Grazie Fiorenzo

La triste notizia della scomparsa di Fiorenzo Grijuela ha toccato l’intera città. Ieri, 14 gennaio, lutto cittadino, Ivrea si è fermata per dargli l’ultimo saluto al Teatro Giacosa, pieno in ogni ordine di posti, nella commemorazione organizzata dal Pd. Tante e commosse le testimonianze di chi l’ha conosciuto e ha lavorato con lui. Tanti i cittadini che l’hanno amato per il suo vivere appieno la città. Alta l’emozione culminata nel canto di Bella ciao finale.

Abbiamo chiesto un ricordo a Salvatore Rao che di Grijuela fu assessore nel primo mandato e vicesindaco nel secondo per il Prc.

La scomparsa di Fiorenzo Grijuela mi ha colto di sorpresa, lasciandomi molto provato dalla notizia ricevuta. Sabato scorso, giorno del suo decesso, mi trovavo a transitare sotto la sua abitazione, nel quartiere in cui viveva, e rivolsi in quel momento il mio pensiero a lui, in quanto ero venuto a conoscenza, nei giorni precedenti, dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, e fui spinto dal desiderio di poterlo ancora incontrare, ma non mi fu però possibile.

Con Fiorenzo ebbi modo di realizzare un’esperienza politico amministrativa, ma anche umana, per me molto significativa, in una fase politica che oggi sembra distante anni luce. Erano gli anni in cui a sinistra prendeva corpo lo sviluppo, anche sul piano elettorale, dell’esperienza di Rifondazione Comunista, di cui allora ero il segretario cittadino, e la nascita dei DS. Partecipammo alle elezioni amministrative del 1998, dopo l’esperienza amministrativa guidata dal compianto, e caro amico, Giovanni Maggia, senza conseguire il seggio per partecipare alla composizione del nuovo Consiglio Comunale. Nonostante quel risultato, Fiorenzo mi chiese la disponibilità ad assumere la carica di assessore esterno. La decisione al nostro interno fu oggetto di confronto, in quanto veniva rilevato che senza una presenza in Consiglio, la presenza in Giunta sarebbe stata più debole, più esposta ad una sorta di dipendenza da quel potere di nomina e di revoca che hanno in mano i Sindaci. La decisione di Fiorenzo avvenne certamente anche come conseguenza della nostra decisione di sostenere la sua candidatura al ballottaggio, altresì, condizionata dal quel processo nazionale che diede vita all’Ulivo e che sfociò con il governo Prodi nel quale era presente anche Rifondazione Comunista. Ritengo che quella scelta fu anche terreno di confronto e scontro sia all’interno del partito al quale allora aderiva anche Fiorenzo sia nelle altre forze politiche di maggioranza.

Iniziai così la mia esperienza amministrativa come Assessore alle politiche sociali, alla formazione, al lavoro e ai giovani. Furono anni, quelli seguenti all’Amministrazione guidata da Giovanni Maggia, e l’insediamento della nuova venne letta, da alcune aree sociali e del civismo di sinistra, come una sorta di “riconquista” delle forze politiche che espressero molte riserve su quell’esperienza, osteggiandola in diversi momenti, un ritorno nelle mani di chi aveva governato ininterrottamente la città dal 1975. Pertanto, quell’area politica della città, che si schierò e sostenne ogni scelta di Maggia, assunse un atteggiamento di ostilità e diffidenza nei confronti dell’Amministrazione guidata da Fiorenzo.  In virtù di quella lettura, la dialettica politica all’interno di quell’area e con Rifondazione rimase difficile, in alcuni momenti anche accesa. Una parte di essa ritenne un errore la scelta di Rifondazione. Scelta che certamente segnò anche i miei rapporti personali con alcuni esponenti di quell’area politica sociale, cosa che mi provocò molto dispiacere, una ferita non ancora del tutto rimarginata.

Voglio riconoscere a Fiorenzo una scelta che fu certamente dettata dalla sua volontà di tenere aperto un dialogo con quella parte di città, rappresentata in gran parte sul piano elettorale da Rifondazione, che non avrebbe avuto una rappresentanza sul piano istituzionale. Una scelta politica che poteva non essere intrapresa, ma rispecchiava una caratteristica di quell’uomo politico attento alla tenuta dei rapporti politici e alla manutenzione delle relazioni tra le diverse soggettività della sinistra, che si ridefinivano e riorganizzavano in quella fase storica.

Furono gli anni della dissoluzione della Olivetti, crisi che ebbe pesanti risvolti sul territorio e sul tessuto sociale non solo eporediese. Fiorenzo con la sua amministrazione ebbe quel peso, responsabilità e compito di tracciare nuovi sentieri di un nuovo sviluppo possibile, di prefigurare una nuova mission per il territorio e per la città di Ivrea. Seppe esercitare un’azione politica amministrativa forte, grazie al suo carisma, autorevolezza, capacità, relazioni, riconoscimento che gli veniva attribuito da coloro che assumevano a qual tempo responsabilità politiche a livello provinciale, regionale e nazionale. Seppe tenere coesa una compagine di governo cittadino molto eterogenea, garantendo ad ognuno un proprio spazio di agibilità politica, affinché ogni componente potesse contribuire alla realizzazione di un programma in cui tutti potevano riconoscersi.

Furono gli anni del rilancio e della concretizzazione del Patto territoriale del Canavese, strumento che permise di sviluppare un’azione politica che produsse una maggiore collaborazione e strategie condivise tra le diverse Amministrazioni Comunali del Canavese, permettendo così alla città di Ivrea di esercitare un ruolo di leadership.

Prendemmo parte a numerosi incontri e iniziative a sostegno dei lavoratori non solo della Olivetti, poiché la crisi di questa provocò a sua volta contraccolpi anche sull’indotto, a cui non facemmo mai mancare la presenza, vicinanza, convinto sostegno. Consapevoli della debolezza degli strumenti in mano ad una amministrazione comunale su simili e complesse problematiche, Fiorenzo e la sua amministrazione non rinunciarono a battersi e a utilizzare tutto ciò che era nelle loro mani e possibilità per salvaguardare presidi produttivi e livelli occupazionali. Una stagione che segnò il passaggio in maniera più marcata, almeno per la nostra area territoriale, da area prettamente produttiva ad area di servizi. Ivrea avviava così un asse sul quale potersi nuovamente ridefinire e ricollocare, non senza difficoltà ed incognite. Una transizione che ritengo essere ancora in corso. La scelta di rielaborare un nuovo piano regolatore generale e di affidarlo al Prof. Campos Venuti era funzionale a quell’intento.

Il secondo mandato fu una conferma dell’alto consenso che era presente in città, specie nei suoi confronti. Un consenso accresciuto grazie anche a ciò che era stato realizzato, al suo modo di fare l’amministratore, il Sindaco, grazie alla sua capacità di ascolto e di saper abitare concretamente la città. Crescita di consensi di cui beneficiò anche Rifondazione Comunista, che ottenne circa il 10% alle elezioni amministrative del 2003, e, il sottoscritto assunse la carica di Vicesindaco. Ritengo Fiorenzo sicuramente il Sindaco migliore che la città abbia avuto negli ultimi decenni, lo dimostra anche l’affetto, la stima e la riconoscenza che è emersa e si è resa visibile in città dopo la notizia del suo decesso, attraverso le innumerevoli testimonianze che sono circolate.

Le sue scelte strategiche sono ancora quelle su cui oggi poggiano le più rilevanti iniziative e progettualità che vediamo oggi e che le amministrazioni che si sono succedute man mano hanno realizzato, basti pensare ad Ivrea Città patrimonio Unesco, al Polo culturale, al Parco Dora, al Ponte passerella, alla Fondazione dello storico carnevale, …

Una storia politica che ha segnato la nostra città, Fiorenzo sarà sicuramente un Sindaco che verrà ricordato da moltissimi cittadini, per la sua dedizione, per il suo modo di porsi al servizio, per il modo in cui ha sempre cercato di porre al centro gli interessi generali della città e del territorio e non gli interessi di parte, anche della sua parte politica. Non posso che ringraziarlo per avermi offerto quell’opportunità e per aver avuto modo di condividere un bel periodo della mia esperienza politica.

Grazie Fiorenzo

Salvatore Rao