Il Presidio per la Pace di Ivrea per la messa al bando delle armi atomiche

Sabato 26 settembre il Presidio per la Pace di Ivrea si è spostato all’ingresso dello Stadio della Canoa, dove si stanno svolgendo i Campionati europei. «E’ l’occasione per portare le nostre istanze per l’eliminazione delle armi nucleari di fronte ad un pubblico diverso, di sportivi, come l’anno scorso già facemmo coinvolgendo anche gli atleti.»

Pierangelo Monti ha introdotto il Presidio numero 239° spiegando il perché di un presidio straordinario.

Oggi è la Giornata mondiale per l’Eliminazione totale delle Armi Nucleari istituita dall’ONU nell’anniversario della provvidenziale decisione del tenente colonnello sovietico Stanislav Petrov, che il 26 settembre 1983 evitò una potenziale guerra nucleare. Egli, disobbedendo ai protocolli militari, evitò di dare l’allarme, dopo avere visto sui radar della sua base di controllo le tracce, risultate poi errate, di un attacco nucleare americano.

Come ogni sabato manifestiamo perché si fermino le guerre e si svuotino gli arsenali (come disse il grande Presidente Sandro Pertini, del quale ieri si ricorreva il 130 anniversario della nascita), in particolare oggi chiediamo che si svuotino gli arsenali di armi atomiche.

Ribadiamo il ripudio della guerra e di ogni violenza, ma in particolare in questa giornata, vogliamo richiamare l’attenzione sul rischio che si ripeta l’immane tragedia di 80 anni fa, quella della distruzione delle città con tutti i loro abitanti. Per scongiurare orribili tragedie come quelle di Hiroshima e Nagasaki occorre eliminare le armi atomiche. Nel 2025 sono state registrate più di 12.000 armi nucleari in tutto il mondo. La minaccia nucleare è reale. 3900 sono pronte all’uso e basta un errore, una decisione avventata, per scatenare l’irreparabile. Eppure c’è chi sostiene la teoria della deterrenza, quella che proclama che le armi nucleari in possesso agli stati più potenti è garanzia che non si arriverà alla guerra atomica. La sicurezza invece non si costruisce attraverso l’installazione di nuove armi nucleari, ma tramite il dialogo, la cooperazione e la riduzione delle occasioni di scontro, che possono essere generate anche per errore, complici i margini sempre più ristretti dei tempi di reazione a un attacco vero o presunto.

Monti legge poi quanto scrive nel comunicato la Rete Pace e Disarmo: “chiediamo un cambiamento radicale nel paradigma della sicurezza: non più fondato sulla paura e sull’equilibrio del terrore, ma sulla fiducia reciproca, la cooperazione e il dialogo. Con la campagna “Italia, ripensaci” chiediamo al nostro Paese di compiere un passo di civiltà e umanità: ratificare il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW)… non è un gesto simbolico, ma una scelta concreta per schierarsi dalla parte della vita e dei diritti umani. E facciamo appello a tutte le nazioni dotate di armi nucleari affinché adottino il principio del Non Primo Uso come misura immediata per ridurre il rischio di una catastrofe nucleare. Questo impegno rappresenta un primo passo verso una nuova era in cui la forza non sia mai più usata per dominare”. Con l’adesione al TPNW sarebbe obbligata a mandare via le armi atomiche americane presenti nelle basi di Ghedi e Aviano, (che sono anche obiettivi primari di un eventuale attacco).

L’Italia, che fa parte del Gruppo di pianificazione nucleare della Nato, mette a disposizione non solo il suo territorio per l’installazione di armi nucleari, ma anche piloti che vengono addestrati all’attacco nucleare con cacciabombardieri italiani sotto comando Usa.

Se si vuole davvero la pace, anziché sostenere progetti di riarmo e l’aumento delle spese militari, anziché inviare armi ai paesi in guerra e mantenere connivenze con governi criminali, occorre ripudiare le guerre e chi le fa, puntare sulla trattativa, alimentare l’amicizia tra i popoli, diffondere la cultura della nonviolenza, studiare, ricercare, attuare forme di resistenza civile non armata e nonviolenta. Non possiamo accettare che gli investimenti in armi prevalgano su quelli per la salute, l’educazione e la cura del territorio.

Netta è l’affermazione di Monti: “Il disarmo nucleare globale dovrebbe essere una priorità nella agenda politica di ogni Stato.”

I due principali strumenti giuridici internazionali sono il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TPN), aperto alla firma nel 1968, e il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), sottoscritto all’ONU nel 2017 da 95 Stati, in vigore dal 2021. Secondo questo Trattato, ora chi possiede le armi atomiche è fuorilegge, viola il diritto internazionale. Ma appunto molti Stati, compreso il nostro, violano il diritto internazionale e sviliscono l’ONU.

Tocca ai popoli opporsi ai governanti che conducono politiche devastatrici e che non escludono l’uso di armi nucleari. “I sondaggi indicano come la maggioranza dell’opinione pubblica italiana sia favorevole al disarmo nucleare, alla riduzione della spesa militare in armamenti atomici e alla rimozione delle testate statunitensi presenti nel nostro Paese. Un orientamento netto, troppo spesso ignorato dal dibattito politico ufficiale, che merita di essere finalmente ascoltato e rappresentato, perché la distanza tra la volontà popolare e le scelte governative su questo tema continua a costituire un grave deficit democratico.”

Monti ricorda anche che siamo nella Settimana globale di azione per la Pace e la Giustizia climatica, dal 21 al 27 settembre 2026, settimana per fare iniziative organizzate in tutto il mondo con lo slogan “disinvestire dalla guerra e investire nella transizione giusta”. La Settimana cade nei giorni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e a poche settimane dalla Conferenza sul clima COP31, in programma a novembre in Turchia. Come scrive la Reta Pace e Disarmo: “Se gli Stati NATO raggiungessero l’obiettivo del 5% del PIL accettato al vertice del giugno 2025, dirotterebbero verso il riarmo 19.000 miliardi di dollari entro il 2030: circa 2.760 milioni di tonnellate di CO₂ in più in cinque anni, più delle emissioni annuali di Brasile e Giappone messi insieme. In Europa, le spese militari pesano già oggi sul clima come 14 milioni di automobili. … guerra e militarizzazione non sono soltanto una tragedia umanitaria, sono anche un potente motore della crisi climatica e un enorme spreco di risorse che servirebbero ad affrontarla. Gli apparati militari mondiali sono responsabili di circa il 5,5% delle emissioni globali di gas serra. … Le richieste della Settimana 2026 sono chiare: ridurre e riorientare le spese militari verso i bisogni sociali e climatici; fermare le corse agli armamenti; rilanciare la cooperazione multilaterale, il disarmo e la diplomazia contro la logica della deterrenza; rifiutare che inquinatori e profittatori di guerra dettino il nostro futuro; affermare una sicurezza comune fondata sul benessere delle persone e del pianeta. … Si tratta di riconoscere che il modello di sicurezza armata e il modello di sviluppo fossile sono due facce dello stesso paradigma, e che da entrambi si può uscire soltanto contemporaneamente. Ogni guerra è violenza contro la Terra, e ogni percorso autentico di pace è, al tempo stesso, un percorso di giustizia climatica. … non può esistere giustizia climatica senza giustizia sociale, e né l’una né l’altra sono possibili senza smilitarizzazione.”

Il 239° Presidio per la Pace è poi proseguito, come di consueto, con altri interventi per ampliare e condividere informazioni e riflessioni.

Al termine è stato ricordato l’ultimo appuntamento della Pacifica Invasione lunedì 28 settembre alle ore 21 all’anfiteatro di Montalto Dora dal titolo “Affrontare i conflitti senza la guerra si può ed è già accaduto” con Franco Cardini e Piergiorgio Odifreddi.