27 gennaio, Giornata della Memoria

Le iniziative sul territorio in occasione del Giorno della memoria

Lunedì 26 gennaio, ore 17,30, Sala Santa Marta, Ivrea

A future memorie – off
Che cosa resta di noi?

Il Treno della Memoria: dialogo tra Mauro Berruto e Antonio Rinaldis. Un incontro di ascolto e riflessione per comprendere come ancora oggi la Memoria possa essere uno strumento di analisi del presente e di attivazione quotidiana. Parte dall’esperienza del Prof. Antonio Rinaldis, in dialogo con l’On. Mauro Berruto, l’incontro previsto per lunedì 26 gennaio 2026 alle ore 17,30 in Sala Santa Marta a Ivrea promosso in occasione del Giorno della Memoria dalla Città di Ivrea in collaborazione con l’Associazione Treno della Memoria.
Nel romanzo di Rinaldis, un insegnante e i suoi studenti compiono un viaggio della memoria da Torino ad Auschwitz e Birkenau con tappe a Budapest e a Cracovia, nei luoghi segnati dalla violenza nazista.
Attraverso un racconto che intreccia storia, scelte e responsabilità, l’evento invita a più ampia riflessione sui testimoni di oggi e sull’importanza di tenere viva la storia del Novecento traendone strumenti concreti per guardare al presente e al futuro con maggiore consapevolezza.
L’ingresso è gratuito, fino ad esaurimento posti disponibili.
Prenotazione a [email protected] L’Amministrazione comunale

Lunedì 26 gennaio, ore 20,45, Anfiteatro Angelo Burbatti, Montalto Dora

Utøya, Uno di noi

dal libro di ÅSNE SEIERSTAD, adattamento e regia Sergio Ferrentino, musiche originali di Gianluigi Carlone, produzione Fonderia Mercury
Un modo inedito di fare Memoria
Un evento di alto valore civile, uno spettacolo avvincente.
Il 22 luglio 2011 la Norvegia è stata martoriata da uno degli attacchi terroristici più terribili subiti da un paese occidentale. Settantasette le persone morte, centinaia i feriti.
Terrorismo di matrice islamica, pensano tutti. Invece a uccidere è stato un uomo solo, bianco, norvegese, vicino all’estrema destra: si chiama Anders Breivik, e ha appena cambiato la storia norvegese e forse europea.
Con l’audiodramma Utoya. Uno di noi, Fonderia Mercury racconta i fatti a dieci anni da quel massacro partendo dalla ricostruzione avvenuta nel processo tenutosi pochi mesi dopo; un processo che diventò anche un momento di riflessione della società norvegese su sé stessa e sulle proprie mancanze: Breivik non faceva parte di una cellula terroristica. Era lui stesso una cellula. Tumorale.
Nato come radiodramma in 10 puntate, scritto e diretto da Sergio Ferrentino per la Rete Due della RSI -Radio Svizzera Italiana, Utoya. Uno di noi viene riadattato nella versione live.

Dal 2011 Fonderia Mercury porta nei teatri la messa in scena dal vivo di un audiodramma. Al pubblico viene vengono distribuite delle radiocuffie e il palco diventa uno studio radiofonico dove si realizza la costruzione dell’immagine acustica.
La narrazione della vicenda si struttura attorno al processo di Anders Breivik, allargando poi al racconto dei tragici momenti e approfondendo il dolore individuale dei sopravvissuti e dei familiari di chi non ce l’ha fatta.
Chi era Breivik? Un pazzo? Uno di noi? Cosa ci può insegnare la sua vicenda?
Le affermazioni di Breivik diventano così un groviglio da cui non distogliere le orecchie – allo scopo di interrogarci, senza censure, su quali fantasmi si annidino negli angoli ciechi della nostra società.
Oltre le parole, ci sono i suoni, i rumori. L’esplosione che devasta il quartiere ministeriale. Gli spari. Il suono dei cellulari, abbandonati sull’isola dai ragazzi, che continuano a suonare nella notte dopo la strage…
Da tutto questo l’idea che Utoya sia una storia che va prima di tutto “ascoltata”, e la convinzione che ogni paese occidentale dovrebbe imparare a guardarsi dentro, prima di spaventarsi per quello che viene da fuori.

Sergio Ferrentino è regista, autore, conduttore radiofonico, teatrale e televisivo e docente. Tra il 1981 e il 1996 è stato direttore dei programmi di Radio Popolare. Nel 1997 il suo passaggio in Rai, dove condurrà Caterpillar e altre trasmissioni. All’attività di conduttore affianca quella di scrittore e drammaturgo. Da 15 anni collabora con la Rete2 di RSI, la Radio Svizzera Italiana, con cui ha condotto sperimentazioni e realizzato diverse produzioni tra cui In fondo alla notte scritto con gli allievi della Holden, Svergognando la morte e Ascolta! Parla Leningrado… Leningrado suona (dei quali è stata tratta una versione teatrale) e i 4 radiodrammi di Beckett.
Ha insegnato teorie e tecniche di narrazione audio e drammaturgia radiofonica presso la Scuola Holden di Torino, lo IULM di Milano e altri atenei. Ha curato per Audible il progetto Audible Academy. Nel 2011 fonda e dirige Fonderia Mercury e inizia a costruirne l’immagine acustica.
In collaborazione con ANPI Ivrea e Basso Canavese, Con il Patrocinio di Anpi Ivrea e Basso Canavese, dei Comuni di Ivrea, Montalto Dora, Bollengo, Pavone Can., Colleretto, San Martino, Candia, Burolo, della CGIL Torino,
di Rosse Torri, delle Anpi Sezioni di Caluso, Pont Can., Ciriè, Barbania, Favria, Oglianico, Rivarolo

Martedì 27 gennaio 2026, ore 11 – Corso Indipendenza n. 6, Rivarolo

Deposizione corona floreale presso il totem in ricordo di Elena Colombo e della sua Famiglia
Intervento del Sindaco Martino Zucco Chinà e del Sindaco dei Ragazzi Althaea Benedetta Consigliere, con la partecipazione del Consiglio comunale dei ragazzi, delle scolaresche rivarolesi e dell’Associazione ANPI – Sezione “Tina Anselmi” Favria-Oglianico-Rivarolo Canavese.
Elena Colombo
Nata nel 1933, Elena Colombo da Torino si era rifugiata con i suoi genitori prima a Rivarolo e poi a Forno, fino alla cattura l’8 dicembre 1943. Vanda Foa e Sandro Colombo furono deportati ad Auschwitz a fine gennaio 1944, dove morino rispettivamente il 6 febbraio e il 30 novembre. Elena rimase a Torino, prima presso una famiglia amica, poi presso un istituto, fino alla primavera 1944. A fine marzo fu condotta a Fossoli, da dove partì per Auschwitz il 5 aprile: morì pochi giorni dopo, appena arrivata nel campo di sterminio.
La famiglia Colombo è ricordata a Torino, da tre pietre d’inciampo presso la casa in via Piazzi 3 – https://museodiffusotorino.it/luogo/elena-colombo-1933-1944/ .
Negli ultimi anni la storia di Elena è stata progressivamente riscoperta, prima attraverso il film “La cartolina di Elena” (2023), girato anche a Rivarolo e Forno Canavese e disponibile su RaiPlay – https://www.raiplay.it/programmi/lacartolinadielena – e nel 2025 grazie al libro “Elena. Storia di Elena Colombo, una bambina sola nella Shoah” di Fabrizio Rondolino, pubblicato da Giuntina.
A Rivarolo, oltre che nel totem in corso Indipedenza, Elena è ricordata anche nell’area giochi del Parco “Dante Meaglia” del Castello Malgrà. A Forno Canavese nel 2023 è stata intitolata alla sua memoria la scuola primaria.

 

Martedì 27 gennaio 2026 Rifugio antiaereo di Ivrea (accanto alla fontana/cascata di Camillo)

Nel Giorno della Memoria, un evento di alto valore civile.
Con il Patrocinio dell’Anpi e di Spazio Comunitario, una riflessione sull’ieri che si specchia sull’oggi…
Nel buio suggestivo del Rifugio antiaereo di Ivrea, guidati da tremolanti candele, si svolge il racconto doppio che rimbalza dal Ghetto di Varsavia all’odierna Gaza.
Un racconto a più voci degli studenti del Gramsci, una riflessione sull’insensatezza della guerra, sulla crudeltà del razzismo, su vecchi e nuovi genocidi…
Meditate che questo è stato 
Per non dimenticare 

Ingressi ore 20,30 / 21,30
Si raccomanda di prenotare telefonando al 320 685 44 32

 

martedì 27 gennaio ore 21, Biblioteca di Settimo Vittone, s. statale 26 n.211
Incontro organizzato da tre biblioteche per celebrare la Giornata della memoria.
Chiunque lo voglia potrà portare un brano o una poesia sul tema da leggere e commentare insieme.
Una serata all’insegna della riflessione e della condivisione.

 

Giovedì 29 gennaio ore 18, Auditorium Liceo Botta

Deportazioni di massa e stermini nella Storia

a cura del Forum Democratico del Canavese, con opzione online
Deportazioni di massa e stermini nella Storia: adesione o indifferenza della Pubblica Opinione al Dominio del Terrore
Incontro-dibattito con CLAUDIO VERCELLI
Docente di storia dell’ebraismo all’Università Cattolica di Milano, Esperto di Storia del ‘900, Saggista
In occasione del Giorno della Memoria 2026, con il Prof, Claudio Vercelli, analizzeremo la genesi delle deportazioni di massa e degli stermini che hanno tristemente segnato la nostra storia. Particolare rilevanza verrà data all’analisi della complicità o, quanto meno, all’indifferenza delle pubbliche opinioni che hanno permesso di realizzare tali crimini contro l’umanità.
Il Prof. Claudio Vercelli è docente di storia dell’ebraismo all’Università Cattolica di Milano, esperto di storia del ‘900, saggista. Fra le sue pubblicazioni segnaliamo: Storia del conflitto israeliano-palestinese, Il dominio del terrore – Deportazioni, migrazioni forzate e stermini nel Novecento, 1938. Francamente razzisti. Le leggi razziali in Italia, Neofascismo in grigio. La destra radicale tra l’Italia e l’Europa.
Siamo lieti di ospitare il Trio Equabile, Lucia Magnoli violino, Antonio Canino violoncello e Carlo Porrati pianoforte, che aprirà l’evento eseguendo Phantasiestücke op.88 di Robert Schumann.

 

Venerdì 30 gennaio, ore 21 – Salone comunale di via Montenero n. 12, Rivarolo

Dal campo di calcio ad Auschwitz.
Storia dell’allenatore Arpad Weisz

Racconto teatrale con videoproiezioni, scritto e interpretato da Davide Giandrini, autore, poeta e narratore formatosi con Piero Mazzarella e Giorgio Gaber.
Ingresso gratuito
Consigliato a partire dalla classe III di scuola secondaria I grado
Presso la Biblioteca comunale “Domenico Besso Marcheis” dal 24 gennaio sarà disponibile una rassegna bibliografica con proposte di lettura dedicate al Giorno della Memoria.
Per informazioni sul programma e adesioni, si invita a contattare il Settore Affari Generali / Biblioteca “Domenico Besso Marcheis” tel. 0124454680 – [email protected]

Arpad Weisz
Arpad Weisz è stato un buon giocatore di calcio, e uno dei più grandi allenatori. Nel 1938 “il miglior mister che c’è in circolazione” è conteso dalle squadre più titolate del campionato italiano.
Il suo Bologna quell’anno è primo in classifica, ma Arpad, ebreo ungherese, in seguito alla promulgazione delle leggi razziali, deve lasciare insieme a tutta la famiglia il lavoro e l’Italia.
Sparisce improvvisamente da un giorno all’altro, riparando con la moglie e i due figli prima a Parigi, e poi a Dordrecht, nei Paesi Bassi dove riprende ad allenare la piccola squadra locale.
Poco dopo viene però raggiunto, e la sua famiglia divisa. La moglie e i figli vengono deportati ad Auschwitz dove troveranno la morte nelle camere a gas di Birkenau, mentre Arpad viene assegnato ad un campo di lavoro dell’Alta Slesia. Rimane in vita per altri quindici mesi, fino a trovare la morte, per freddo e per fame, ad Auschwitz il 31 gennaio 1944.

A Rivarolo saranno dedicate anche a figure dello sport due prossimi spettacoli in occasione del Giorno del Ricordo, con un racconto teatrale dedicato al maratoneta Abdon Pamich il 19 febbraio, e per ricordare le vittime innocenti delle mafie, il 14 marzo, con la storia del maestro di judo Giovanni Maddaloni