Svegliarsi adulti, un libro sulla vita di Sandro Delmastro

Lunedì 5 ottobre alle ore 18, nel Saloncino CGIL in piazza Perrone 3 Anpi di Ivrea e Basso Canavese ospita la scrittrice Roberta Mori che presenta il suo libro Svegliarsi adulti, vita di Sandro Delmastro, partigiano e amico di Primo Levi. In dialogo con Franco Di Giorgi

Chi era Sandro Delmastro? Certamente un amico stretto di Primo Levi. Ma anche un capo partigiano, ucciso dai fascisti. E poi, un alpinista. Ma Sandro è impresso nelle menti dei lettori anche e soprattutto come l’indimenticabile protagonista del racconto Ferro nel Sistema periodico di Levi. Chi era quindi la persona in carne e ossa dietro il personaggio? I documenti d’archivio, le lettere, le fotografie e gli scritti inediti lasciano emergere il ritratto di un giovane straordinario e inafferrabile.
Ufficiale di Marina e appassionato di montagna, intellettuale e uomo d’azione, dopo l’8 settembre 1943 Delmastro fu tra i capi della Resistenza a Torino. Se nel Sistema periodico Primo Levi aveva preso una persona reale e le aveva dato dignità letteraria, qui il personaggio letterario è riportato alla realtà. Questa oscillazione tra il Sandro letterario e il Sandro reale dà una tridimensionalità stupefacente alla sua storia, inducendo chi legge a pensare che un così perfetto equilibrio tra finzione e realtà sia l’unica forma possibile per una biografia.

La storia generale è costituita dall’intrico labirintico di storie particolari interconnesse e ogni storia particolare ricomprende in sé, nella sua singolarità, come momento fenomenologico, tutta la storia generale dialetticamente intesa. La recente ricostruzione storica svolta da Roberta Mori (responsabile del settore ricerca e didattica del Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino) ne è la riconferma.
Essa ripercorre i tratti autobiografici del nostro Paese nel periodo della dittatura fascista, a partire dalla vicenda personale e tragica di Sandro Delmastro, giovane comandante partigiano ucciso a soli 27 anni con un’arma da fuoco da un ragazzino della Legione autonoma Ettore Muti a Cuneo il 3 aprile 1944.
Innumerevoli sono le storie che si intersecano all’interno di questa temperie, e tra queste spiccano soprattutto quelle di Sandro Delmastro e di Primo Levi. I due si incontrarono nel 1937 all’università di Torino, iscritti a chimica, a una facoltà scelta non a caso, ma perché ritenevano che la sua materia, la mater materia, fosse essenzialmente antifascista.
Sandro è uno degli amici a cui Levi si sente più affine e del quale in futuro quest’ultimo stilizzerà l’immagine nel capitolo del Sistema periodico dedicato al Ferro. In quelle pagine lo scrittore ne farà un modello esistenziale, un’anima vivente, analoga per certi versi a quella che qualche anno dopo delineerà in Libertino Faussone, ne La chiave a stella, e forse anche nello stesso Mendel, nella figura di partigiano saggio e silenzioso tratteggiata successivamente in Se non ora, quando?.
Li legava non solo l’amore per la montagna, ma anche quella predisposizione spirituale, quel “coraggio silenzioso” (G. Agosti) che il duro, aperto, solitario e rischioso confronto con la montagna esigeva. Sandro era sempre pronto a sporgersi su quel “franoso ignoto” cui ci spinge la scintilla prometeica che brilla in ciascuno di noi. La loro era una devozione laica, la quale presupponeva un’essenzialità che Primo riconosceva nel modo d’essere di Sandro e che Sandro avrebbe potuto cogliere nelle delicate pagine di Primo, soprattutto in quelle che lo riguarderanno. Alcune foto che li sorprendono in montagna fanno pensare ai due contadini di Millet che piegano umilmente la testa al risuonare dell’Angelus.
Per natura ambientalista e per indole anticonformista, spirito libero e antiborghese, contrario all’iperattivismo borghese, Sandro era uno di quegli uomini che tutto danno e nulla chiedono, e quindi già solo per questo contrario sia al do ut des sia al “me ne frego” fascista.
Pur essendo dunque antifascista per istinto, ha tuttavia dovuto fare i conti personalmente con il fascismo sin dal momento in cui viene arruolato nella Marina. Solo che Sandro era uno che non voleva pensare con la testa degli altri, rappresentava una protesta vivente (G. Bocca), un modello antropologico alternativo a quello fascista.
Nella sua accurata ricerca l’autrice evidenzia e descrive assai bene sia questa contraddizione insanabile sia il “processo interiore” che caratterizza la crescita e la maturazione di Sandro rispetto all’incalzante ritmo degli avvenimenti durante il periodo della dittatura fascista. Un processo di maturazione interiore che lo porterà a un “obbligo interiore”, dall’antifascismo della chimica all’antifascismo militante. Lo condurrà cioè alla scelta naturale della montagna, alla decisione eticamente radicale per la Resistenza, alla lotta per la liberazione dell’Italia dal nazismo e dal fascismo repubblichino.

(da una recensione di Franco De Giorgi)

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