Una cosina chiamata riforma

C’è pure l’esame di Maturità tra le “riforme” di cui s’è fatta vanto la presidente del Consiglio a Bari. Proviamo a riassumerne le novità

 Il nome
Be’, a pensarci bene questo è forse uno specchio dei tempi: dentro alla scuola a nessuno era saltato in mente di chiamare una simile robetta “riforma”, o di pensarla come tale, casomai “ritorno al passato in chiave modernista”, oppure “botta di nostalgia” o “variazioni sul tema per mancanza di idee”.
E infatti su che cosa si è discusso – peraltro a distanza di un anno, ma i giornalisti si buttano sulle mode –, a proposito del grande cambiamento? Del nome: esame di Maturità, come una volta, ci ricordiamo tutti, no? Che nostalgia, la notte prima degli esami cantando Venditti, i grandi amori e le luminose amicizie, la tremarella, gli abbracci, le maledizioni ai prof più molesti, un poco di rimpianto che già si insinuava mentre il futuro si avvicinava…
Ebbene eccola di nuovo, la bella vecchia “Maturità”.
Non che l’esame precedente piacesse a molti, con il collegamento coatto che conduceva spesso al nonsense o comunque al ridicolo, con il sempre arduo tentativo del prof di Matematica di trovare un appiglio: “senti, a proposito dei fiumi di Ungaretti, che ne dici di collegarti alla teoria delle correnti? (Lo so lo so: teoria inesistente).
Però certo, qualcosa di meglio si poteva pensare, poco poco più di questo pensiero debole e leggero…

La commissione
Non più sei professori – tre esterni e tre interni –, ma quattro – due e due –, più il solito presidente.
Meglio? L’esperienza dice di no, intanto perché il presidente può tentare di assumere un ruolo dominante compromettendo la serenità del gruppo; poi perché meno si è più gli sguardi si diradano, finendo per banalizzare e impoverire lo scambio di punti di vista, opinioni, pensieri, esperienze (la chiamano democrazia).

L’interrogazione
E che cosa fanno questi quattro professori anzi quattro più uno?
Correggono collegialmente i due scritti, poi interrogano. Le materie orali scelte dal Ministero sono per l’appunto quattro e l’interrogazione attinge ai programmi annuali di quelle discipline.
Vi viene in mente qualcosa? Magari il passato?
Ebbene sì: proprio come allora dal momento in cui escono le materie gli studenti si concentrano su quelle a scapito delle altre. Non si dovrebbe? Ma dai!
Poi se sono furbi si buttano sui programmi, ora come allora.
E il docente come interroga? Dipende… ecco: dipende troppo dal prof.

La presentazione
C’è però una novità: lo studente si presenta alla commissione.
Nel senso che deve proprio parlare di sé riuscendo a interessare senza mentire, sintetizzare senza tagliare, illustrare un percorso reale senza banalizzarlo. E questa è spesso la parte migliore e più interessante del colloquio, almeno quando chi parla sceglie di raccontarsi davvero.

Educazione civica
E infine c’è l’elefante nella stanza, quella materia che non è una materia e che sta bene su tutto e che è vietatissimo ignorare, pena la bocciatura. Ma che cos’è l’educazione civica? E’ tutto: sono gli ignavi nell’antinferno, è la conoscenza del percorso antincendio, è “Imagine” di John Lennon, è l’osservazione del cielo, è lo studio del corpo umano, la storia della Costituzione, un planisfero di Peters, le regole del gioco di squadra, la visita al Cern di Ginevra, l’uscita al Lago di Città.
E se l’educazione civica è la scuola in sé, perché trasformarla in una disciplina chiudendola in un bozzolo? Non sarebbe come istituire un’ora settimanale di “vita”? E questo non porta iragazzi, per esempio, a curarsi dell’ambiente solo quando c’è “l’ora dell’educazione ambientale”?
Ecco la prova. Il rispetto per l’ambiente, la difesa del territorio: ogni commissione ha sentito raccontare con dovizia di particolari le attività per aumentare la raccolta differenziata, i progetti per una città più pulita e per la piantumazione di alberi, i piani riuso e riciclo anche all’interno della scuola, la lotta allo spreco…
Solo che poi i ragazzi uscivano e – che l’esame fosse stato un successo o un fiasco – fuori a festeggiare c’erano amici, genitori e nonni, tutti con fiori, corone d’alloro e bottiglie di spumante.
Tutto trascuratamente abbandonato poi nel cortile, buttato lì.
Passerà qualcuno a raccogliere.

sire