Le cose non dette

A seguito del comunicato stampa sulla visita dell’onorevole Mauro Berruto e dell’assessora comunale Gabriella Colosso alla Casa Circondariale di Ivrea, giovedì 13 agosto

Apprendiamo da un comunicato stampa del Comune di Ivrea che giovedì 13 agosto l’assessora comunale Gabriella Colosso, con delega alle Politiche per l’integrazione, nell’ambito della quale rientra anche la Casa Circondariale, ha accompagnato il deputato Mauro Berruto in una visita all’istituto penitenziario di Ivrea.
L’incontro avrebbe reso possibile un momento di confronto con la Direzione e con le diverse professionalità che operano all’interno dell’istituto, affrontando alcune delle principali questioni che riguardano la struttura: le condizioni di permanenza delle persone detenute, le esigenze del personale della Polizia Penitenziaria e il lavoro di operatori, educatori, personale sanitario e volontari.”
L’onorevole Berruto, come in molti ricorderanno, è stato commissario tecnico della Nazionale Italiana maschile di volley, vincendo una medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra nel 2012. Da sempre quindi è vicino al mondo al mondo dello sport e sostenitore del valore della pratica sportiva. Va da sé che il primo impegno preso al termine dell’incontro sia stato quello di valutare la possibilità di strutturare un percorso dedicato alle attività sportive, individuando nell’accesso alla palestra e nella pratica sportiva un importante strumento di benessere per le persone private della libertà e di supporto durante la permanenza in istituto.
Non è mancato anche un momento di confronto con la Direzione e con le diverse professionalità che operano all’interno dell’istituto su “le principali questioni che riguardano la struttura: le condizioni di permanenza delle persone detenute, le esigenze del personale della Polizia Penitenziaria e il lavoro di operatori, educatori, personale sanitario e volontari.”, come si legge sempre nel comunicato del Comune.
Ma su questi temi, pur riconosciuti “principali”, non risulta che vi sia stato alcun impegno da parte della direzione né dell’amministrazione.
Vorremmo quindi chiedere all’assessora Gabriella Colosso che, come ci ricorda il comunicato, segue da tempo le tematiche legate alla struttura penitenziaria, e ha sottolineato l’importanza di mantenere un dialogo costante tra l’Amministrazione comunale, l’istituto e le realtà del territorio, favorendo, per quanto di competenza del Comune, occasioni di collaborazione e confronto di raccontarci cosa è emerso dall’incontro in materia di condizioni di permanenza delle persone detenute, esigenze del personale della Polizia Penitenziaria e lavoro di operatori, educatori
e volontari. E, ancora, come avviene, con che frequenza e con che modalità questo “dialogo
costante”. Come possono cittadine e cittadini esserne informate/i?
Ancora, nel suddetto comunicato, leggiamo che l’Amministrazione comunale conferma la propria attenzione alle condizioni della struttura e alle esigenze di chi vi opera e vi è ospitato.” Chiediamo quindi all’assessora e al sindaco Matteo Chiantore di concretizzare, con fatti ed esempi concreti, in cosa consiste e soprattutto è consistita questa attenzione.

Le cose non dette
Espressione artistica censurata

Uno spettacolo teatrale realizzato nel 2023 da un gruppo di detenuti della Casa Circondariale (“Della mia anima ne farò un’isola”), replicato più volte, ha portato in carcere centinaia di cittadine/i e studenti, che hanno manifestato vicinanza e un interesse forte verso questa realtà, verso questo luogo, troppo spesso non-luogo. Dallo spettacolo nacque successivamente un podcast (ascoltabile qui . Dopo il podcast fu la volta di un video, girato per due giornate all’interno del carcere. Ad oggi, dopo anni dalla registrazione la diffusione di quel video è ancora inspiegabilmente bloccata senza che alcuna istituzione, né l’assessora né il garante, siano intervenuti/e.
Vorremmo chiedere all’assessora se ha informato l’onorevole Berruto di questa mai motivata censura.

La Fenice

Nel gennaio 2025 la Direzione carceraria decide d’impero di chiudere una esperienza unica, una redazione composta da detenuti: “La Fenice – Il giornale dal carcere di Ivrea”.
La Fenice nasce nell’ottobre 2018 da una idea dell’associazione Rosse Torri, editrice di questo giornale, varieventuali.it. Noi, componenti della redazione, pensiamo che agevolare l’autonomia nel percorso di rivisitazione critica del passato, favorire attività autonome che richiedono l’assunzione di responsabilità, sia personale che collettiva, rappresenti una chiave fondamentale per offrire la possibilità alle persone recluse di imparare a confrontarsi in modo diverso e
costruttivo con quanti, della società libera, volessero interfacciarsi con questa realtà, attraverso uno scambio e un confronto costruttivo, privo di sterili pregiudizi – scrivevano nel primo articolo le persone detenute che avevano aderito al progetto.
L’esperienza cresce e porta grandi risultati. Per le persone detenute andare in redazione voleva dire confrontarsi, parlare della propria condizione attuale, della propria storia, il tutto con naturale beneficio delle stesse persone, ma anche dell’atmosfera generale.
I componenti della redazione de La Fenice usarono questa frase dal diario di Anna Frank per esprimere il loro sentimento: Posso scrollarmi di dosso tutto mentre scrivo; i miei dolori scompaiono, il mio coraggio rinasce.
Al cambio di direzione, arriva la doccia gelata. La Redazione non è ben vista, viene data una impressione negativa del carcere”(sic) è stata una delle motivazioni critica. E così nel gennaio 2025, dopo la morte in carcere dello storico redattore de La Fenice, Andrea Pagani, Vespino, dopo gli articoli di denuncia dei suoi compagni perché Vespino poteva essere salvato se curato per tempo, vengono senza preavviso revocati i permessi di ingresso dei volontari esterni e la redazione
smantellata.
Siamo ancora in attesa delle motivazioni che naturalmente non arriveranno mai, poiché non oggettive, ma conseguenti ad una distorta interpretazione della detenzione che dimentica il dettato costituzionale. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: recidive sopra al 70%, per dirla chiara: il 70% dei detenuti non si riscatta e rientra in carcere. Anche nel caso eclatante de La Fenice, con una esperienza lunga sette anni, non c’è stata alcuna attenzione, nessun sostegno, intercessione presso la direzione, da parte né del garante né dell’amministrazione comunale.
Chiediamo quindi infine all’assessora Colosso se ha parlato all’onorevole Berruto di queste censure inspiegate e deleterie, perché come è importante lo sport nei luoghi di detenzione per sfogare il fisico e creare spirito di gruppo, lo è anche la scrittura e l’analisi critica, per liberare la mente dai pensieri tossici, per elaborare, rivalutare. abbiamo raccontato la vicenda della chiusura della redazione La Fenice.

La Redazione