Il settore dei call center e dei servizi di gestione dei clienti (CRM/BPO) sta vivendo una vera e propria crisi strutturale, travolta dall’impatto dei processi di automazione e dal crescente utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Al centro della bufera c’è Konecta Italia, colosso del settore, dove la tensione tra vertici aziendali, organizzazioni sindacali e istituzioni regionali e nazionali ha raggiunto il livello di guardia.
Il confronto del 6 ottobre: l’allarme dei sindacati e la posizione aziendale
Nella giornata di ieri, 6 ottobre 2026, si è tenuto un vertice cruciale tra la direzione di Konecta Italia e i rappresentanti sindacali. Al centro del tavolo, l’informativa presentata dall’azienda che prospetta una nuova ed imponente eccedenza di personale: 670 Full Time Equivalent (FTE), un dato che secondo le stime dei sindacati si traduce in un impatto reale su oltre mille lavoratori e lavoratrici a livello nazionale.
Durante l’incontro, Konecta ha ribadito la necessità di individuare in tempi brevi soluzioni difensive condivise per riequilibrare i conti economici prima della chiusura dell’anno finanziario. Secondo l’azienda, in assenza di un’intesa a breve termine, la sostenibilità economica dei centri operativi sul territorio verrebbe meno, esponendo la società a rischi concreti di tenuta complessiva.
La risposta del sindacato è netta: la Segreteria Nazionale SLC CGIL ha sottolineato come la crisi non possa essere gestita unicamente all’interno delle mura aziendali. I sindacati hanno annunciato l’apertura immediata delle procedure di raffreddamento e richiesto un intervento d’urgenza ai gruppi parlamentari di Camera e Senato, oltre al coinvolgimento diretto del Ministero del Lavoro e del Ministero del Made in Italy (MIMIT). Alla società è stato chiesto di congelare qualsiasi azione unilaterale e di avviare confronti territoriali gestendo soluzioni tampone trasparenti, come lo smaltimento degli istituti contrattuali nel rispetto del CCNL.
La situazione in Piemonte: da Asti a Ivrea, nodi irrisolti e risposte insufficienti
In Piemonte, la vertenza Konecta rappresenta la punta dell’iceberg di una crisi che coinvolge circa 2.000 addetti nel comparto. Soltanto pochi mesi fa l’azienda aveva ritirato il piano di chiusura delle sedi di Asti e Ivrea e del conseguente accorpamento su Torino — ritirato solo dopo le dimissioni di 213 dipendenti. Oggi, tuttavia, la stabilità dei siti piemontesi torna a vacillare:
- Asti: per 97 lavoratrici resta pendente l’ordine di trasferimento verso Torino, inizialmente fissato per ottobre e recentemente slittato a novembre.
- Ivrea: l’incertezza regna sovrana sul futuro della sede di via Jervis e sui paventati trasferimenti del settore back office.
Ieri, la questione è approdata in Consiglio Regionale del Piemonte con l’interrogazione urgente presentata da Alice Ravinale, consigliera regionale di AVS. Ravinale ha denunciato il rischio che la transizione digitale si trasformi in disoccupazione di massa, criticando duramente l’atteggiamento della Giunta regionale e dell’assessore al Lavoro Maurizio Marrone.
“La risposta della Regione è l’ennesimo buco nell’acqua: su Konecta ci si limita a ‘monitorare la situazione’ e ad apprendere a mezzo stampa dell’interessamento del Comune di Asti per la digitalizzazione dell’archivio comunale” — ha dichiarato Ravinale — “Mentre sulla crisi generale dei call center si parla di una generica nota inviata al Ministero del Lavoro per chiedere un tavolo nazionale. Tentativi decisamente troppo vaghi a fronte di una crisi di queste proporzioni: la Regione non può limitarsi a fare l’umarell”.
Una crisi di sistema che travolge l’intero settore
Il dramma di Konecta non è isolato. Come denunciato unitariamente da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, l’avvento incontrollato dell’Intelligenza Artificiale rischia di azzerare la tenuta occupazionale dell’intero comparto dei servizi alla clientela.
Sempre in Piemonte, la morsa della crisi sta colpendo duramente altri poli operativi:
- Tecnocall e Mediacom (Asti): hanno avviato una procedura di licenziamento collettivo per 62 dipendenti, temporaneamente bloccata dal ricorso alla cassa di solidarietà a rotazione.
- Numero Blu e Innovaway: le lavoratrici e i lavoratori della sede torinese si sono mobilitati proprio la scorsa settimana con un presidio sotto il Grattacielo Intesa Sanpaolo per difendere il proprio posto di lavoro.
Senza interventi di sistema coordinati tra Governo nazionale e Regioni, l’innovazione tecnologica rischia di trasformarsi in una macelleria sociale per migliaia di famiglie. La richiesta di un tavolo di crisi nazionale al Ministero del Lavoro resta ora l’ultimo presidio per evitare l’avvio formale di procedure di licenziamento di massa. Il paese paga un ritardo grave nelle politiche industriali in tutti i settori produttivi e quello dei servizi risulta oggi essere il più precario.
Cadigia Perini
