Crisi call center in Piemonte. Konecta solo la punta dell’iceberg che si sta sciogliendo

Dopo il trasferimento forzato a Torino dei lavoratori Konecta di Ivrea e Asti, anche altre due aziende piemontesi, Tecnocall e Mediacom, subentrate in Iren dopo Konecta, annunciano esuberi per il 50% dei dipendenti. Il settore dei Call Center mostra tutte le sue criticità.

Negli anni 90 in Piemonte nascevano i primi call center, un nuovo settore che fu in grado di assorbire gli espulsi dalle industrie che cominciavano a dare segni di cedimento e anche giovani in attesa di un lavoro “vero”. Ivrea e Torino, in pieno declino industriale con le crisi di Olivetti e Fiat, si trasformarono nei poli di questa “economia dei servizi”, fatta di open space “in batteria”, cuffie in testa e contratti flessibili. Con i call center, a causa anche agli scellerati tagli sui diritti dei lavoratori, si conosce la precarietà nel lavoro. A trent’anni di distanza, nessun nodo critico di quel settore si è sciolto, al contrario, oggi quel modello mostra tutta le sue fragilità strutturali che si riversano su lavoratori e lavoratrici, ma anche sui territori inevitabilmente impoveriti da un’impresa vorace in grado di creare deserti occupazionali.

La crisi dei Call Center in Piemonte

Si aggrava la crisi occupazionale nel settore dei call center in Piemonte. Nelle ultime settimane, alla chiusura annunciata delle sedi Konecta di Ivrea e Asti, che comporterà 1.100 trasferimenti forzati e 150 esuberi, si aggiunge l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo per le aziende Tecnocall e Mediacom subentrate a Konecta nella commessa IREN Mercato. Tagli giustificati con la riduzione dei volumi di attività previsti dalla gara. In poche parole, Iren non garantisce il lavoro promesso.

Così, mentre la politica regionale si riempie spesso la bocca di “innovazione” e “transizione digitale”, tra le scrivanie e le cuffie di Asti e Ivrea si consuma un dramma sociale che ha il sapore amaro della deindustrializzazione. Sono circa 1250 le lavoratrici e i lavoratori coinvolti che vedono oggi il proprio futuro appeso a un filo tra esuberi dichiarati e trasferimenti che sanno di espulsione.

La strategia di Konecta è chiara: svuotare le sedi di Ivrea (700 dipendenti) e Asti (400) per accentrare le attività a Torino sperando di perdere nella manovra un buon numero di lavoratori. Sulla carta è una “scelta organizzativa”, nella realtà è una barriera insormontabile. Per un operatore di call center, con un salario che spesso sfiora appena la soglia della dignità, il costo del pendolarismo e il tempo sottratto alla famiglia non sono variabili economiche, ma sentenze di condanna. Questo l’azienda lo sa bene.
Ormai in molti definiscono la manovra di Konecta un “licenziamento mascherato”, alcuni media la chiamano “espulsione dolce”: se non puoi permetterti di andare a lavorare, sei costretto a dimetterti. E i territori? Ivrea e Asti rischiano di perdere, in un colpo solo, presidi occupazionali fondamentali, aggravando una crisi di identità produttiva che dura da anni.

Da stigmatizzare anche la mancanza di responsabilità sociale di una società pubblica quale è Iren.
La multiutility di energia e gas, della quale anche il Comune di Torino è socio, distribuisce oltre 160 milioni di euro di dividendi e si permette di non mantenere i volumi di lavoro previsti dal bando pur sapendo che questo comporta il sicuro licenziamento di lavoratrici e lavoratori. Si parla di riduzione di lavoro dovuta anche all’introduzione dell’intelligenza artificiale.

«È inaccettabile che centinaia di famiglie siano sballottate da una azienda all’altre per inseguire le commesse e poi bollate come esuberi e quindi licenziate. L’IA va governata per migliorare le condizioni di lavoro, non usata come scure per tagliare posti di lavoro e alimentare la precarietà», denuncia in un comunicato Rifondazione Comunista.

Dalla segreteria regionale ai circoli territoriali, il Prc chiede un cambio di rotta radicale. L’ammonizione alla Regione Piemonte è netta: “non bastano i soliti voucher formativi o i corsi di riqualificazione “di cortesia” che spesso arrivano a giochi già fatti e che si sono rivelati inefficaci in tante vertenze passate“.

Le richieste del Prc sono chiare e tutte nella direzione della necessità di un intervento strutturale del settore dei Call center. Intervento che doveva essere fatto decenni fa, quando i call center passarono dall’essere luoghi di lavoro temporaneo per giovani universitari o in attesa di un “vero” lavoro a unica alternativa di lavoro per tanti territori, Ivrea fra questi.

Intanto si può partire da tre passaggi, indicano in Rifondazione:

  • Stop alle esternalizzazioni selvagge nel settore pubblico
  • Freno alle delocalizzazioni e alla logica del massimo ribasso sulle spalle di lavoratori e lavoratrici
  • Piani di riqualificazione reale per assorbire l’impatto dell’IA senza espellere lavoratori e lavoratrici dalle aziende

La presenza di Rifondazione Comunista al fianco di lavoratori e lavoratrici

Per tutta la settimana, delegazioni del PRC saranno presenti con volantinaggi e presidi davanti alle sedi di Asti, Ivrea e Torino. L’obiettivo è chiaro: “trasformare la disperazione individuale dei lavoratori in una battaglia collettiva per la dignità occupazionale“.

cp