Arruolati con noi per un futuro senza guerre

Sabato 18 aprile a Ivrea, alle ore 16.00, manifestazione contro i regimi di guerra e il capitale che li alimenta organizzata dal Comitato Ivrea per la Palestina, Collettivo Gramsci Botta Cena e Studenti Aldo Moro di Rivarolo.

Le guerre, i morti, le bombe suscitano sdegno.
È giusto e non scontato.
Giusto perché restare umani significa non abituarsi all’orrore.
Non scontato perché, se lo fosse, la maggioranza delle persone non avrebbe ignorato il genocidio del popolo palestinese in diretta social, che ha portato alla situazione geopolitica attuale.
L’indifferenza e l’impunità di Israele hanno fatto sì che l’asse Occidentale si sentisse al di sopra del diritto internazionale.

La solidarietà non è compassione a distanza.
È capire che, ovunque, a morire sul fronte e sotto le bombe sono essere viventi innocenti e persone comuni: civili, studenti, lavoratori, disoccupati.

E anche dove la guerra non esplode nelle nostre case, la si prepara. In Italia e nell’UE si parla sempre più di riarmo e di leva militare – già obbligatoria in Germania, Austria e Croazia. Le guerre le paghiamo ogni giorno: salari bassi, ospedali e scuole che arretrano, carovita, precarietà.

Per questo *sabato 18 aprile 2026, alle ore 16.00, il Comitato Ivrea per la Palestina, il Collettivo Gramsci Botta Cena e gli Studenti “Aldo Moro” di Rivarolo scendono in piazza. Non per una generica manifestazione “per la pace”, ma per dire no ai regimi di guerra globali e al capitale che vuole addestrarci alla rassegnazione.

Ritrovo alle ore 16:00 in Piazza Ottinetti a Ivrea.

Diciamo a:

  • Certezza di un futuro senza guerre e senza leva militare
  • Pensioni, salario e lavoro dignitoso
  • Ospedali, scuole, asili e trasporti efficienti

Diciamo NO a:

  • Genocidi e guerre: in Asia occidentale come altrove
  • Carovita
  • Tagli a ospedali, scuole e trasporti
  • Soldi all’economia delle armi
  • al sionismo ed al capitalismo
  • al servilismo ed alla complicità del governo Meloni

Non restare indifferente.

La lotta in Palestina, Sudan, Iran, Libano è anche la nostra lotta quotidiana contro l’economia di guerra e lo sfruttamento sociale. Non vogliamo un futuro segnato da conflitti infiniti e da un mondo a pezzi per far arricchire pochi. Vogliamo libertà, ovunque.