Per i 47 pazienti emodializzati dell’Ospedale di Ivrea, trasferiti a Castellamonte per i lavori di ristrutturazione del reparto, nessuna certezza, salvo la precarietà della loro condizione
Sono cinque i pazienti della dialisi di Ivrea che martedì 6 ottobre hanno raccontato, insieme al segretario territoriale del NurSind Torino Giuseppe Summa, la loro condizione di pazienti con insufficienza renale cronica stabilizzata che li costringe a sottoporsi a dialisi per quattro ore tre volte la settimana. E che da sette mesi a questa parte, insieme ad altri 38, dopo la chiusura del reparto di Ivrea per ristrutturazione (il Blocco D) che risale allo scorso 2 marzo, devono spostarsi ogni volta a Castellamonte presso il Centro di Assistenza Limitata (il CAL) di Castellamonte. Per i quattro pazienti in condizione di estrema fragilità si è trovata una collocazione, anch’essa temporanea, a Ivrea. a quel 2 marzo quindi nessuna data certa, né per l’inizio dei lavori, né per la durata. Alle spalle dei pazienti martedì fa da sfondo il camion a vela in movimento tra Ivrea e Castellamonte, con la distribuzione di una lettera aperta a cittadini, pazienti e operatori sanitari, riassunta nella frase Lavori fermi. Il silenzio non può essere una risposta.
La necessità di interventi di adeguamento normativo e impiantistico del Blocco D, è bene evidenziarlo, dura da anni. Sono due le istanze sui fondi del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) per un importo complessivo di 3 milioni e 666 mila euro. Nei mesi scorsi l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, a fronte della necessità di questa cifra per intervenire sul Blocco D, aveva spiegato che era in previsione la riorganizzazione di tutta le rete dialica di Ivrea, Castellamonte e Caluso. Ma il 22 settembre il NurSind denuncia la chiusura proprio di quest’ultima, la Dialisi di Caluso, avvenuta nel silenzio totale, senza informazioni su motivazioni, durata e riorganizzazione del servizio. É lo stesso direttore generale dell’Asl To4 Luigi Vercellino a parlare apertamente di una “narrazione cambiata”.
La fragilità dei pazienti intanto si moltiplica, insieme alle difficoltà degli operatori che devono coprire più sedi e lavorare in turni straordinari, in alcuni casi, fino alle 23.
Al termine delle quattro ore di ciascuna seduta (un tempo già lunghissimo), raccontano i pazienti, è frequente che qualcuno/a di noi accusi debolezza, calo di pressione, vertigini. E nel peggiore dei casi (chi lo racconta lo ha vissuto in prima persona) può insorgere una complicazione importante, di fonte alla quale non resta che attivare il 118 per essere trasportati d’urgenza. Dove? A Ivrea. Perché un CAL non è in grado di affrontare una eventuale emergenza clinica, in primis perché non è presente un medico nefrologo in modo continuativo e poi perché manca il reparto di Rianimazione. A Castellamonte è prevista una ambulanza a supporto (ma non dopo le 17, almeno un’ora prima della fine delle sedute!) e quella di un medico, anch’esso a supporto, che è stato richiesto, è bene sottolinearlo, dai pazienti stessi.
Intanto ad agosto si è verificato un guasto all’impianto di osmosi; questo ha fatto sì che fino a metà del mese scorso i pazienti siano stati nuovamente spostati, anzi, temporaneamente distribuiti tra le sedi di Ivrea, Cirié e Caluso (che poi verrà chiusa).
All’interno della vecchia Dialisi a Ivrea restano le postazioni predisposte per gestire i quattro pazienti più fragili. Gli ambulatori nefrologici, l’assistenza ai pazienti trapiantati, quella alle persone con insufficienza renale cronica e la dialisi peritoneale erano stati mantenuti a Ivrea, con trasferimento al quarto piano del Blocco A e con quattro postazioni di emodialisi previste per i ricoverati e i pazienti più fragili. Una sistemazione che da soluzione emergenziale sta diventando stabile. Allestire un reparto di Dialisi, spiega Summa, è complesso; ma se il Blocco D deve essere svuotato perché necessita di lavori urgenti e non è più adeguato a ospitare la Dialisi, quali attività vi possono continuare a essere svolte? E soprattutto in quali spazi? Da sette mesi sono diventati normalità trasporti extra, spostamenti del personale, turni riorganizzati, ore straordinarie, le diverse sedi da coprire. Ogni settimana della propria esistenza è per un paziente dializzato una continua organizzazione intorno a quelle quattro ore, che ultimamente diventano almeno sei. Cambiare il luogo dove sottoporsi alla terapia significa immaginare trasporti, accompagnatori ( a carico della Croce Rossa), permessi per chi lavora riorganizzare una parte importante della propria settimana intorno a una terapia salvavita lunga ore.
Nelle stesse ore in cui pazienti e sindacato denunciavano l’ennesima volta questa situazione l’assessore Riboldi ha risposto all’interrogazione di Sarah Disabato, del Movimento 5 Stelle, confermando che, se da un lato “i lavori si faranno” si è “preso tempo parlando di un approfondimento tecnico dell’Asl/To4 ancora in corso e di risorse che arriveranno solo in una seconda fase”. Sempre martedì 6 ottobre, a fronte di una interrogazione portata in Regione da Sarah Disabato, capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ha dichiarato che la Regione intende mantenere il servizio di Nefrologia e Dialisi all’Ospedale di Ivrea. Sempre secondo Riboldi però l’Asl To4 starebbe ancora svolgendo un approfondimento tecnico per individuare la soluzione progettuale più efficace. Parole, le prime, indubbiamente importanti, ma di fatto già sentite lo scorso 28 luglio in risposta a un’altra interrogazione, presentata dal consigliere regionale PD Alberto Avetta. É evidente che un impegno è importante, ma non porta da nessuna parte se non sono chiare le tempistiche della riapertura. Quindi nessuna risposta e nessuna tempistica certe per pazienti e operatori a oggi ancora troppo invisibili.
Simonetta Valenti