La vita a Gaza: a Ivrea il racconto di un giornalista palestinese

A Ivrea sabato 18 aprile alle 17.30 in Sala Santa Marta incontro con il giovane giornalista gazawo Naim Abu Saif per ascoltare dalla sua voce diretta le drammatiche condizioni di vita a Gaza.

Naim Abu Saif sulle macerie della sua casa

Naim Abu Saif è un giovane giornalista che alla fine del novembre scorso è potuto uscire dalla Striscia di Gaza e grazie a un corridoio universitario e a una borsa di studio del progetto IUPALS (Italian University for Palestinian Students) è arrivato a Torino.

Naim ha 23 anni, è nato e ha vissuto a Jabalia, a nord di Gaza, dove c’è un grande campo profughi tristemente noto per i molti bombardamenti subiti. Lì ha vissuto l’infanzia negli stretti vicoli della città, ha visto case crollare e ridursi a macerie, compresa la sua casa, ha visto morire suo padre durante la Seconda Intifada, ha conosciuto privazioni e sofferenze, ha sperimentato la fatica della pazienza e della speranza di fronte a ingiustizie di violenza e disumanità senza fine. Lì ha lasciato la mamma, fratelli e sorelle e tanti parenti della ‘grande famiglia’ degli Abu Saif, forse la più numerosa ‘grande famiglia’ palestinese perché da più tempo presente in quel territorio.

Naim racconta che gli Abu Saif dopo il 7 ottobre hanno perso almeno 500 persone, vittime della guerra o martiri, come lui preferisce chiamarli.
Naim ha studiato giornalismo a Gaza, una scelta fatta per passione e per senso del dovere. Ha capito presto che fare il giornalista a Gaza non è solo raccontare i fatti, ma è anche comunicare il dolore e le sofferenze di una popolazione, è conservare memoria – e comunicarla – di fatti e situazioni che molti avrebbero interesse a ignorare, dimenticare o nascondere. Non è un caso che siano tanti i giornalisti uccisi nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023: secondo l’ONU a fine agosto 2025 erano almeno 247, in gran parte vittime non casuali, a conferma dell’estremo rischio di questa professione. Anche Naim ha visto la morte passargli accanto almeno dieci volte.

Nonostante una situazione impossibile, senza Internet e con difficilissime possibilità di comunicazione, Naim è riuscito – letteralmente sotto le bombe – a scrivere un libro – L’ultimo respiro di Gaza non una autobiografia o una cronaca storica, ma un racconto in cui i protagonisti vivono drammi e situazioni prese da fatti reali della vita a Gaza e talvolta da vicende personali della famiglia di Naim. Ha scritto il libro in arabo e poi l’ha tradotto lui stesso in inglese. Un fortunato rapporto con giornalisti italiani gli ha consentito di farlo tradurre e pubblicare in italiano: è così uscito L’ultimo respiro di Gaza, edito da Another Coffee Stories.

Ora Naim è lontano dai pericoli di Gaza: è ospite di un campus universitario a Torino, dove segue un corso in lingua inglese di diritto comparato. A Torino è arrivato senza nulla, non ha potuto portare con sé neanche computer o documenti che sarebbero stati un aiuto prezioso per i suoi studi e il suo lavoro.
Ma con sé ha certamente portato, senza potersene liberare, gli incubi di cosa ha visto e vissuto; con sé ha portato anche l’amore per la sua terra, per i suoi familiari più stretti e per tanti amici ancora bloccati nella Striscia o in Cisgiordania.
Là si continua a patire carenze di ogni tipo, si continua a soffrire e a morire nonostante la formale cessazione della guerra.

Naim a Ivrea

Alcuni “amici dei gazawi” hanno pensato di invitare Naim a Ivrea per ascoltare la sua testimonianza diretta della vita a Gaza.

Per rendere possibile una più ampia partecipazione di pubblico, si è pensato di coinvolgere il Comune di Ivrea che si è reso subito disponibile ad appoggiare l’iniziativa.

Sarà così possibile incontrare Naim a Ivrea sabato 18 aprile alle 17.30 in Sala Santa Marta.

Naim racconterà la sua esperienza per quanto possibile in italiano, ma è in Italia da neppure cinque mesi e all’occorrenza si aiuterà con l’inglese, che un’interprete provvederà a tradurre in italiano.

Sarà anche possibile acquistare o prenotare una copia di L’ultimo respiro di Gaza: 15 euro che andranno interamente a Naim e che lui sicuramente saprà impiegare nel modo migliore per aiutare la causa palestinese.

 

Con il patrocinio della Città di Ivrea e l’adesione delle organizzazioni e persone che partecipano ai presidi per la pace a Ivrea