Il salto della quaglia di Ballurio e la strategia dello struzzo del PD eporediese “ricostituito”

Senza fine le convulsioni in casa PD e dintorni: prima Ballurio (e annessi e connessi), poi la vicenda degli 11 che si dimettono dal direttivo, poi la decisione di MDP di correre da solo, poi i problemi con i Moderati e ora (ultimo in ordine di tempo) il Circolo Brat che propone di “ripartire da capo” con MDP che coglie la palla al balzo.

Poteva sembrare che l’operazione avviata il 27 marzo, di ricostituzione del direttivo attraverso la “surroga” di 14 dimissionari (su 30 componenti), come previsto dal regolamento del partito, avrebbe messo fine alle convulsioni nel PD di Ivrea e aperto la fase della campagna elettorale per le amministrative del 10 giugno.

Evidentemente così non è stato e non è. Innanzitutto perché, contrariamente a quanto indicato dal nuovo direttivo nel suo comunicato (la costruzione «attorno alla candidatura a Sindaco di Maurizio Perinetti di un’ampia coalizione di forze che possa vedere, accanto al PD e alla Lista civica “Ivrea + Bella”, la presenza di una lista dei Moderati e di Liberi e Uguali») non era (e non è) affatto scontato che i Moderati (a Ivrea con Ballurio, a livello nazionale col PD) fossero (e siano) disponibili, né che lo fosse “Liberi e Uguali”, peraltro con una parte, “Sinistra Italiana”, già impegnata nella coalizione con “Viviamo Ivrea”. E infatti, a pochi giorni dal direttivo PD, il 31 marzo, il segretario eporediese di MDP annuncia: «Noi di Mdp, preso atto dell’impossibilità di presentarci alle elezioni amministrative di Ivrea con il Simbolo di Liberi e Uguali, abbiamo deciso di presentare una nostra lista Civica caratterizzata a Sinistra con candidata a Sindaco la Dottoressa Patrizia Presbitero». Anche perché «questo PD a Ivrea continua ad avere l’illusione di essere autosufficiente» e non ha cercato alcun coinvolgimento di MDP «se non per chiederci in modo generico un appoggio al primo turno».
E pure il “colpo” dell’annuncio della candidatura nella lista del PD al Comune di Ivrea del noto chirurgo Mauro Salizzoni (peraltro già in predicato per la candidatura a presidente della Regione Piemonte alle elezioni del prossimo anno) è visto da MDP come un passaggio che avrebbe dovuto essere condiviso, in quanto «esponente sempre stato di area di Sinistra».

Intanto, sul metodo utilizzato per ricostituire il direttivo (e la nuova segreteria) del Circolo eporediese del PD, oltre all’ex parlamentare Giorgio Panattoni, sono tornati a farsi sentire i dimissionari” che lamentano il fatto che il direttivo del 27 marzo avrebbe dovuto essere aperto «ma non ne è stata data notizia agli iscritti» nonostante «la maggioranza uscita dal congresso non esiste più» e tanto più che «le surroghe al direttivo sono avvenute anche fuori dalle liste presentate dal congresso». Concludendo con: «forse sono stati rispettati i commi del regolamento, certo non quelli della trasparenza».

Passano pochi giorni e sul modo con cui «una vasta area di sinistra e centro sinistra» si presenta alle elezioni comunali di Ivrea interviene il Circolo Brat (del quale fanno parte iscritti ed ex iscritti al PD quali l’assessore Vino e l’ex segretario PD Buracco) con un appello per la costruzione di «uno spazio di confronto tra tutte quelle forze che riteniamo possano ancora trovare le ragioni di un percorso comune. Uno spazio che per noi deve essere aperto al Pd, alle forze che hanno dato vita all’esperienza di Leu, a Rifondazione Comunista, all’Associazione Viviamo Ivrea e alle tante realtà associative che fanno riferimento a valori comuni». Lo stesso Circolo Brat si rende conto che «è molto tardi», ma ritiene che «forse è ancora possibile cominciare a tessere quella tela dell’unità a cui poco si è lavorato».
Poco apprezzato dal gruppo dirigente del PD, che vede in quest’appello un’implicita richiesta di un passo indietro del candidato sindaco Perinetti, l’intervento del Circolo Brat viene invece pienamente accolto dal MDP che condivide l’invito «fatto da Vino e Buracco per “tessere quella tela dell’unità”» e si dichiara pronto e disponibile «purché nessuno ponga veti e vi sia pari dignità per chi siede attorno al tavolo».
Francamente sembra poco probabile che questo appello dell’ultima ora produca un qualsiasi effetto, mentre appare molto probabile che non sia finita qui e che si potrà assistere a un qualche nuovo capitolo di questa saga che vede il PD eporediese, volente o nolente, da diversi mesi nel ruolo di protagonista  Quanto lo sarà alle elezioni del 10 giugno prossimo è invece tutto da scoprire.

Due note “ornitologiche” a margine: il salto della quaglia di Ballurio e la strategia dello struzzo del PD “ricostituito”.

Tra le molte incongruenze che si possono rilevare nelle vicende recenti di quel PD che è stato ed è ancora (per quanto?) “il partito della città”, ce ne sono due macroscopiche.

La prima è l’assenza di qualsiasi parola pubblica sul salto della quaglia di Elisabetta Balllurio, passata, come è noto, da leader vincente del PD alla coalizione delle destre.
Ballurio aveva abituato nel corso degli ultimi anni ai suoi affondi contro la Giunta Della Pepa e successive ritirate, aveva scalato tutto lo scalabile nel partito (era nell’assemblea nazionale, nella segreteria metropolitana di Torino, vincitrice indiscussa del congresso eporediese dell’ottobre scorso con il successo del suo candidato segretario e di suoi 18 membri del direttivo) e si apprestava alla candidatura a Sindaco per il PD quando, inaspettatamente, veniva battuta da Perinetti. Poi la sua uscita dal PD (e le dimissioni da consigliera comunale e da presidente del Consiglio), l’annuncio di una sua lista civica e, infine, l’approdo alla coalizione delle destre con Forza Italia, Lega e Lista dei Cittadini di Tognoli (un po’ più confusa la partecipazione di quest’ultima che proprio in questi giorni, con un comunicato di Tognoli e altri quattro della Lista dei Cittadini, ha abbandonato la coalizione perché non “prevalentemente civica”, mentre è rimasto Antonio Cuomo che, insieme a Elisabetta Ballurio, Giuliano Balzola, Diego Borla, Fabio Cordera e Tommaso Gilardini, firma una risposta di “ringraziamento” ad Alberto Tognoli per il contributo dato, «certi che non mancherà il modo di collaborare»).
Solo alcuni dei suoi sostenitori l’hanno seguita in questo ultimo passaggio, ma nessuno di quanti sono rimasti nel PD ha sentito la necessità e valutato l’opportunità di una parola pubblica in merito alle scelte della loro leader, a questo “salto della quaglia” che, per quanto post-ideologici si voglia essere, nella sua rapidità evidenzia la pochezza di idealità e un attaccamento al ruolo pubblico ai limiti del patologico. Un trasformismo che in salsa locale risulta particolarmente odioso.

La seconda è il comportamento del “ricostituito” PD fermo ad aspettare che passi la buriana, forse convinto che, comunque, per effetto della frammentazione delle liste e coalizioni che si presenteranno alle elezioni del 10 giugno, riuscirà ad arrivare al ballottaggio e poi magari anche a vincerlo. Un gruppo dirigente del PD che sembra mostrarsi estraneo e superiore (alimentando così l’immagine della “cupola” e delle decisioni prese nelle “case dei pochi che contano”) alle “grida” che, per quanto scomposte e discutibili possano essere, segnalano un travaglio che attraversa il corpo di iscritti, militanti ed ex militanti del partito.
E’ vero che si tratta solo di un modo di dire e che non è vero che lo struzzo nasconda la testa sotto la sabbia in caso di pericolo, pensando così, non vedendolo, di evitare di subire il danno, ma rimane l’immagine più appropriata per definire l’atteggiamento del gruppo dirigente del PD eporediese.

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