E’ di recente uscito il numero di ottobre di L’Arduino, supplemento digitale della rivista L’Escalina. Tra le recensioni uno studio sui soldati fucilati durante la Grande Guerra
l’Escalina è una rivista semestrale di cultura letteraria, storica, artistica, scientifica, edita da I Luoghi e la Storia A.P.S. E.T.S.e pubblicata a partire dal 2012 in formato cartaceo ed online su https://www.iluoghielastoria.it/
La rivista si occupa principalmente di storia canavesana ma vi sono molti rimandi a situazioni e problematiche nazionali e nell’ultimo numero il lungo articolo Il Canavese su rotaia: storia di due linee ferroviarie, esamina la nascita delle linee Torino Rivarolo e Chivasso Ivrea.
Questo il giorno dell’inaugurazione di quest’ultima:
Ultimati i lavori, l’inaugurazione della linea fra Chivasso ed Ivrea avvenne il 10 novembre 1858. Fin dalle prime ore del mattino, Ivrea fu «invasa da una moltitudine di gente proveniente dal circondario e da contrade più lontane con carri dalle fogge più strane, trainati da focosi cavalli o da muli e somarelli ed anche da mucche». Il treno inaugurale parti dalla stazione di Torino Porta Susa alle 11: su di esso presero posto il Presidente del Consiglio Camillo Cavour, il Ministro della Guerra Generale Alfonso La Marmora, il Ministro dei lavori pubblici Bartolomeo Bona, i deputati Pier Carlo Boggio e Carlo Alfieri di Sostegno, l’Ambasciatore a Parigi Costantino Nigra, il concessionario Charles Henfrey e varie altre personalità. Il convoglio arrivò ad Ivrea alle 13, «ricevuto con sparo di mortaretti e scampanio da grande accolta per fare lieta accoglienza agli arrivati». Durante il banchetto, allestito sotto la tettoia della stazione, Cavour prese la parola sottolineando come l’impresa mostrava un paese ormai entrato nella via del progresso.
Molto interessanti anche le recensioni librarie che interessano lo studio di FILIPPO CAPPELLANO, Morto senza onore. I fucilati nella Grande Guerra, il romanzo di SEBASTIJAN PREGELJ, Il giorno in cui finì l’estate e il racconto di TAZIO BURIASCO,
La ricerca di Cappellano sulle fucilazioni dei soldati italiani nel corso della guerra 1915-18 riporta numeri impressionanti: 
Il terrore della guerra, non solo quello derivato dalla presenza del nemico di fronte, ma quella della giustizia militare italiana, rappresentava il tormento del sodato italiano al fronte, tra esecuzioni sommarie per dare l’esempio, minacce di morte se non si partiva immediatamente all’attacco.
La giustizia militare viveva nella paranoia della rivoluzione imminente e delle rivolte in grande stile, della politicizzazione del soldato. Questi erano i temi che alimentavano il rapporto ufficiali di carriera – ufficiali di complemento e soldati.
Implacabili i numeri dei soldati che Cappellano ha riportato alla memoria, uno per uno, 824 soldati fucilati su 942, mentre con le esecuzioni sommarie non verbalizzate si stima un numero di 1.200 soldati: 341 del Nord, 140 del Centro e 345 del Sud. Nella sterminata tabella che correda il secondo tomo abbiamo anche i fucilati del territorio, erano di: Lusigliè, San Giusto Canavese, Chialamberto (che confina con Locana), Lessolo, Castelrosso e Cavagnolo nel chivassese; nel vicino biellese: Mongrando, Strona, Mottalciata.
I reati commessi: circa quattrocento per diserzione, attorno a centocinquanta per sbandamento, circa un altro centinaio per insubordinazione e centocinquanta per rivolta, una ventina per tradimento, resa o tentata resa. Si aggiungerebbero uno per stupro, una quindicina per rapina e una cinquantina per furti e saccheggio: una piccola parte fucilata per reati comuni contro la persona o i suoi beni in zona e tempo di guerra. Una trentina per automutilazioni e codardia.
Tazio Buriasco ci porta invece fra le mura del carcere delle Vallette di Torino: Ogni corridoio è interrotto da grate e cancelli, tutti presidiati da assistenti, ai quali, a richiesta, occorre mostrare documento e pass. Se non vi sono congegni elettronici, per aprirli servono pesanti chiavi di ottone, grandi come il palmo di una mano: le serrature scattano con un sordo tonfo metallico al quale con il tempo ci si abitua.
Attraverso brevi testi scorrevoli e chiari, Tazio Buriasco coinvolge il lettore nella quotidianità carceraria: talvolta intensa e dolorosa, più spesso ironica, specifica, interrogante.
Il tutto senza lesinare approfondimenti anche culturali su un tema non sempre semplice da affrontare.
Molti gli aspetti portati alla luce: dalla condivisione degli spazi alla sessualità, dalle espressioni artistiche alla rabbia, dalla religione all’idea di giustizia, dalla lucidità al sogno. Un insegnante che testimonia scampoli di vita: quella libera fuori dalle mura e quella che attraverso la scuola entra negli spazi della reclusione. Uno spettacolo teatrale, le risate, una chitarra in mani sapienti. Ciò che colpisce, fra le pagine, è proprio la profonda capacità di vedere, senza retorica, lo sguardo degli uomini che l’autore incontra e la curiosità che, malgrado ogni ruvidezza, ancora quella scuola sa accendere.
L’Arduino 10/26 è disponibile cliccando su https://www.iluoghielastoria.it/wp-content/uploads/2026/10/Arduino-10-2026.
Si può scaricare gratuitamente e volendo, stamparlo per restituire la lettura su carta in A4.fronte/retro. Gli arretrati sono gratuitamente scaricabili, li trovate a questo link: https://www.iluoghielastoria.it/larduino/
Francesco Curzio