Di fronte all’immobilismo, quando non complicità, dei governi e degli organismi internazionali, si attivano donne e uomini per una grande operazione di solidarietà e per rompere l’assedio. Un supporto concreto anche da Ivrea.
“Siamo una coalizione di persone comuni – organizzatori, operatori umanitari, medici, artisti, sacerdoti, avvocati e marinai – che credono nella dignità umana e nel potere dell’azione nonviolenta.
A giugno abbiamo lanciato una mobilitazione coordinata a livello globale via terra, mare e aria. In estate torniamo con una strategia unitaria: un obiettivo e un coordinamento globale come mai prima d’ora.
I nostri sforzi si basano su decenni di resistenza palestinese e solidarietà internazionale. Sebbene apparteniamo a nazioni, fedi e convinzioni politiche diverse, siamo uniti da un’unica verità: l’assedio e il genocidio devono finire. Siamo indipendenti, internazionali e non affiliati ad alcun governo o partito politico. La nostra fedeltà è alla giustizia, alla libertà e alla sacralità della vita umana.”
Si presenta così la Global Sumud Flotilla (Sumud è una parola araba che significa “resistenza”, “perseveranza”), la più grande mobilitazione via mare mai organizzata finora per portare aiuti nella Striscia di Gaza cercando di rompere l’assedio navale imposto da Israele.
Giovedì 4 settembre è il giorno previsto per la partenza di tutte le imbarcazioni verso Gaza dalla Sicilia e da Tunisi (dove confluiranno le barche dalla Spagna). Il porto di partenza in Italia sarà Catania, ma probabilmente anche Messina o Augusta, dove arriveranno tutte le barche provenienti da varie città italiane. Da Barcellona e da Genova la partenza è prevista per domani [31 agosto]. Nel capoluogo ligure, grazie anche al supporto di Music for Peace, sono state raccolte 80 tonnellate di aiuti in 5 giorni: si tratta di farmaci e cibo, alimenti come ad esempio il miele, nutrienti e facili da assorbire per persone che stanno patendo la fame.
L’urgenza di una concreta azione collettiva mondiale di fronte all’orrore di Gaza e quanto sia sentita dai popoli è testimoniato dalla partecipazione e dal sostegno eccezionale raccolto da questa mobilitazione che si realizza grazie all’unione di quattro organizzazioni: la Freedom Flotilla Coalition (che ha gestito tutte le Freedom Flotilla dal 2010 a oggi), la Global March to Gaza, l’organizzazione di coordinamento nordafricano Maghreb Sumud Flotilla e quella del sud-est asiatico Sumud Nusantara.
Sulle tante imbarcazioni ci saranno delegazioni di 44 paesi di tutti i continenti e anche molti giornalisti per documentare l’impresa.
Un pezzetto di Global Sumud Flotilla è eporediese
Sono tante le persone di Ivrea e del Canavese che hanno contribuito alla raccolta fondi per finanziare l’acquisto di beni da portare a Gaza e il costo dell’operazione. C’è chi ha donato attraverso il sito della Global Sumud Flotilla, chi attraverso conti correnti aperti ad hoc in Italia per lo stesso fine. Qualcuno ha fatto un passo concreto in più: si tratta del consigliere comunale, nonché segretario cittadino del PD, Francesco Giglio.
Alla chiamata della Global Sumud Flotilla aveva subito risposto mettendosi a disposizione dell’organizzazione sia per il supporto a terra sia per la navigazione. Dopo un test attitudinale (fra le altre abilità era richiesta quella di saper navigare senza strumentazione elettronica, prevedendo la schermatura israeliana vicini a Gaza) Francesco è stato ammesso “a bordo” (è il caso di dirlo).
Chiamato prima a far parte dell’equipaggio di una barca a vela che dalla Toscana doveva andare al porto di Catania, poi con un repentino cambio di priorità (gli imprevisti in una iniziativa di questa portata non sono pochi) è stato dirottato a Civitavecchia perché una barca aveva bisogno urgente di un marinaio. Arrivato a Civitavecchia, la barca era appena partita, ma con la velocità di reazione che caratterizza attivisti e marinai, un gommone è prontamente partito dal porto per portalo alla barca dove ha potuto aggiungersi alla capitana e ad un altro marinaio. La barca ha dovuto però fermarsi a Napoli per un grave imprevisto personale della capitana. Francesco, contattata l’organizzazione, ha quindi dovuto aspettare un nuovo equipaggio. Ieri [29 agosto] è finalmente ripartito per la Sicilia, la destinazione dovrebbe essere Messina e non Catania, il cui porto effettivamente potrebbe non reggere l’arrivo di decine di barche. Gli equipaggi che arriveranno a Gaza saranno impegnati dalle 4 alle 6 settimane, Francesco se riuscirà attenderà la partenza della Flotilla da Catania e quindi rientrerà a Ivrea.
Il mare davanti alla Striscia di Gaza
Il blocco israeliano di Gaza ha radici profonde e non si limita solo al controllo marittimo, impatta infatti anche sulla vita dei pescatori palestinesi che hanno dovuto subire negli anni continue restrizioni. Fino a qualche anno fa, i pescatori potevano spingersi fino a 11 chilometri dalla costa, ma nel 2018 Israele ha dimezzato l’area, limitandola a soli 5,6 chilometri. Restringendo di molto le possibilità di pesca, quindi di sostentamento. I pescatori che osano andare oltre i confini rischiano di essere fermati o attaccati da navi da guerra israeliane.
Dall’inizio dell’attuale offensiva israeliana a Gaza esiste il divieto totale di navigazione di tutte le navi palestinesi. Israele è arrivato persino a vietare ai palestinesi di fare il bagno nel loro mare.
L’obiettivo dichiarato della Global Sumud Flotilla (GSF) è tentare, con un’azione simultanea e nonviolenta, di “rompere l’assedio che da 18 anni interessa la Striscia via mare, terra e aria, aprendo un corridoio umanitario per la popolazione civile allo stremo”.
La GSF navigherà sempre in acque internazionali, è sempre stato così, ma Israele (che del diritto internazionale ha sempre fatto carta straccia) non si è mai fatto problema ad abbordare una nave in acque internazionali e sequestrare, rapire di fatto, l’equipaggio. Nel 2010 la nave turca Mavi Marmara, che faceva parte della Freedom Flotilla diretta a Gaza, fu abbordata in acque internazionali dai militari israeliani che uccisero nove membri dell’equipaggio.
Oseranno farlo con decine e decine di barche e navi con centinaia di persone e giornalisti che riporteranno ogni movimento?
Israele ha abituato il mondo a superare ogni volta limiti umanamente insuperabili, ma resta la speranza (e la gratitudine) nella Global Sumud (resistente) Flotilla.
Come scrive uno dei partecipanti della GSF, Manfredo Pavoni Gay su volerelaluna.it, «Ciò che vogliamo – come diceva Vittorio Arrigoni durante la guerra di Gaza del 2004 – è “restare” o “ritornare umani”. Al centro della missione ci sono i palestinesi, che a Gaza muoiono a centinaia ogni giorno, ma che comunque resistono. Anche senza visibilità. Anche se le loro voci non possono arrivare fino a noi e, quando arrivano, sono raccolte da giornalisti che rischiano per questo di essere uccisi e silenziati, mentre in Cisgiordania continuano l’avanzata violenta e impunita dei coloni, l’esproprio di terre, case e animali, le esecuzioni extragiudiziali e gli arresti arbitrari.
Quando il mondo resta in silenzio – è scritto nella pagina web della Global Sumud Flotilla – noi salpiamo».
Cadigia Perini e ƒz