Cineclub Ivrea
Il 15 settembre il via alle proiezioni della 64a edizione del CINECLUB IVREA presso il cinema Splendor Boaro:
30 film di qualità per il nostro territorio.
Apertura delle iscrizioni martedì 8 e giovedì 10 settembre
Dopo l’inizio insolito (a metà novembre dello scorso anno, per i lavori di rinnovamento della sala) dell’edizione precedente, il CINECLUB IVREA torna, com’è tradizione, nel mese di settembre a proporre la sua 64a edizione presentando un programma di trenta film che accompagneranno altrettante settimane di proiezioni al martedì e al giovedì presso il cinema Splendor Boaro fino al 27 maggio 2027.
Una rassegna di opere cinematografiche di qualità tra le più interessanti realizzate di recente, con particolare attenzione alla promozione di quelle che sviluppano coscienza critica e conoscenza di sé e del mondo in cui si vive.
Un connotato storico del Cineclub Ivrea, diretto proseguimento del mitico Cineclub Olivetti (nato nel 1962 dalle iniziative culturali promosse dalla Biblioteca Olivetti e dal Centro Culturale di Comunità, entrambe “creature” di Adriano Olivetti) che, divenuto completamente autonomo nel1995, prosegue nel valorizzare cinematografie meno conosciute e nuovi film di qualità culturale e civile che spesso, malgrado i riconoscimenti internazionali, non trovano spazio sufficiente nelle sale delle città di provincia. «Arricchendo, in questo modo – sostiene il direttivo del Cineclub Ivrea – l’offerta di “cinema al cinema”, che resta il modo migliore di guardare un film, in una dimensione comunitaria, con possibilità di confronto e relazione. Dimensione che è resa possibile prima di tutto dalla vera e propria “resistenza” delle sale cinematografiche cittadine (ancor più straordinaria quando queste si rinnovano e diventano più accoglienti, confortevoli e tecnologicamente evolute), ma anche dalle tante iniziative e attività che alimentano un tessuto di conoscenza e confronto culturale nel territorio. E un ruolo in questo senso lo svolge senza dubbio anche il Cineclub Ivrea che, con i suoi 64 anni di attività, può a ragione definirsi una “istituzione culturale” della città. Attività che realizza grazie alla collaborazione (da oltre un ventennio) con l’associazione culturale Rosse Torri e, dallo scorso anno, con il cinema Splendor Boaro (altra storica istituzione culturale eporediese, dal 1910). Senza dimenticare il sostegno di quelle realtà imprenditoriali che, oltre a svolgere con professionalità il proprio lavoro, scelgono di investire nella crescita culturale della comunità, com’è il caso per questa edizione dell’agenzia Tecnocasa di Ivrea».
Un’edizione, questa 64a del Cineclub Ivrea, che conferma quindi impostazione, obbiettivi della programmazione, periodo di svolgimento e giorni di proiezione. Tante conferme e qualche novità: ovviamente innanzitutto il programma che si apre con un film restaurato, ma prosegue con opere cinematografiche recenti o addirittura attualmente ancora in lavorazione. Altra novità, meno ovvia, il cambiamento degli orari di inizio delle proiezioni che diventano:
– al martedì alle ore 15.30, 18.15 e 21.00
– al giovedì alle ore 15.30 e 18.15 (quest’ultima proiezione in lingua originale sottotitolata in italiano, ovviamente se il film programmato è in lingua straniera).
Una scelta di orari più larghi per consentire «la programmazione di film anche un po’ più lunghi (che, nonostante la qualità, in passate edizioni non si sono potuti programmare solo per la durata) e una più tranquilla fase di ingresso e uscita dalle proiezioni (favorendo così anche la possibilità di incontro, scambio e confronto di opinioni e considerazioni), oltre che una più efficace gestione (manutenzione e pulizia) della sala – sostiene il direttivo del Cineclub, che aggiunge – Si tratta trattarsi di un cambiamento significativo di abitudini consolidate che si vuole sperimentare in questa stagione, al termine della quale si potranno valutare pregi e difetti e provvedere di conseguenza per il futuro».
Resta invece sostanzialmente invariata la quota di iscrizione che diventa di € 55,00 per trenta film (mentre nella passata edizione la quota era di € 45, ma i film programmati erano 24) e, per favorire la partecipazione delle generazioni più giovani al cinema di qualità nelle sale cinematografiche di comunità, la quota è ridotta a € 40,00 per i minori di 25 anni.
Le iscrizioni saranno aperte martedì 8 settembre e giovedì 10 settembre nell’ingresso del cinema Splendor Boaro, dalle ore 16.00 alle ore 19.00 e proseguiranno ovviamente nei giorni e orari di programmazione del Cineclub. Viene confermata inoltre la possibilità (in presenza di posti disponibili in sala dopo l’ingresso dei tesserati) anche ai non iscritti di assistere alle singole proiezioni dei film in programma con il pagamento di un biglietto di € 6,00.
Ma veniamo al piatto forte: il programma [al cinema in formato cartaceo e cliccando qui in pdf, insieme alle schede filmografiche dei primi dieci film (cliccando qui in pdf).
Programma che si apre il 15 settembre con BUENA VISTA SOCIAL CLUB, un ‘musicumentary’, tra le opere migliori di Wim Wenders che conferma la sua abilità nell’estrarre dalla realtà documentaria l’intima essenza dei personaggi che rappresenta. E accende un faro sulla cultura e la vitalità del popolo di un’isola attualmente sotto assedio energetico e finanziario.
Un film restaurato d’apertura, com’è tradizione da diversi anni, e poi tutti recenti gli altri film in programma. Eccoli qui di seguito:
15 e 17 Sett. 2026 BUENA VISTA SOCIAL CLUB di Wim Wenders (Germania-Cuba, 1998, RESTAURATO)
22 e 24 Sett. 2026 DOMANI INTERROGO di Umberto Carteni (Italia, 2025)
29 Sett.e 1 Ott. 2026 HAMNET – NEL NOME DEL FIGLIO di Chloè Zhao (G.B.-U.S.A., 2026)
6 e 8 O t t . 2 0 2 6 MIO FRATELLO È UN VICHINGO di Anders Thomas Jensen (Danim.-Svezia, 2026)
13 e 15 Ott. 2026 NOUVELLE VAGUE di Richard Linklater (Francia, 2025)
20 e 22 Ott. 2026 L’AGENTE SEGRETO di Kleber Mendonça Filho (Brasile-Francia, 2025)
27 e 29 Ott. 2026 RENTAL FAMILY – NELLE VITE DEGLI ALTRI di Hikari (U.S.A.-Giappone, 2025)
3 e 5 N o v. 2 0 2 6 FINALE: ALLEGRO di Emanuela Piovano (Italia-Francia, 2026)
10 e 12 Nov. 2026 IL CASO 137 di Dominik Moll (Francia, 2025)
17 e 19 Nov. 2026 L’HANGAR ROSSO di Juan Pablo Sallato (Cile-Argentina-Italia, 2026)
24 e 26 Nov. 2026 PICCOLO MIRACOLO di Guido Chiesa (Italia, 2026)
1 e 3 D i c . 2 0 2 6 A CENA CON IL DITTATORE di Manuel Gòmez Pereira (Spagna-Francia, 2025)
15 e 17 Dic. 2026 ULTIMO SCHIAFFO di Matteo Oleotto (Italia-Slovenia, 2025)
12 e 14 Genn. 2027 IL PRIGIONIERO di Alejandro Amenàbar (Spagna-Italia, 2025)
19 e 21 Genn. 2027 RITORNO A BUENOS AIRES di Marco Bechis (Italia-Brasile, 2026)
26 e 28 Genn. 2027 AMARGA NAVIDAD di Pedro Almodòvar (Spagna, 2026)
16 e 18 Febbr. 2027 THE TEACHER di Farah Nabulsi (G.B.-Qatar-Francia-Palestina, 2023)
23 e 25 Febbr. 2027 SIRAT di Oliver Laxe (Spagna-Francia-Marocco, 2025)
2 e 4 Marzo 2027 SE DOMANI NON TORNO di Paola Randi (Italia, 2026)
9 e 11 Marzo 2027 NO GOOD MEN di Shahrbanoo Sadat (Germ.-Francia-Norvegia-Danim.-Afghanistan, 2026)
16 e 18 Marzo 2027 DIO RIDE di Giovanni Veronesi (Italia, 2026)
23 e 25 Marzo 2027 BUS 47 di Marcel Barrena (Spagna, 2024)
6 e 8 Aprile 2027 ZUSTISSIA di Francesco Pirsa (Italia, 2026)
13 e 15 Aprile 2027 LA MIA STRADA di Andrea Icardi (Italia, 2026)
20 e 22 Aprile 2027 YELLOW LETTERS di Ilker Çatak (Germania-Francia-Turchia, 2026)
27 e 29 Aprile 2027 SALUTE! di Riccardo Milani (Italia, 2026)
4 e 6 Maggio 2027 NO OTHER CHOICE di Park Chan-wook (Corea del Sud, 2025)
11 e 13 Mag. 2027 NELLA GIOIA E NEL DOLORE di Ferzan Ozpetek (Italia-Turchia, 2026)
18 e 20 Mag. 2027 CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI di Jean Pierre Jeunet (Francia, 2026)
25 e 27 Mag. 2027 FJORD di Cristian Mungiu (Norvegia-Romania-Danimarca-Finlandia-Svezia, 2026)
Anche in questa nuova edizione il Cineclub conta di proporre occasioni di incontro in sala con critici, registi e interpreti di alcuni film in programma e di interazione delle proiezioni con altri eventi nella città.
Presentazione dei film in programma nella 64a edizione presso il cinema Splendor Boaro dal 15 settembre 2026 al 27 maggio 2027
Come di consueto, anche questa 64a edizione si apre con un film restaurato, molto più “giovane” però (ha solo 28 anni) rispetto a quello di 100 anni che apriva la precedente edizione. Si tratta di Buena Vista Social Club, “uno dei più bei film musicali di tutti i tempi, felicemente caratterizzato da una sorta di sparizione della macchina da presa nell’approccio con un’effervescente realtà psicologica, musicale e socioantropologica” (per usare le parole di Tullio Kezich su ‘Il Corriere della Sera’ dell’8/5/1999). Una delle opere migliori di Wim Wenders che accende un faro sulla cultura e la vitalità del popolo di un’isola attualmente sotto assedio energetico e finanziario.
Siamo in settembre, sono da poco riaperte le scuole ed ecco un film di Umberto Carteni, Domani interrogo, che ci porta nel liceo di un quartiere romano dove un’insegnante di inglese si trova alle prese con una classe molto difficile e con la scelta tra scappare, fregarsene o entrare disarmata in quella “gabbia di leoni”.
Molti l’avranno già visto e volentieri rivedranno uno dei film più belli, coinvolgenti e interessanti della passata stagione: Hamnet – Nel nome del figlio con il quale Chloé Zhao porta sullo schermo il bestseller di Maggie O’Farrell: un mélo tragico e sanguigno, di rara potenza, fisica ed emotiva, per rintracciare il dolore dietro al genio di Shakespeare.
Dopo un film emotivamente forte, la settimana successiva ci vuole Mio fratello è un vichingo, una commedia dark del danese Anders Thomas Jensen che si muove tra situazioni assurde e grottesche, riuscendo a trasformare anche i più tragici momenti in exploit comici e, insieme, a ragionare sull’immagine che gli altri hanno di noi.
Immancabile un film sul cinema, un omaggio a un momento chiave della sua storia: Nouvelle vague del texano Richard Linklater, racconto appassionato e appassionante della realizzazione di Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard, film-simbolo di quella “nuova ondata” che, partita da Parigi nel 1959, cambierà la storia del cinema.
Dall’Europa al Brasile con un thriller molto particolare, premiato a Cannes per miglior regia e miglior attore protagonista, L’agente segreto con il quale Kleber Mendonça Filho torna a Recife, sua città di nascita. Ambientato nel 1977, negli anni di maggiore violenza della dittatura militare, il film ha anche il merito non seppellire nell’oblio quanto accaduto in Brasile nei 21 anni del “regime dei Gorillas”.
Dal Brasile al Giappone, tra le architetture di Tokyo e la natura incontaminata, con Rental Family – Nelle vite degli altri, il delizioso emozionante dramedy di Hikari con protagonista un attore “a noleggio”, che va oltre il copione e, nell’era dell’individualismo sfrenato, richiama il bisogno di relazioni umane autentiche.
Si torna in Italia, a Torino, con Finale: Allegro di Emanuela Piovano, regista eporediese di adozione (che sarà ospite in sala per dialogare col pubblico), liberamente ispirato al romanzo “L’età ridicola” di Margherita Giacobino. Il film ha per protagonista una donna (interpretata con straordinaria eleganza e naturalezza da una magnifica Barbara Bouchet) vicina al fine vita, ma il suo racconto non è triste, come peraltro anticipa il titolo, anche perché al centro c’è la dignità che le persone vogliono e possono mantenere nel corso di tutta la loro esistenza.
Parte invece da un ventenne colpito dalla polizia durante una manifestazione a Parigi Il caso 137, film di Dominik Moll: analisi della polarizzazione fra polizia e società civile, che considera e rappresenta le ragioni di tutti, raccontando in modo originale il rapporto di sfiducia che si è instaurato fra cittadini e forze dell’ordine.
Nella settimana successiva l’esordio nella fiction del regista cileno Juan Pablo Sallato che con L’hangar rosso torna ai giorni del golpe cileno del 1973, con un dramma morale intenso su un tema che è certamente attuale perché le circostanze storiche e politiche in cui viviamo ce lo ripropongono: il tema della responsabilità personale di fronte all’ingiustizia.
Dopo due drammi, una favola con il ruolo da protagonisti di Greta Scarano (la ricordiamo come regista di La vita da grandi proposto nella passata edizione) e Marco D’Amore che in Piccolo miracolo “rifanno Cenerentola nella periferia romana”: tra speculazione edilizia, buoni sentimenti e la regia raffinata di Guido Chiesa.
Dalla favola a un certo tipo di commedia che era un filone glorioso del cinema italiano e che ora tocca andare in Spagna per ritrovarla: il racconto storico riletto o interpretato attraverso un umorismo acido, a volte caustico, comunque poco consolatorio. Che è quanto si ritrova in A cena con il dittatore, film con cui Manuel Gómez Pereira scherza con i fanti e non lascia stare i santi che, in questo caso, sono i fantasmi della nazione e la memoria sempre viva di una stagione cupa: il regime franchista che ha dominato in Spagna dal 1939 al 1975.
Prima della pausa per le feste di fine anno, una originale declinazione del film natalizio è Ultimo schiaffo di Matteo Oleotto, che mescola commedia e crime, con protagonisti Petra e Jure, due giovani fratelli in un paesino friulano innevato con pochi abitanti, al freddo e in ristrettezze economiche, alla ricerca continua di trovare il modo per guadagnare. Un film che racconta le difficoltà del presente (la crisi economica), accenna alle notizie da cui si è spesso bombardati (i “true crime”), sempre seguendo il punto di vista dei due protagonisti, nomadi nella loro stessa terra.
È Il prigioniero a riprendere la programmazione nell’anno nuovo, film con il quale il regista, sceneggiatore e compositore musicale spagnolo-cileno Alejandro Amenábar racconta le avventure giovanili di Miguel de Cervantes, che diventerà l’autore di Don Chisciotte, ma nel 1575, prigioniero ad Algeri, è solo un giovane in fuga dal sospetto di aver intrattenuto una relazione omosessuale con il suo maestro di lettere. Con una messa in scena sontuosa il film racconta anche il potere delle storie di sottrarci alla sottomissione.
Da Algeri del 16° secolo a Buenos Aires del 2008 dove, dopo 33 anni trascorsi in Italia, ritorna Mariano Guerra per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. Il suo, però, non è il ritorno di un eroe in cerca di rivalsa, ma il viaggio doloroso di un uomo costretto a confrontarsi con il peso del proprio passato e con ciò che significa essere rimasto vivo. In concorso al Festival di Venezia 2026, Ritorno a Buenos Aires diretto da Marco Bechis (regista dell’indimenticabile Garage Olimpo), riporta alla tragedia della dittatura argentina del generale Videla che fece sparire circa 30.000 oppositori politici, noti come desaparecidos.
Da una profonda ferita alla crisi creativa di un regista pronto a vampirizzare la sua vita reale. Il regista in questione è Pedro Almodóvar che, con Amarga Navidad, ci catapulta come sempre nel suo mondo colorato e iperrealista, riflettendo su sé stesso attraverso due storie che si alternano: la prima con protagonista una regista di spot pubblicitari ambientata nel 2004, la seconda su uno sceneggiatore e regista che si svolge nel 2026.
Da un regista che mostra sé stesso a una regista, Farah Nabulsi, britannica di origine palestinese, che realizza The Teacher: un professore diviso tra impegno politico e insegnamento, tra azione e processi per ottenere giustizia in Palestina dove, sulle montagne della Cisgiordania coperte di ulivi, l’esercito israeliano abbatte le case e arresta chiunque resista. Film realizzato nel 2023, prima del 7 ottobre, certamente meno tragico rispetto alla realtà attuale di sterminio, testimonia quanto sia antica la negazione sistematica della possibilità di esistenza del popolo palestinese e quanto, da sempre sostenuta e oggi addirittura incentivata dal governo e dall’esercito, la “criminalità legalizzata” dei coloni israeliani che distruggono case e colture minacciando, uccidendo e ostacolando in ogni modo la vita dei palestinesi.
Dagli ulivi della Palestina al deserto marocchino con Sirāt (in arabo strada), lungometraggio di Óliver Laxe con un impatto audiovisivo fortissimo nel quale un uomo in cerca della figlia scomparsa raggiunge un rave nel deserto insieme a suo figlio e, quando i due si uniscono a un gruppo di raver diretto a un’altra misteriosa festa, la loro ricerca si trasforma in un aspro viaggio esistenziale.
Intorno all’otto marzo due settimane con film di registe con donne protagoniste. Si comincia con Se domani non torno, diretto da Paola Randi, tratto dal libro “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia” di Gino Cecchettin e Marco Franzoso. Una famiglia come tante, Gino Cecchettin e i suoi figli: il più piccolo Davide al liceo, la grande Elena che è all’estero a studiare e Giulia che sta per laurearsi. Ma l’11 novembre 2023 Giulia scompare e niente è più come prima. Inizia un incubo che non credevano potesse accadere a loro. La storia di un’assenza gigantesca e di come una famiglia come tante trova la forza di trasformare un inimmaginabile dolore privato in un grido collettivo d’impegno per il cambiamento. Perché storie come questa non debbano più essere raccontate.
Una donna afghana, Naru, operatrice televisiva a Kabul, divisa tra la passione per il suo lavoro e la lotta per la custodia del figlio, è la protagonista del film della regista afghana Shahrbanoo Sadat No Good Men ambientato in Afghanistan poco prima del ritorno al potere dei talebani. Naru ha imparato a difendersi ed è sempre più convinta che nel suo paese non esistano uomini per bene. Una commedia coinvolgente contro un regime e un sistema che opprime donne e oppositori politici.
Un salto nello spazio e nel tempo con Dio ride nel quale Frate Leopoldo da Casamacchia (interpretato da Pierfrancesco Favino) parla di Dio come nessuno aveva fatto prima di lui, racconta il Vangelo con una gioia contagiosa portando, a chi lo ascolta, sollievo e speranza. Ma la Chiesa predica in latino e governa attraverso la paura, perciò il più autorevole inquisitore del tempo, incaricato dal Papa, imbastisce un processo che si trasforma in un confronto inatteso, destinato a mettere in discussione convinzioni che sembravano incrollabili. Una commedia di Giovanni Veronesi che ricorda come si possa spegnere una voce, ma non ciò che quella voce ha lasciato negli altri.
Si va nella Spagna del 1978, durante la Transizione democratica, con Bus 47 che reinterpreta fatti realmente accaduti: la lotta del quartiere Torre Baró di Barcellona che secondo il governo locale non poteva essere raggiunto dai mezzi pubblici, mentre un autista della linea 47 decide di dirottare un autobus per portare i residenti nel quartiere. Una storia di rivalsa sociale, contro il disprezzo subito dalle comunità nelle periferie, che il regista Marcel Barrena riesce a rendere in una forma cinematografica emotivamente piena.
Un’altra ingiustizia, decisamente più grave e personale, è quella subita da Beniamino Zuncheddu ingiustamente detenuto per 33 anni perché ritenuto colpevole nel 1991 di un triplice omicidio avvenuto sui monti del Sud Sardegna. Assolto definitivamente il 26 gennaio 2024, il film Zustissia di Francesco Piras racconta la storia del più longevo errore giudiziario della storia italiana, della tenace battaglia condotta dall’avvocato Mauro Trogu (Michele Riondino) per ottenere la revisione del processo. Film tratto dal libro di Mauro Trogu e Beniamino Zuncheddu dal titolo “Io sono innocente”.
Scoperto con Onde di terra nella passata edizione del Cineclub, torna con La mia strada (al momento ancora in lavorazione) il regista Andrea Icardi, che contiamo di avere nuovamente ospite in sala. Una scelta, questa di inserire nel programma un film di cui si sa ancora poco o nulla, basata sulla fiducia nel cinema strettamente legato al territorio che questo regista ha fatto apprezzare con il film sui bacialè (mediatori di matrimoni) nelle Langhe degni anni ‘70.
Anche İlker Çatak (autore del pluripremiato La sala professori, programmato nella 62a edizione del Cineclub), tedesco di origine turca, è legato alla sua terra e con Yellow Letters ci porta nel regime di Erdogan (dove le “lettere gialle” del titolo sono quelle con cui il governo turco comunica azioni legali contro i suoi cittadini) attraverso la storia di una coppia di mezza età, lei attrice di teatro, lui drammaturgo e docente universitario, entrati nel mirino delle autorità come oppositori del regime.
Di Riccardo Milani, regista di La vita va così ambientato in Sardegna proposto nella passata edizione, è Salute!, film sul tema della sanità girato in Molise. Il film è ancora in lavorazione ma c’è da credere che, con Antonio Albanese e Virginia Raffaele come interpreti protagonisti, il tema sarà affrontato con il tono da commedia, ma con momenti “molto intensi e belli, in cui l’umanità esce fuori”, così promette il regista.
Una società del lavoro in tragico mutamento è al centro di No Other Choice del sudcoreano Park Chan-wook che gira una commedia nerissima partendo da uno specialista nella produzione di carta per il quale il lavoro è ciò che dà forma alla sua identità. Licenziato senza alcun preavviso vedrà la sua vita precipitare e perciò prende una decisione “Se non c’è un posto per me, troverò un modo per farmi spazio da solo”. Ma fin dove sarà disposto a spingersi, se non c’è altra scelta?
Non si sa ancora nulla di Nella gioia e nel dolore, prossimo film diretto da Ferzan Özpetek, se non che racconta la storia di una diva del cinema, di un gruppo di amici, del valore dei ricordi, della forza dell’amore e dell’amicizia contro il tempo. Ma si tratta di un autore che raramente delude e confidiamo che saprà meritarsi la fiducia dimostrata nel programmare “a scatola chiusa” il suo nuovo film.
Fiducia che è alla base anche della programmazione di Cambiare l’acqua ai fiori tratto dal romanzo omonimo di Valérie Perrin diventato un successo mondiale e diretto da Jean-Pierre Jeunet, regista dell’indimenticabile Il favoloso mondo di Amélie e di molti altri film caratterizzati da un umorismo eccentrico e farsesco unito a immagini surrealiste. Romanzo e regista assicurano che la fiducia sia ben riposta. La storia è nota: Violette Toussaint è la guardiana di un cimitero e la sua routine quotidiana è scandita dalle confidenze di quanti vanno a riscaldarsi nella sua casa, dove risate e lacrime si mescolano tra una tazza di caffè e l’altra. Un giorno bussa anche un commissario di polizia che ha delle domande su una coppia che riposa nel cimitero. L’indagine ha inizio e i legami tra i vivi e i morti vengono alla luce, e alcune anime che si pensavano oscure si rivelano luminose.
A chiudere la stagione il film Palma d’Oro al Festiva di Cannes di quest’anno: Fjord del romeno Cristian Mungiu che, come nel precedente Animali selvatici (programmato in una precedente edizione del Cineclub), si concentra sulle tensioni invisibili in seno a una comunità, su come la miccia del sospetto deflagri rapidamente in incendio. Da sempre attento alle intolleranze e alle contraddizioni in seno alla società, Mungiu abbandona il suo stile ansiogeno con camera a mano per delineare in terra norvegese uno scontro sul tema dell’educazione dei figli tra due famiglie vicine in un villaggio situato in un fiordo remoto.
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