Dopo più di due anni di legislatura eporediese è tempo di primi bilanci. Infrastrutture, spazi culturali e dimensione sociale: a una prima occhiata sembra essere questo l’orizzonte politico dell’amministrazione Chiantore
Lo scorso 10 gennaio si è spento all’età di 87 anni l’ex sindaco Fiorenzo Grijuela. Chi scrive non ha avuto la possibilità di vivere gli anni del suo impegno politico, ma dai racconti di chi c’era all’inizio del nuovo millennio emerge l’immagine di un sindaco che ha avuto un’idea precisa di quale sarebbe stata l’Ivrea di domani. La sua scommessa era che Ivrea sarebbe cresciuta e si sarebbe sviluppata a ridosso della stazione, nell’area ex Montefibre. Potenziare la stazione sarebbe stato necessario per aumentare i collegamenti con la prima cintura di Torino e il ponte “passerella” avrebbe unito maggiormente il centro con questa nuova periferia. A distanza di vent’anni le criticità del progetto “Ivrea2” sono sotto gli occhi di tutti e la sua scommessa sul futuro dell’area ex Montefibre ha dovuto fare i conti con il ridimensionamento demografico, ma ciò che ha reso importanti gli anni dei due mandati politici di Grijuela è stata la voglia di veder realizzata una visione, un’idea di città, giusta o sbagliata che fosse. In fondo non è questo che i cittadini chiedono alla politica?
In un contesto politico mutato anche il sindaco Della Pepa portò avanti una “timida” idea di città futura, scommettendo sul fatto che la candidatura a Città Industriale del XX secolo avrebbe portato giovamento, rilancio e curiosità non solo in senso urbanistico, ma anche sul piano culturale, valorizzando quella dimensione immateriale che aveva connotato l’Olivetti del ‘900 nei riguardi dei lavoratori e della comunità. Otto anni dopo l’Unesco vive quasi esclusivamente in funzione del turismo, in una bolla del tutto indipendente rispetto lo sviluppo della città e delle belle, promettenti speranze di Della Pepa non rimangono altro che autoreferenziali “Call for Ideas” e “percorsi di mentoring” che nessun valore aggiunto portano alla città e ai suoi abitanti.
Valutare a posteriori obiettivi e proposte politiche di sindaci passati potrebbe sembrare un esercizio facile e per certi versi maligno, considerato che dalla fine della Fabbrica nessun progetto degno di questo nome ha saputo invertire un trend di depauperamento del territorio. Persino l’idea di Ivrea “città delle telecomunicazioni” si avvia verso la sua fine con l’imminente chiusura di Konecta, l’abbandono di Palazzo Uffici e il licenziamento “mascherato” di circa 700 lavoratori. In questo scenario incerto e di passaggio, la domanda che sorge spontanea è: Chiantore e la sua amministrazione dove vogliono portare Ivrea?
A più di due anni dal loro insediamento Ivrea sembra essere un “cantiere a cielo aperto”. Non a caso l’amministrazione ha avviato sin dall’inizio della legislatura il programma comunicativo “Ivrea in corso” per informare i cittadini in tempo reale sull’andamento dei numerosi lavori in città. Molti di questi cantieri sono ancora in corso d’opera, ma quello che più di tutti ha connotato l’avvio dell’amministrazione Chiantore è stato quello dell’innalzamento della galleria ferroviaria. Discussa, controversa, dibattuta, l’opera si avvia quest’anno verso la fine dei lavori e porterà alla completa elettrificazione della tratta Ivrea-Aosta. Se a questo “traguardo” uniamo la realizzazione del Piano della Mobilità che dovrebbe portare alla nascita della “circonvallazione larga” per snellire il traffico eporediese, la sperimentazione (riuscita) del doppio senso di marcia di Corso Garibaldi e il tentativo di potenziamento del Trasporto Pubblico Locale delle linee che servono il Bioindustry Park, l’area San Bernardo d’Ivrea e corso Vercelli, emerge una prima “parola d’ordine” dell’amministrazione Chiantore: potenziare e migliorare le infrastrutture cittadine.
Nel corso dei due anni sono però sorti altri importanti cantieri, primo tra tutti la demolizione dell’ex Cena. Ormai irrecuperabile, il suo abbattimento rappresenta il primo passo avanti verso la realizzazione di quello che un giorno dovrebbe diventare il Polo Culturale. Altrettanto simbolici sono i lavori per la nuova scala panoramica e il restauro dei bastioni che dovrebbero rendere nuovamente accessibile e fruibile il castello dalle Rosse Torri. L’acquisto della Serra e la sua futura riqualificazione suggeriscono, infine, il fatto che l’amministrazione Chiantore voglia continuare a investire risorse per il miglioramento dell’offerta culturale cittadina, o quanto meno potenziare i luoghi in cui la cultura può esprimersi.
Mutatis mutandis, c’è infine un ultimo cantiere che va menzionato, se la licenza poetica lo permette: il cantiere sociale. Per la prima volta da decenni il tema della sicurezza a Ivrea ha assunto una dimensione centrale, al punto da mettere inizialmente in difficoltà l’amministrazione Chiantore.
La società è attraversata da pesanti sconvolgimenti e in Italia si susseguono decreti ministeriali all’insegna della repressione e della sicurezza; lo scenario internazionale peggiora sotto l’egida della guerra e lo sfoggio di arroganza e potere da parte dei leader mondiali non aiuta a placare gli animi. L’aumento della percezione d’insicurezza va di pari passo con la crescita delle insicurezze sociali e Ivrea non ne è immune. Se nell’immediato Chiantore ha mitigato il problema sicurezza chiedendo l’aiuto del Prefetto di Torino, in una prospettiva di più lungo periodo la sua amministrazione ha cercato di portare avanti politiche sociali, abitative, giovanili e di sostegno alla povertà in grado di ridurre devianze sociali, micro criminalità e delinquenza: dal rafforzamento dei servizi d’intermediazione per aiutare le fasce deboli a trovare affitti a canone concordato allo stanziamento di fondi comunali per integrare i bonus nazionali, spesso in collaborazione con enti del terzo settore come la Caritas e il Banco Alimentare, dall’aggiornamento dei criteri per l’erogazione di sussidi a famiglie in difficoltà alla riapertura di spazi dedicati ai giovani (Spazio Arte Giovani, Informagiovani, Centri di aggregazione a Bellavista e San Giovanni).
Le forze politiche cittadine cominciano già a guardare al 2028 e il giro di boa dell’amministrazione Chiantore segna l’inizio di quella che pian piano diventerà sempre più campagna elettorale. La chiusura dei tanti cantieri potrà portare vanto e capitale politico alla coalizione di centrosinistra spendibile per poter vincere un secondo mandato. L’unico cantiere su cui occorrerà insistere ancora e ancora sarà proprio quello sociale.
Andrea Bertolino