
Comitato Ivrea per la Palestina
