Il 26 agosto gli Stati Uniti hanno inserito il collettivo italiano Autistici/Inventati nella lista OFAC degli Specially Designated Global Terrorists. La misura, annunciata dal Dipartimento di Stato e dal Tesoro, usa l’Executive Order 13224, lo stesso quadro sanzionatorio impiegato contro chi finanzia, assiste o fornisce supporto materiale, finanziario o tecnologico al terrorismo.
Nel 1999, sull’onda del movimento no-global, nasce una rete di mezzi di comunicazione di massa indipendenti (Independent Media Center, nota come Indymedia). Significativo il motto di Indymedia: “don’t hate the media, become the media” (non odiare i media, diventa i media). Nascono così centinaia di “nodi” indipendenti di una rete globale, ogni nodo si autogestisce. L’organizzazione è non-gerarchica: un esempio di modello decentrato e partecipativo. Anche Wikipedia (nata nel 2001), l’enciclopedia partecipata, adotta lo stesso modello, ma i nodi Indymedia offrono servizi diversi: newsletter, blog, mail, etc.
All’interno di questa galassia nasce nel 2001 il nodo “autistici/inventati”, nome scelto per sottolineare la costruzione di strumenti di comunicazione autonomi e alternativi alle Big Tech che ormai dominano il web. Da allora il sito autistici.org, autogestito da volontari, ha offerto servizi a migliaia di persone e organizzazioni che contribuiscono con donazioni. I servizi vengono spesso utilizzati da movimenti per i diritti umani e per la pace, collettivi, associazioni e persone che si ispirano all’antifascismo, piccole associazioni, ONG, etc. Il 28 Agosto 2026 il sito autistici.org diventa irraggiungibile, sparito dal web. Il 6 Settembre 2026 il collettivo che gestisce il sito annuncia la sua chiusura. Cosa è successo? “antifa” diventa illegale.
Un passo indietro, un anno prima, il 22 Settembre 2025 un ordine esecutivo del presidente degli USA definisce “antifa” come organizzazione terroristica, anche se non esiste formalmente una tale entità. Viene così criminalizzato qualunque movimento che, anche solo genericamente, si ispiri all’antifascismo. Il 26 Agosto del 2026 il Dipartimento del Tesoro USA, tramite il suo Office of Foreign Asset Control (OFAC) che si occupa di sicurezza nazionale, aggiorna le sue liste Specially Designated Nationals and Blocked Persons List (SDN) contenenti entità considerate nemici degli USA. Questo aggiornamento è accompagnato da un comunicato stampa che annuncia l’inserimento nella lista SDN di autistici.org: “Designation of Autistici/Inventati as a Specially Designated Global Terrorist: Autistici/Inventati (A/I Collective) is an Italy-based extremist group that builds and operates the digital infrastructure for violent Antifa cells and other far-left militants across the world.” (Designazione di Autistici/Inventati come terrorista globale: Autistici/Inventati è un gruppo estremista con sede in Italia che realizza e gestisce l’infrastruttura digitale per cellule violente di Antifa e altri militanti di estrema sinistra in tutto il mondo).
Da notare che misure simili erano già state prese nei confronti di Francesca Albanese, relatrice ONU per la Palestina e per i giudici della Corte Penale Internazionale. Il sito autistici.org scompare dal web Uno dei talloni di Achille di Internet è il sistema della gestione dei nomi dei domini, ovvero il DNS (Domain Name System).
Un computer (sito web) per poter fare parte della rete deve dotarsi di un indirizzo fisico (una serie di numeri) ma gli utenti con difficoltà potranno usare un indirizzo numerico complicato da memorizzare, molto più facile usare un nome: ad esempio per accedere al sito INPS basta ricordare www.inps.it (o digitarlo su un qualsiasi motore di ricerca); molto più complicato sarebbe doversi ricordare l’indirizzo fisico dell’INPS, come “151.101.131.10”. Ovviamente non possono esistere due siti con lo stesso nome: emerge la necessità di avere un unico registro con tutti i nomi già usati, ma chi gestisce questo registro? Dipende dal nome scelto, ad esempio: un nome che finisce per “.org” come “autistici.org” è gestito da una organizzazione con sede in Virginia (USA), il Public Interest Registry (PIR); un nome che finisce per “.it” come “www.inps.it” è gestito dall’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IIT-CNR) a Pisa; un sito che finisce con “.eu” come “www.politico.eu” è gestito dall’organizzazione EURid (European Registry for Internet Domains), con sede a Diegem, in Belgio, etc.

Il 28 Agosto 2026 l’amministrazione USA ordina all’organizzazione PIR in Virginia, gestore del dominio “.org”, di disattivare il sito web autistici.org che diventa immediatamente irraggiungibile, scompare dal web. Senza nessuna autorizzazione, senza nessun ordine giudiziario né in Italia, né in Europa. Bloccati i pagamenti online PayPal è un’impresa statunitense fondata nel 2001 da Peter Thiel, Elon Musk e altri, con sede a San José, in California. Offre servizi di pagamento online tramite carte di credito (come Visa, Mastercard, American Express), chi paga (il mittente) fornisce i dati della sua carta a PayPal che gestirà il pagamento a chi incassa (al destinatario). In questo modo i dati sensibili della carta di credito non vengono visti dal destinatario, li registra solo PayPal che ovviamente richiede una commissione per il servizio. PayPal veniva usata da autistici.org per raccogliere le donazioni delle persone e delle organizzazioni che usavano la piattaforma o che volevano supportare i gestori del sito per coprire le spese.
Quando arriva l’ordine da Washington ovviamente PayPal chiude immediatamente il conto di autistici.org per conformarsi alle sanzioni dell’amministrazione USA. I fondi presenti sul conto sono “congelati”. Anche questo senza nessun ordine giudiziario né in Italia, né in Europa. D’altra parte autistici.org aveva anche un conto corrente su Banca Etica che ha comunicato la sospensione del conto per non incorrere anch’essa in misure di restrizione da parte dell’amministrazione statunitense. Nel comunicato scrive: “… una banca italiana che mantenga rapporti con un soggetto inserito nelle liste OFAC, potrebbe essere oggetto di “sanzioni secondarie” che implicano la cessazione di ogni servizio erogato da intermediari statunitensi: questo implicherebbe per tutti i clienti di Banca Etica l’impossibilità di utilizzare carte di credito e carte di debito (che oggi dipendono da un sostanziale monopolio di operatori USA) …”.
Nello stesso tempo Banca Etica ha “condannato con forza l’utilizzo dell’inserimento nelle liste OFAC per finalità politiche…” e ha chiesto “ancora una volta e con maggior forza che le istituzioni politiche europee e nazionali contrastino l’abuso di tali strumenti, affinché cittadini e cittadine e organizzazioni europee non siano bersaglio di un utilizzo improprio di tali sanzioni”. La richiesta di Banca Etica, già espressa nel caso di Francesca Albanese, non ha avuto risposte dalle istituzioni né italiane, né europee
Le domande aperte
La vicenda ha aperto una serie di domande a livello sia politico che tecnologico. Le infrastrutture digitali che si danno per scontate, finché funzionano restano nell’oscurità, quando non funzionano dimostrano la loro fragilità e la loro “non-neutralità”. Come si possono immaginare servizi digitali basati su tecnologie “conviviali” (aperte, comunitarie, decentrate e interoperabili)?
Come si possono creare questi servizi senza avere strutture centralizzate negli USA?
Come si possono mantenere i dati sotto il controllo degli utenti (es. in Europa) evitando l’uso che ne fanno le Big Tech (per calibrare le loro IA militari)?
Come si possono scegliere servizi di pagamento che non dipendano da imprese come PayPal?
Come possono le autorità italiane e europee garantire i conti correnti delle persone e delle
organizzazioni?
Esistono delle realtà (a livello personale, a livello di comunità, a livello istituzionale) che hanno avviato questo tipo di transizione verso una “sovranità digitale”?
Come scrivono Giuseppe Allegri e Emanuele Braga su il manifesto del 27 Settembre 2026: “Le tre autonomie che mancano all’Europa. Se non vuole dissolversi, l’Unione deve riprendere il controllo politico, finanziario e digitale che ha ceduto agli Stati uniti.
Come dimostra il caso Autistici/Inventati”. Il sogno di Indymedia “don’t hate the media, become the media” (non odiare i media, diventa i media) è ancora e sempre più attuale.
Norberto Patrignani