Non c’è pace per la Casa delle Donne: sfratti trasversali tra centro-destra e centro-sinistra

Dai “motivi di sicurezza” della giunta Sertoli nel 2021 ai “sopraggiunti interessi pubblici” dell’amministrazione Chiantore. Perché il Comune non riesce a tutelare un presidio fondamentale contro la violenza di genere?

Sembra non esserci pace per la Casa delle Donne di Ivrea. Che a governare la città sia la destra oppure la sinistra, il risultato per la storica realtà cittadina che si occupa di contrasto alla violenza di genere e diritti delle donne è sempre lo stesso: tenere sempre pronte le valigie.

Una sorta di accanimento trasversale che prima ha visto protagonista la giunta di centro-destra guidata da Stefano Sertoli e che oggi, inaspettatamente, vede salire sul banco degli imputati la giunta di centro-sinistra di Matteo Chiantore, con tanto di assessora con delega alle pari opportunità.

Il precedente: la Valcalcino e la giunta Sertoli

Il primo colpo arrivò nel settembre del 2021. Con una decisione improvvisa, l’amministrazione Sertoli decretò la chiusura e lo sgombero immediato del complesso dell’ex caserma Valcalcino. In quel caso, la motivazione ufficiale fu legata a presunte criticità dell’immobile e a ragioni di sicurezza. Un provvedimento “a sciabolata” che, oltre alla Casa delle Donne, lasciò da un giorno all’altro senza sede l’ANPI, i Radioamatori e diverse altre associazioni, senza offrire nell’immediato percorsi di ricollocazione chiari né alternative praticabili.

Oggi come ieri: il benservito firmato Chiantore

Se allora si gridò allo scandalo per un’azione dettata dalla visione politica della destra (le opposizioni di allora, PD, M5S, Viviamo Ivrea, contestarono duramente la misura), ci si aspettava un cambio di registro radicale con l’arrivo del centro-sinistra. E invece la storia si ripete, con modalità e numeri che lasciano perplessi.

Con la Delibera di Giunta n. 263 del 30 luglio 2026 (seguita dalla comunicazione formale degli uffici all’associazione Donne contro la Discriminazione che gestisce la Casa), l’Amministrazione Chiantore ha disposto la revoca della concessione in uso dei due locali al Meeting Point di Piazza Mascagni. Il termine per abbandonare i locali è stato fissato al 31 dicembre 2026.

A differenza del caso Valcalcino, qui non si tratta di un immobile inagibile: l’atto interrompe brutalmente e in anticipo una concessione quinquennale regolarmente assegnata nel 2022, che avrebbe dovuto naturale scadenza nel 2027.

Sopraggiunti “interessi pubblici”: le domande che bruciano

La delibera parla chiaro: la revoca avviene per «sopraggiunti motivi di pubblico interesse», ossia la necessità di destinare gli spazi a nuovi progetti ed enti del Terzo Settore tramite bando pubblico, con un’attenzione particolare ai giovani.

Una giustificazione che apre la porta ad almeno tre interrogativi di fondo:

  1. Priorità e urgenze: Questi fantomatici “interessi pubblici” sono davvero così urgenti e improcrastinabili da giustificare l’interruzione anticipata di una convenzione in essere?
  2. Il valore sociale della Casa delle Donne: Ma la Casa delle Donne, con i suoi servizi essenziali, la sua attività di ascolto e il supporto alle donne vittime di violenza, non è essa stessa “di pubblico interesse”?
  3. Mancanza di flessibilità: Lo stabile del Meeting Point è sufficientemente ampio: non era davvero possibile escludere i due locali dell’associazione dal nuovo bando, preservando un presidio così delicato e fondamentale?
Un metodo deprecabile

Al di là delle strategie amministrative, resta il dato di fatto: dare lo sfratto ed emettere un bando di gara senza aver prima individuato e messo a disposizione una sede alternativa idonea è una scelta deprecabile. Stiamo parlando di un servizio rivolto al pubblico, che accoglie e protegge persone fragili e donne in situazione di potenziale pericolo, per le quali la continuità territoriale e la riservatezza sono condizioni vitali.

Ed è mai possibile che un Comune come Ivrea, con l’ampio patrimonio immobiliare di cui dispone, non riesca a trovare una soluzione definitiva e stabilmente garantita per la Casa delle Donne, riconoscendone una volta per tutte il valore sociale inalienabile per l’intera comunità?

A maggior ragione davanti al numero impressionante di denunce per maltrattamenti: 14.000 all’anno solo quelli in famiglia, senza contare che una grande parte dei casi sommersi non emerge per paura o mancanza di supporto. E davanti ad una media drammatica di un femminicidio ogni 3-4 giorni.

Le contromosse e la mobilitazione

Come ha ribadito la presidente Letizia Carluccio in occasione della festa per la ripresa delle attività della Casa, il bando ormai è stato avviato e ogni tentativo di proporre soluzioni alternative all’interno dello stesso Meeting Point si è rivelato vano.

L’assemblea dell’associazione Donne contro la Discriminazione si riunirà a breve per definire il da farsi e stabilire le forme di protesta da mettere in atto. Di sicuro, la cittadinanza non farà mancare il proprio convinto sostegno alle manifestazioni e alle iniziative che verranno decise: la Casa delle Donne rappresenta un bene comune e un servizio di alto valore sociale a cui Ivrea non può rinunciare.

Una Pubblica Amministrazione attenta e responsabile non dovrebbe ostacolare o sfrattare realtà di questo tipo, ma avere il dovere morale e politico di facilitare, sostenere e tutelare ogni giorno il loro indispensabile lavoro sul territorio.

Cadigia Perini

 

La Casa delle donne di Ivrea

La Casa delle Donne nasce per combattere la violenza in tutte le sue forme e promuovere l’uguaglianza di genere attraverso una serie di iniziative e servizi.
Vogliamo offrire aiuto e sostegno utili alle donne che subiscono forme di violenza, verbale psicologica o fisica, in famiglia, sul lavoro, nella società. Per questo motivo abbiamo aperto e reso fruibile uno spazio di incontro e ascolto dove sia possibile raccontarsi, capire, cambiare. Vogliamo anche che ogni donna possa contare sulla disponibilità delle altre. Siamo qui, incominciando da noi, per attivare quella rete di mutuo aiuto, dove incontrare persone solidali e condividere insieme speranze.”

Era il 1988 quando un gruppo di donne, di amiche, decide di fare qualcosa concreto per il territorio: avere uno spazio in cui le donne potessero aiutarsi ed essere al sicuro.
L’anno successivo nasce la “Casa delle donne” di Ivrea. 
L’anno successivo, nel 1990, è sorto il consultorio giuridico, un baluardo di informazione e assistenza legale per chi aveva bisogno. E poi, nel 1991, un passo fondamentale: viene ufficialmente costituita l’Associazione Donne contro la Discriminazione (ODV). L’associazione ha amplificato le voci di coloro che si battono contro la discriminazione di genere in tutte le sue forme.  “Oggi, dopo decenni di impegno incrollabile, siamo una comunità che cresce costantemente. Ma non è solo il numero che conta. Ciò che rende davvero speciale questa associazione è la diversità tra i suoi membri. Non siamo soltanto donne ma uomini che condividono e abbracciano i nostri valori. Ogni giorno, lavoriamo insieme, ci sforziamo di onorare quei valori e di costruire un mondo più equo e rispettoso. Insieme possiamo fare la differenza!

I servizi di supporto e gli sportelli della Casa

Festa porte aperte alla cittadinanza (5/9/2026)