Tre giorni di eventi dal 19 al 21 giugno per provare a rispondere alla domanda partendo da un patrimonio che continua a parlare di innovazione, lavoro e comunità.
Parlando di Ex Machina, il rischio è fermarsi agli ospiti illustri. Federico Faggin, Massimo Banzi, Jakidale, il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Nomi che attirano l’attenzione e che raccontano l’ambizione di una manifestazione destinata a portare Ivrea al centro del dibattito nazionale su innovazione, tecnologia e futuro.
E i tre momenti principali dell’evento ne delineano lo spirito, unendo istituzioni, scienza e cittadinanza:
L’apertura istituzionale e il Premio Ex Machina (Venerdì 19 giugno): La manifestazione si apre ufficialmente con i saluti delle autorità nazionali e locali, tra cui il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e il Sindaco di Ivrea. In questa cornice inaugurale viene consegnato il premio della prima edizione di “Ex Machina – La comunità che vide il futuro”, focalizzato sul legame tra memoria industriale e innovazione nel territorio del Canavese.
Il panel “L’uomo che vide il futuro” con Federico Faggin (Sabato 20 giugno): Il cuore scientifico e filosofico della tre giorni pulsa all’Officina H. Il protagonista assoluto è il fisico e inventore Federico Faggin, che guida un atteso incontro incentrato sulle sfide tecnologiche del domani, sul ruolo della coscienza e sulla necessità di un’innovazione che rimetta l’essere umano al centro.
La pedonalizzazione di Via Jervis e il Tech Party (Sabato 20 giugno, serata): Per unire la riflessione culturale al coinvolgimento attivo della comunità e dei giovani, la parte terminale della storica via olivettiana viene pedonalizzata e trasformata in un grande spazio aperto condiviso. L’area outdoor della Fabbrica dei Mattoni Rossi ospita così un innovativo “Tech Party” che unisce musica contemporanea, vino e community.
Ma dietro il programma della tre giorni c’è anche un progetto più ampio.
Ex Machina non nasce infatti come semplice festival. Nasce come progetto culturale di lungo periodo. Lo hanno spiegato gli stessi promotori fin dalla presentazione in Regione Piemonte: la manifestazione inaugurale rappresenta soltanto l’inizio di un percorso che dovrebbe proseguire per un anno tra laboratori, attività educative, workshop e momenti di confronto rivolti a scuole, associazioni e cittadini.
Al centro c’è una domanda che a Ivrea risuona in modo particolare: quale rapporto vogliamo costruire oggi tra tecnologia, lavoro e comunità?
Non è un caso che tutto questo avvenga proprio qui.
Nel cuore del sito UNESCO, tra Officina H, il Museo Tecnologic@mente e la Fabbrica dei Mattoni Rossi, luoghi che raccontano un’esperienza industriale unica e che ancora oggi rappresentano un patrimonio materiale e culturale capace di interrogare il presente.
A guidare il progetto è Andrea Tendola, ingegnere, direttore del Museo Tecnologic@mente e presidente della Fondazione Natale Capellaro. Negli ultimi anni il suo lavoro si è concentrato sulla trasformazione del museo da semplice luogo della memoria a spazio attivo di divulgazione tecnologica e formazione, soprattutto verso le nuove generazioni.
Osservando il percorso degli ultimi anni emerge una traiettoria abbastanza chiara. Prima la tutela della memoria olivettiana. Poi il rafforzamento delle attività educative e STEM.
Infine la costruzione di una rete capace di mettere in dialogo istituzioni, scuole, imprese, associazioni e mondo della cultura.
Ex Machina sembra rappresentare il punto di arrivo, almeno per ora, di questo percorso.
Dietro Tendola esiste infatti una rete più ampia composta dalla Fondazione Natale Capellaro, dal Museo Tecnologic@mente, da numerose realtà culturali del territorio e da un crescente sostegno istituzionale che coinvolge Comune di Ivrea, Regione Piemonte e diversi soggetti nazionali.
La domanda interessante, però, non riguarda soltanto il festival. La vera domanda è se Ivrea riuscirà a utilizzare questa occasione per costruire qualcosa di duraturo.
Negli ultimi anni il riconoscimento UNESCO ha riportato l’attenzione sulla città. Sono aumentati i visitatori, si sono moltiplicate le iniziative culturali e si è tornato a parlare dell’eredità olivettiana non soltanto come memoria storica, ma come possibile chiave di lettura del presente.
Ex Machina sembra inserirsi proprio in questo spazio. Non la nostalgia per un passato irripetibile, ma il tentativo di capire se alcune intuizioni nate lungo Via Jervis possano ancora offrire strumenti per leggere il rapporto tra innovazione tecnologica, lavoro e qualità della vita.
Se il progetto riuscirà a diventare un appuntamento stabile, capace di coinvolgere realmente il territorio durante tutto l’anno, lo dirà il tempo.
Per ora resta una constatazione: a Ivrea si continua a discutere di futuro partendo dalla propria storia. E, forse, è proprio questo il tratto più autenticamente olivettiano dell’intera operazione.
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