La paura genera paura. Riappropriamoci di strade e piazze

Nulla aiuta contro la paura come lo stare insieme, il non restare chiusi, uscire, appropriarsi delle nostre città. E dalle istituzioni, accanto alle azioni di sorveglianza e dissuasione, occorrono azioni di analisi e prevenzione. Il comunicato del Circolo di Rifondazione Comunista di Ivrea.

“Sola per strada col suo sorriso / E chi può farle del male / Se ci saranno / Mille ragazze / Che la vorranno imitare” (Una ragazza, E. Bennato)

LA PAURA GENERA PAURA. RIAPPROPRIAMOCI DELLE STRADE E DELLE PIAZZE. LA MIGLIORE SICUREZZA VIENE DAL VIVERE LA CITTÀ, NON DAI MUSCOLI.

Era inevitabile. Denunciare e affrontare i problemi di insicurezza urbana è doveroso, ma a drammatizzare si rischia di attirare fenomeni altrettanto inquietanti come le ronde dei cosiddetti “patrioti italiani”. Giustizieri della notte dei quali la città francamente non ha bisogno. Ricordiamo ancora il risultato delle ronde organizzate nei comuni limitrofi a Ivrea dopo una serie di furti nelle case: persone che legittimamente si muovevano in auto nel proprio paese spaventate perché venivano seguite da rondisti inquisitori.
In tema di sicurezza occorre fare molta attenzione a non scivolare da un lato nella repressione generale e militarizzazione delle città e dall’altro a non cedere alle sirene di improvvisati difensori della sicurezza cittadina.

Plaudiamo quindi alla risposta di alcuni commercianti, fra i promotori della raccolta firme arrivata poi al prefetto con la richiesta di maggiore sicurezza, che rispondono ai patrioti “No grazie, non abbiamo bisogno di chi butta benzina sui problemi”. Ivrea, infatti, non ha bisogno di fiammate patriottiche, ma di acqua fresca che spenga i diversi focolai frutto anche di errori gravi, meglio dire gravi carenze, nelle politiche nazionali sul sociale e l’accoglienza. Aver cancellato nel 2018, governo M5S-Lega, la rete degli Sprar, abrogando l’unico sistema pubblico di accoglienza che stava portando frutti, che coinvolgeva i Comuni ed era considerato un modello in Europa, è stato un grave errore, o meglio la precisa volontà di lasciare abbandonati a sé stessi i migranti attendendo il loro delinquere per additarli come il male assoluto che rovina la nostra pura società di santi.

Per questo se in parallelo alla sorveglianza istituzionale per rasserenare nell’immediato le persone, non si attiva un tavolo di confronto fra tutti gli attori in causa (istituzioni locali, regionali, cooperative di accoglienza, consorzi di servizi sociali), per analizzare il fenomeno (tipo di reati, provenienza ed età degli aggressori e spacciatori, livello di infiltrazione nel tessuto cittadino, fra i giovani) e per avviare ragionamenti per rafforzare gli anticorpi della città e tentare azioni di prevenzione del reato, il problema non si risolverà, potrà solo crescere oppure spostarsi temporaneamente per poi tornare ciclicamente.

Dobbiamo infatti essere consapevoli che così come una parte dei giovani autori di atti di vandalismo e aggressioni arrivano da Torino perché la presenza di forze di polizia nella loro zona non li faceva più agire indisturbati, questi, una volta allontanati dalla stazione e dal Movicentro di Ivrea si sposteranno altrove. Il problema se non viene affrontato alla radice, che è profonda e intricata, non si risolve, si sposta.

La paura genera paura e la si sconfigge solo affrontandola insieme, in tante e tanti.

Non rinunciamo ad andare a mangiare una pizza o bere un caffè in corso Nigra, non rinunciamo ad un incontro di sera allo ZAC!, a passeggiare nel centro storico, come in periferia, al contrario invitiamo tante e tanti ad esserci, ad uscire. A mollare Tv e divani e smartphone e uscire, prendere un gelato, andare al cinema, insieme riappropriarci della città. Ben vengano quindi iniziative come lo Sbam nel centro storico domenica 6 aprile e “La città SI-CURA” al Movicentro venerdì 4 aprile dalle ore 20 con l’invito a portare un tavolino, una sedia, la cena al sacco, uno strumento musicale e le racchette di ping-pong. Così si sconfigge la paura, stando insieme, in tanti, per strada, suonando e giocando, non mostrando i muscoli e alimentando il disagio.

Circolo Prc-Se di Ivrea

Una ragazza, Edoardo Bennato, 1983