Funghi senza frontiere

CONTRONATURA

Funghi senza frontiere

 Potreste, giustamente, pensare che sono un po’ fissato sull’argomento essendo il mio precipuo campo di studi sul quale ho elaborato la mia tesi di laurea, nel secolo precedente.
Come scrisse il mitico Marcel Proust: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. E io, grazie alla mia enorme capacità comunicativa (!), proverò a portarvi per mano alla scoperta di un mondo quasi invisibile indispensabile, però, alla struttura ecologica della Natura e quindi alla nostra vita: il mondo dei funghi.
Dobbiamo a questi organismi, spesso invisibili, la salute dei boschi poiché tutti gli alberi contraggono rapporti di simbiosi sotterranea con i sottili filamenti (ife) che costituiscono il micelio, l’effettivo corpo vegetativo dei funghi (sì, anche dei porcini!); tramite questa rete per noi invisibile, piante e miceti scambiano sostanze nutritive e acqua, comunicano tramite segnali chimici e si proteggono a vicenda dai parassiti.
Grazie agli studi della biologa canadese Susanne Simard si è giunti ad una prima comprensione dei meccanismi che regolano questa rete sotterranea denominata WWW (Wood Wide Web) letteralmente “grande ragnatela del legno”. Questi organismi, dunque, comunicavano tra loro molto prima che noi irrisori umani inventassimo l’era digitale della comunicazione. Ma i funghi svolgono altre funzioni indispensabili all’equilibrio ecologico, per esempio: degradano le foglie e i rami caduti: se non esistessero i boschi sarebbero sepolti e scomparirebbero.
Ricordatevi che produciamo vino, birra e pane tramite i lieviti, nient’altro che funghi microscopici, che gli antibiotici sono stati scoperti da A. Fleming come prodotto di un micromicete del genere Penicillium, da cui il termine penicillina.
Siete golosi di formaggio, vi piacciono, roquefort, gorgonzola, stilton, camembert e brie?
Ebbene senza i Penicillium non esisterebbero.
Potrei portare molti altri esempi, mi pare, però, sufficiente. Ma ci sono novità sconvolgenti. Il micelio sta attirando l’attenzione di aziende e startup come Mykor e Fungar che mirano a realizzare materiali da costruzione partendo dal micelio, esplorandone il potenziale per rivoluzionare il settore edilizio. Fungar ha sviluppato un processo in cui il micelio, combinato con rifiuti agricoli per circa due settimane, colonizza il substrato organico formando una massa solida; il composto viene poi riscaldato o trattato chimicamente, interrompendo l’attività biologica del fungo.
Il risultato è un mattone simile a quelli tradizionali in termini di consistenza e resistenza, ma composto esclusivamente da materiali organici. Secondo i ricercatori, questa soluzione potrebbe ridurre drasticamente le emissioni di carbonio nel settore delle costruzioni. Inoltre, essendo completamente biodegradabili, i mattoni a base di micelio garantirebbero uno smaltimento ecologico e sostenibile, eliminando uno dei principali problemi legati alla demolizione degli edifici.
Ancora più interessante è uno studio della Ohio State University che ha dimostrato come comuni funghi commestibili coltivati, tra cui shiitake (Lentinula edodes) e prataioli (Agaricus bisporus), dal verduriere definiti “champignon”, possono essere impiegati per immagazzinare e processare informazioni digitali, aprendo la strada a una possibile alternativa biologica e biodegradabile ai microchip in silicio.
Insomma in futuro sarà forse plausibile acquistare case fatte di mattoni di micelio e RAM (per gli analfabeti informatici: Random Access Memory, memoria volatile di tutti i computer) realizzate con corpi fruttiferi di funghi commestibili e, in caso di malfunzionamento, potreste sempre utilizzarli per cucinare un risotto coi funghi!
I funghi sono i padroni del mondo…

Diego Marra