Konecta. Forte mobilitazione, adesione allo sciopero del 13 gennaio al 90%

Vertenza Konecta. Martedì 13 gennaio 90% di adesioni alla giornata di sciopero regionale, centinaia di lavoratori e lavoratrici hanno manifestato davanti al grattacielo della Regione Piemonte. Con loro i sindaci di Ivrea, Asti e di altri comuni del territorio.

Dopo lo shock della dichiarazione dell’azienda di voler chiudere entro giugno 2026 le sedi di Ivrea e Asti, le lavoratrici e i lavoratori hanno avviato una pressante mobilitazione con scioperi e richieste di intervento alle istituzioni locali comunali, Città metropolitana e Regione.

Martedì 13 gennaio, il piazzale antistante il grattacielo della Regione Piemonte si è trasformato nel cuore pulsante della protesta dei lavoratori Konecta. Centinaia di dipendenti provenienti dalle sedi di Asti e Ivrea hanno manifestato contro il piano industriale della multinazionale spagnola che prevede la chiusura delle due sedi entro giugno 2026 per accorpare le attività nel polo unico di Torino, in strada del Drosso.

Da Ivrea la manifestazione è partita prima di salire sui tre pullman messi a disposizione da sindacati e amministrazione comunale per raggiungere Torino. Un gruppo di lavoratrici e lavoratori hanno atteso in via Jervis l’arrivo della “carovana” della fiaccola olimpica per prendersi un po’ di visibilità quanto mai importante davanti ad eventi così drastici come la chiusura di una azienda, eventi che colpiscono un intero territorio.  A Torino hanno trovato i colleghi di Asti e i sindaci con la fascia tricolore. Per Ivrea presente il sindaco Matteo Chiantore e l’assessora al lavoro Gabriella Colosso.

La vicenda, esplosa lo scorso 5 dicembre, riguarda circa 1.100 lavoratori (700 a Ivrea e 400 ad Asti), in larga parte donne con contratti part-time e stipendi medi che si aggirano tra i 600 e i 700 euro mensili. In queste condizioni, il trasferimento forzato a Torino non è un’opzione praticabile: i costi e i tempi degli spostamenti quotidiani eroderebbero quasi interamente il guadagno netto, rendendo il lavoro insostenibile.

Proprio per questo, i rappresentanti di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil parlano apertamente di “licenziamenti mascherati”. L’adesione allo sciopero è stata altissima, vicina al 90%, a testimonianza di un territorio che non intende arrendersi a un “impoverimento sociale” che colpirebbe aree già fragili dal punto di vista occupazionale.

Al fianco dei lavoratori sono scesi in piazza i sindaci di Ivrea, Matteo Chiantore, e di Asti, Maurizio Rasero, insieme a numerosi altri amministratori locali e consiglieri regionali. La presenza delle fasce tricolori ha sottolineato come la questione non sia solo aziendale, ma di tenuta democratica ed economica dei territori.

Oggi questo territorio ha saputo fare gioco di squadra“, ha dichiarato Rasero, mentre da Ivrea è giunto il monito sulla perdita di quello che è, di fatto, il principale datore di lavoro privato della città eporediese.

L’impegno della Regione: convocazione immediata per l’azienda

Nel corso della mattinata, una delegazione è stata ricevuta in Regione. L’incontro, coordinato dall’assessore alle Attività produttive Andrea Tronzano, ha visto la partecipazione in videocollegamento da Bruxelles del presidente Alberto Cirio, oltre agli assessori Marco Gabusi e Maurizio Marrone.

Il Presidente Cirio ha dichiarato che nei prossimi giorni convocherà l’azienda con l’obiettivo di aprire un confronto diretto, sia con i vertici italiani sia con la casa madre spagnola. «Vogliamo un dialogo vero su alternative concrete alla chiusura dei siti. – ha affermato Cirio – Siamo al fianco dei lavoratori per difendere il patrimonio strategico delle telecomunicazioni, centrale per la digitalizzazione del nostro Piemonte.»

Il dossier passerà ora nelle mani della vicepresidente e assessora al Lavoro, Elena Chiorino, che seguirà il tavolo di crisi. La richiesta delle parti sociali è chiara: l’apertura di un tavolo nazionale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) e il ritiro del piano di chiusura, esplorando soluzioni tecnologiche (come il potenziamento dello smart working o l’insediamento di nuovi progetti legati all’Intelligenza Artificiale) che permettano di mantenere i presidi territoriali.

E’ chiaro che la manifestazione di martedì non è che l’inizio di una lunga battaglia legale e sindacale. La comunità si è mossa coralmente dalle istituzioni ai vescovi di Ivrea e Asti che hanno espresso nei giorni scorsi la loro preoccupazione attraverso un comunicato congiunto, richiamando alla responsabilità sociale dell’impresa.

L’obiettivo è uno solo: evitare che il piano di efficientamento di una multinazionale si trasformi in un dramma sociale per oltre mille famiglie.

Considerazioni

Quella di queste settimane è una mobilitazione assolutamente necessaria, anche se probabilmente tardiva. La proprietà di Konecta è un fondo finanziario, senza alcun legame con in territori. Senza interesse a sviluppare “impresa etica” che ha a cuore i suoi dipendenti, che pensi ad una riconversione industriale laddove un prodotto o servizio va a morire (come accadrà per i call center) per salvaguardare l’occupazione. In questo tipo di gestione stare a Ivrea o a Torino, oppure a Craiova dipende solo dal conto economico. Il massimo profitto è l’unico faro, non importa se per questo si devono far cadere lavoratrici e lavoratori come fossero zavorre, per poter volare più in alto nell’indice di borsa.
Questo tipo di gestione aziendale, non riguarda solo Konecta, è così l’andazzo delle multinazionali, delle società possedute da fondi finanziari. E’ il finanz-capitalismo (cit.) bellezza! Su queste aziende i territori dovrebbero vigilare costantemente e non muoversi quando ormai il vaso è rotto, in frantumi, quando forse è troppo tardi.

Bisogna però non dimenticare che ogni vertenza ha storia a sé, quindi amministrazioni locali, città metropolitana, regione dimostrino concrete capacità di salvaguardia del proprio tessuto imprenditoriale e occupazionale e le lavoratrici e i lavoratori continuino con forza la loro lotta con la massima partecipazione, come hanno dimostrato di saper fare martedì 14 a Torino. Continuino a gridare “Asti e Ivrea non si toccano. Le difenderemo con la lotta!“. Non saranno soli.

Cadigia Perini