Arance frigie: il Carnevale di Ivrea tra tradizione e responsabilità

A Ivrea il Carnevale non è solo una festa: è un dispositivo identitario, un racconto collettivo che ogni anno viene rimesso in scena e, allo stesso tempo, negoziato. Dietro la ritualità della battaglia delle arance si muovono questioni molto concrete che trasformano una tradizione storica in uno specchio del presente.

È in questo spazio, tra tradizione e gestione contemporanea, che si inseriscono le scelte istituzionali e i nuovi protocolli. Non come semplice burocrazia di contorno, ma come segnale politico e culturale, ovvero quale modello di città si vuole difendere.

Durante il Carnevale le strade di Ivrea sono tappezzate di colori, si riempiono di cori e di corpi che si muovono con volti tesi e risate scomposte. Arance che volano, cariche di polpa e storia, colpiscono gli aranceri in una coreografia caotica e rituale. Ma mentre la battaglia infuria, pochi guardano cosa succede dietro le quinte: nei magazzini dove le arance vengono raccolte, catalogate e preparate per la battaglia, si muovono documenti, autocertificazioni, firme e controlli. Qui, tra il profumo degli agrumi e il fruscio della carta, prende forma un’altra storia del Carnevale: quella della legalità, della responsabilità e della filiera trasparente.

In questo scenario, le Arance frigie non sono più solo frutti da lanciare, ma strumenti di una rivoluzione silenziosa: trasformano la tradizione in un laboratorio di etica civica, dove ogni arancia consegnata in mano agli aranceri è anche un simbolo di impegno collettivo e di attenzione ai diritti di chi lavora nei campi.

La filiera della legalità

Il protocollo “Arance frigie” tra il Comune di Ivrea e la Prefettura di Torino, con  la partecipazione della Fondazione Carnevale di Ivrea, delle associazioni degli aranceri a piedi e sui carri da getto, della Fondazione Benvenuti in Italia e di Libera Piemonte, che è stato rinnovato nel gennaio 2026 e sarà valido fino al 2028, è la cornice formale di questa trasformazione. Ogni associazione degli aranceri deve richiedere ai fornitori documentazione completa – autocertificazioni antimafia, Durc (documento unico di regolarità contributiva), visure camerali – che viene poi verificata dagli uffici competenti. In caso di anomalie, si cerca un altro produttore, garantendo che gli agrumi, circa 900 tonnellate, impiegati nella Battaglia siano frutto di lavoro regolare e filiera tracciabile.

Non si tratta di mera burocrazia: è un atto politico, un segnale della città e delle istituzioni su quale modello di Carnevale si vuole difendere, e quale prezzo si è disposti a pagare per tutelarlo.

Tradizione e innovazione civica

L’iniziativa Arance frigie ha radici che risalgono ai primi anni 2010, quando venne sperimentata la tracciabilità simbolica delle arance. Dopo la pausa dovuta alla pandemia, il progetto è stato rilanciato, aggiornato e ampliato. Oggi non tutela solo il lavoro, ma introduce anche una dimensione ambientale: i residui delle arance dopo le battaglie vengono trasformati in compost che sarà confezionato in sacchetti e ridistribuito durante manifestazioni locali ai cittadini, completando un ciclo di responsabilità sociale e sostenibilità.

Così, il Carnevale di Ivrea si mostra come una festa che non si limita al folklore: diventa un laboratorio civico, dove la memoria storica, la spettacolarità popolare e l’etica del lavoro si intrecciano, e dove ogni gesto, anche il più rituale, ha conseguenze concrete sulla comunità.

Una narrazione identitaria

Le Arance Frigie incarnano perfettamente lo spirito del Carnevale di Ivrea: non sono solo frutti da lanciare, ma strumenti di giustizia e responsabilità, valori che hanno reso la festa un simbolo di ribellione civica. Il Carnevale nasce come celebrazione della rivolta popolare contro soprusi e ingiustizie, come ci insegna la Mugnaia, protagonista e custode della memoria storica della città. Senza il suo gesto e senza la ribellione di Violetta, non ci sarebbero gli aranceri, e la festa perderebbe il suo senso profondo.

Oggi, la Battaglia delle Arance continua a essere il rito dell’eccesso: violenta e catartica, divisiva e inclusiva allo stesso tempo. Chiunque può trovare la propria squadra e partecipare, sentendosi parte di una comunità unica, mentre il conflitto rituale resta regolamentato e sicuro. In questo contesto, le Arance Frigie aggiungono un ulteriore livello di significato: trasformano la ribellione simbolica in pratica concreta di legalità, unendo spettacolo e cittadinanza attiva.

Così, la tradizione eporediese dimostra ancora una volta che gioco, ribellione e responsabilità civile possono convivere, confermando che il Carnevale di Ivrea non è solo festa, ma laboratorio di valori civici che parlano al presente.

mp