Sabato 3 Febbraio a Torino manifestazione Regionale per la Palestina

CESSATE IL FUOCO ORA!

Immagina che un giorno tutto ciò che possiedi, dalle lenzuola, ai libri, ai ricordi della tua infanzia, ai documenti che ti servono per dimostrare chi sei, tutto venga spazzato via e distrutto, non hai più niente e non hai neanche da mangiare. Non hai un tetto sulla testa, non hai di che vivere, dipendi dalla mano caritatevole delle Nazioni Unite.
Ma come si fa a dare da mangiare a 1 milione e 900 mila persone quando piovono bombe? Questo è il nocciolo del problema. Inoltre il governo di occupazione israeliano non permette l’ingresso dei convogli umanitari necessari.
Si parla di catastrofe umanitaria: più del 50% della popolazione è affamata, ci sono molte aree in cui 9 famiglie su 10 non bevono e non mangiano neanche una volta nell’arco temporale delle 24 ore, pensate anche alle donne incinte ed ai bambini.
L’impatto di questa realtà inciderà su questo popolo per generazioni…
L’obiettivo di questo assalto è la pulizia etnica. Storicamente, lo stato di occupazione israeliano porta avanti sfollamenti forzati della popolazione palestinese e deportazioni, è la storia della “Nakba” che si ripete, anche nel 1947 cominciò così e ce ne fu un’altra nel 1967, con 350 mila persone che furono sfollate ed a cui non è mai stato consentito di rientrare: la pulizia etnica è una realtà».
Dichiarazione di Francesca Albanese, Relatrice Onu per i Territori Occupati, 12 gennaio 2024.

Contro l’indifferenza, contro l’idea che tanto non si può fare niente e che tutto questo non ci toccherà direttamente, manifestiamo tutt* insieme perché questa tragedia abbia fine!
Per un cessate il fuoco immediato e permanente
Per corridoi sanitari
Per la fine dell’occupazione

Sabato 3 Febbraio 2024 Manifestazione Regionale per la Palestina
Ponte Mosca (Corso Giulio Cesare, 15, Torino) Porta Palazzo, ore 14.30

COORDINAMENTO TORINO PER GAZA
FB: Torino per Gaza; IG: Torino.per.Gaza
Email: [email protected]

Se sei neutrale in situazioni di ingiustizia, hai scelto la parte dell’oppressore.” Desmond Tutu, Premio Nobel per la Pace, 1984