Il giornalista Nico Piro alla Pacifica invasione

Informazione e propaganda in tempi di guerra: è la verità la prima vittima? Incontro con il giornalista della RAI Nico Piro sabato 19 settembre al Giacosa nell’ambito della rassegna “La pacifica invasione”.

Il giornalista inviato RAI di guerra Nico Piro, ha esposto con chiarezza e forza il suo pensiero sulla situazione geopolitica attuale, sabato 19 settembre al Teatro Giacosa, nell’incontro organizzato da Emergency, Sentieri di pace e Presidio per la Pace di Ivrea, nell’ambito degli eventi della Pacifica invasione.

Purtroppo degli organi di stampa locali invitati all’incontro era presente solo il Risveglio Popolare, rappresentato dalla prof.ssa Barbara Mannucci, che dopo la densa esposizione del protagonista della serata, ha posto alcune domande sul tema dell’incontro “Informazione e propaganda in tempi di guerra: è la verità la prima vittima?”.

Sì la verità è vittima delle guerre, perché intorno alle guerre ci sono grandi interessi; la verità è campo di battaglia dei contendenti. “La guerra è un prodotto e come tale viene venduto. Scopo del giornalismo è cercare la verità e comunicarla”. Ma non tutti i giornalisti assolvono a questo compito. Chi diffonde la sola voce della propria parte alleata come unica verità e non comunica anche la voce del nemico, fa propaganda di guerra. La buona informazione presenta i fatti, li mette in ordine, cerca anche di dare voce a chi non ha la possibilità di farsi sentire, sia per fornire elementi di conoscenza della realtà ai lettori e ascoltatori, sia per contribuire a formare coscienze critiche.

La critica di Nico Piro alle guerre è senza sconti, dopo tutto quello che ha visto in Medio Oriente, in particolare in Afghanistan e in Iraq dove è stato come inviato speciale del Tg3. Quelle guerre, come le tante altre dopo la seconda guerra mondiale, secondo Piro, non sono mai finite, non si concludono con trattati di pace. E’ inutile cercare la vittoria del bene sul male, illusorio aspettarsi dalle guerre una maggiore sicurezza. Le guerre hanno effetti disastrosi e sono presentate con false motivazioni.  Per vendicare le quasi tremila vittime degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, pianificati dall’organizzazione Al-Qāeda, gli Stati Uniti hanno fatto guerra all’Afghanistan causando oltre 200mila morti. La guerra contro i talebani è stata motivata per la liberazione delle donne dal burca, ma allora – chiede Nico Piro – perché non è stata fatta all’Arabia Saudita? Poi l’amministrazione americana guidata da George W. Bush mentì per fare guerra  all’Iraq, dicendo che Saddam Hussein stava nascondendo armi di distruzione di massa. A causa della guerra sono morte forse un milione di persone e il risultato non è stata la pace, anzi è nato il gruppo Al-Qaeda in Iraq, successivamente l’Isis e la diffusione del terrorismo islamico in tutto l’occidente. Risultato di quelle guerre dunque è meno sicurezza. Questa triste constatazione vale anche per le guerre di oggi. Ma purtroppo  si è diffusa l’opinione che la guerra sia inevitabile per combattere i nemici, ma i nemici si creano per giustificare le guerre. E si considerano nemici interni quelli che non sono d’accordo e criticano la guerra. “Maledetti Pacifisti” è il titolo del libro scritto da Nico Piro nel 2022, per criticare il pensiero unico bellicista e la narrazione mediatica dei conflitti. I pacifisti, contrari al riarmo, alla fornitura di armi all’Ucraina, all’alleanza con Israele, sono considerati disfattisti, putiniani, antisemiti. Quando si demonizza chi chiede pace, si finisce col soffocare la democrazia.

“Si vis pacem para bellum” è un vecchio motto romano che continua ad essere ripetuto per convincere la gente che servono gli eserciti, le spese militari, le guerre. Ma la maggior parte degli italiani continua ad essere contro il riarmo e la guerra. Purtroppo i media non danno risalto a questo dato.

Anno dopo anno si battono i record di spesa militare. L’ UE che impedisce lo sforamento dei bilanci nazionali per migliorare la sanità pubblica e l’istruzione,  permette di farlo per riarmare. La battaglia per la pace, dice Nico Piro, è battaglia per la giustizia, la sanità, l’istruzione, i diritti, la democrazia.

La giustizia e il diritto internazionale non sono osservati. La frase pronunciata dal vice premier Tajani “Il diritto internazionale vale fino a un certo punto” rivela un modo di operare del nostro governo e di tanti governi. Il diritto non vale per Israele come per la Russia, per gli Stati Uniti come per l’Iran, per Putin come per Netanyahu. Il genocidio di Gaza è paradigmatico dell’ipocrisia dell’occidente. Trump ha attaccato il Venezuela, ne ha catturato il presidente, ha annunciato il controllo su 65 miliardi di barili di petrolio, ma nessuno si indigna.

Gli Ucraini hanno distrutto i gasdotti Nord Stream 2 e Blue Stream che fornivano gas russo all’Europa e alla Turchia, ma non si protesta e si compra gas più costoso dagli Stati Uniti, dall’Algeria e dal Qatar (che non sono certo paesi democratici). Ora – ha detto Nico Piro nella sua conferenza – cresce sempre più il prezzo del carburante e si parla di accise, mentre si sottace la vera causa, che è la guerra illegale di Usa e Israele contro l’ Iran. La fine della guerra si dice che verrà con la libera navigazione dello Stretto di Hormuz, ma tutti sanno che era aperto prima dei bombardamenti israelo-americani dell’Iran, perciò bastava non fare quella guerra e basta interromperla subito per avere lo stretto aperto.

Le guerre possono finire se non vengono alimentate con le armi. Dopo quattro anni e mezzo di guerra tra Russia e Ucraina col sostegno della Nato, tutti dovrebbero riconoscere che il metodo intrapreso per affrontare il conflitto è sbagliato. Centinaia di migliaia di morti e centinaia di migliaia di feriti, distruzioni immani, milioni di Ucraini profughi, negazione delle libertà in entrambi i paesi, giovani sequestrati e obbligati ad andare al fronte, economie fallimentari, corruzione diffusa e rischio di allagamento del conflitto: cosa ancora deve succedere per convincersi della necessità di cessare il fuoco? L’invio di armi per Nico Piro non è un aiuto al popolo ucraino ma è un apporto alla continuazione della guerra. Ne trae vantaggio il complesso militare-industriale, le fabbriche di armi, che accrescono il fatturato e i profitti. Per esempio le azioni di Leonardo sono cresciute dai 7 euro del 2022, prima dell’invasione dell’Ucraina, ai 50 di oggi, quelle di Rheinmetall da 80 euro a oltre 1000 attuali. Il governo di Merz, ora in crollo di consensi, ha deciso di far della Germania il Paese europeo più potente militarmente, col rischio che vadano a governare i neonazisti dell’Afd. Le armi quando vengono diffuse possono causare disastri imprevedibili, come è successo in Afghanistan nel 1985 con la consegna, decisa dal presidente Reagan, di armi americane ai mujaheddin in funzione antisovietica.

Nico Piro al termine ha risposto ad alcune domande del pubblico. Alla domanda su cosa hanno fatto i giornalisti italiani per protestare contro Israele, che impedisce l’accesso dei giornalisti a Gaza e causa l’uccisione di oltre 200 giornalisti nella Striscia di Gaza, ha ammesso che non è stata fatta un’azione organizzata contro quello che egli ha definito “giornalisticidio  nel genocidio”. L’ordine dei giornalisti ha solo raccolto dei fondi per i giornalisti di Gaza. Ha poi sottolineato l’utilità dei social media per dare informazioni quando l’informazione ufficiale è censurata e controllata dal potere.

Infine sull’attacco degli Houthi alla base aerea di Tàif in Arabia, che ha danneggiato un caccia Eurofighter F-2000 italiano, Nico Piro, ha osservato che la presenza dei soldati e degli aerei militari italiani in Arabia mette l’Italia in posizione di cobelligeranza; non dovrebbero essere là perché l’Arabia non è neppure paese alleato.

Giova segnalare che Nico Piro due anni fa ha scritto un libro per ragazze e ragazzi, per insegnanti, genitori e nonni titolato  “Se vuoi la Pace, conosci la Guerra”. E tra poco pubblicherà il suo nuovo libro “Disarmiamo le parole”, col quale cerca di fare crescere il pensiero critico contro la propaganda di guerra.

Pierangelo Monti