I dati parlano chiaro, le nuove leggi producono sempre più detenuti e lo Stato non è più in grado di garantire loro né dignità né sicurezza
Ormai è uno schema che si ripete, un film già visto che, volutamente, provoca assuefazione e rassegnazione.
Ad ogni tragico evento che avviene in una delle tante carceri sparse in Italia seguono dichiarazioni , articoli sui giornali, prese di posizione che denunciano una situazione di abbandono, di carenza di personale, di mancata attenzione ai bisogni primari, di sovraffollamento, ecc.
Lo denunciano operatori, agenti di polizia, politici (di opposizione ma anche di maggioranza quando finiscono in cella), i Garanti, inchieste giornalistiche, dati statistici.
Tutto si infrange contro un muro di gomma sempre più spesso eretto dal Governo, dal Ministero della Giustizia e naturalmente dalla Direzione del carcere.
La strategia è il silenzio, passerà e si continua come se niente fosse,
Anche quando Andrea Delmastro, tra i più inqualificabili esponenti della maggioranza, primo firmatario di un’interpellanza parlamentare per chiedere l’encomio solenne per i poliziotti penitenziari coinvolti nel pestaggio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, sottosegretario al Ministero della Giustizia nel governo Meloni, con la delega al corpo di polizia penitenziaria, viene indagato e condannato, l’atteggiamento verso il mondo delle carceri non é cambiato.
Recentemente anche le organizzazioni sindacali della Polizia Penitenziaria (tra cui SAPPE, OSAPP, UILPA, Sinappe, Fns Cisl e Fp Cgil) hanno formalmente sfiduciato il Provveditore regionale per il Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, rivolgendosi direttamente ai vertici del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) per richiederne la rimozione e l’avvicendamento d’urgenza.
I sindacati hanno sollevato una dura contestazione formale basata su diverse criticità del distretto:
carenza cronica di personale, con una mancanza di circa 455 agenti di Polizia Penitenziaria in tutto il Piemonte, sovraffollamento e aggressioni con una situazione insostenibile negli istituti.
Il carcere di Ivrea in particolare da anni dà più lavoro alla Magistratura per i reati commessi al suo interno da coloro che dovrebbero garantire la legalità che per quelli commessi dai detenuti stessi. L’ultima inchiesta è stata chiusa dalla Procura in questo mese di settembre, con 46 indagati per reati che vanno dalle botte a lesioni, minacce, calunnie, falsi in atto pubblico e abusi sessuali.
Due anni fa il sovraffollamento del carcere di Ivrea era pari al 133%, ora è arrivato al 151%.
Con il suicidio a Ivrea del detenuto di 42 anni il 21 settembre sono già 3 le persone che si sono tolte la vita nelle carceri piemontesi nell’ultimo mese.
Provvedimenti, ripensamenti, cambi di rotta, concessioni, mea culpa?
Niente. Il solito silenzio.
Quanto durerà ancora il muro di gomma?
Francesco Curzio