Mentre la popolazione ristagna, la grande distribuzione continua a espandersi. L’associazione “Nuovi Equilibri Sociali” lancia l’allarme: “Rischiamo di diventare un cimitero di cemento e logistica”.
Può una città che non cresce continuare a costruire nuovi supermercati? È questo l’interrogativo, amaro e provocatorio, lanciato da Nuovi Equilibri Sociali. In una nota stampa diffusa il 2 aprile 2026, l’associazione punta il dito contro quello che definisce un vero e proprio “cortocircuito logico ed economico” che sta trasformando il volto della capitale del Canavese.
Il dato di partenza è puramente demografico: Ivrea vive una fase di crescita prossima allo zero. Nonostante un bacino d’utenza sempre più risicato, l’iniziativa privata sembra concentrarsi quasi esclusivamente sul settore della grande distribuzione, ignorando ambiti a maggior valore aggiunto. “Perché l’iniziativa privata si concentra ossessivamente su un settore ormai saturo?” si chiede l’associazione. “In una città che è stata la patria di Adriano Olivetti, l’attuale deriva verso la monocultura commerciale appare come un tradimento storico.”
La preoccupazione principale riguarda il futuro a lungo termine. Il rischio, secondo Nuovi Equilibri Sociali, è di lasciare in eredità alle prossime generazioni una distesa di capannoni vuoti e aree dismesse. Se la popolazione dovesse continuare a diminuire, chi riempirà quegli spazi? Il timore è che ai già numerosi siti di archeologia industriale si aggiungano presto quelli di un’archeologia commerciale precoce.
Il comunicato richiama con forza la visione di Adriano Olivetti, che seppe integrare profitto e welfare, lavoro e cultura. Oggi, invece, ogni nuovo supermercato viene visto come un’occasione persa per negoziare con i privati investimenti in servizi che mancano realmente sul territorio:
- Asili nido e strutture per l’infanzia
- Poli tecnologici per generare lavoro qualificato
- Residenze assistite per una popolazione che invecchia
- Centri di aggregazione per i giovani.
Le domande all’Amministrazione
Nuovi Equilibri Sociali non si limita alla critica, ma pone quesiti diretti alla giunta comunale, chiedendo una “regia pubblica” capace di governare il capitale privato.
Perché non si incentiva il lavoro stabile? Il settore della GDO è spesso associato a contratti precari e basso valore aggiunto.
Perché consumare altro suolo? In un territorio a crescita zero, il consumo di suolo per servizi già sovrabbondanti appare ingiustificato a fronte della carenza di servizi sociali.
Un invito al confronto
L’appello finale è rivolto a tutta la cittadinanza: Ivrea deve decidere se “gestire il declino con il cemento” o tornare a essere un laboratorio di futuro. La sfida è aperta, e l’associazione chiede un confronto urgente affinché il profitto torni a essere bilanciato dalla responsabilità sociale.
“Non abbiamo bisogno di altri scaffali,” conclude la nota, “ma di una città che torni a investire sulle persone e non solo sui parcheggi.”