Partecipate del Comune di Ivrea: conti che tengono, visione che manca

Nella relazione del Sindaco sulle partecipate, dietro una rassicurante normalità si intravede un vuoto politico: Ivrea gestisce l’esistente, senza dichiarare una direzione, un cambio di passo.

La relazione del Sindaco sullo stato economico-finanziario degli enti partecipati del Comune di Ivrea, presentata in Consiglio comunale il 22 dicembre 2025, restituisce un quadro complessivamente rassicurante dal punto di vista contabile. I bilanci, nella maggior parte dei casi, tengono. Molte partecipate chiudono in utile, alcune registrano avanzi di amministrazione consistenti, altre ancora mostrano una capacità di investimento significativa.

Come si legge in apertura del documento, «le partecipazioni del Comune di Ivrea hanno rilevanza e origine molto diversa»: da un lato enti nati per la gestione associata di servizi essenziali, dall’altro fondazioni e società che operano su scala sovracomunale o regionale. Una galassia eterogenea che, almeno sul piano numerico, appare in equilibrio. Ma che lascia aperta una questione politica più profonda: a cosa servono oggi queste partecipate e quale progetto di città dovrebbero sostenere.

SERVIZI SOCIALI: un equilibrio costruito su bisogni crescenti

Il Consorzio In.Re.Te. resta il fulcro del welfare locale. La relazione lo definisce «ente strumentale di 35 Comuni e 2 Unioni», con una struttura operativa composta da 44 dipendenti. I numeri raccontano però soprattutto la pressione sociale che insiste sul territorio: nel solo 2023 le persone assistite sono state 3.565, ripartite tra minori, disabili, adulti e anziani, mentre 785 cittadini si sono rivolti al Consorzio per un colloquio di primo ascolto.

Il sindaco sottolinea come il Consorzio abbia «garantito il mantenimento dell’offerta dei servizi alle risorse pervenute dalla Regione Piemonte, dagli enti associati e dall’ASL TO4», evidenziando anche l’incremento dei trasferimenti ministeriali, in particolare del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza. Ma nella stessa relazione si prende atto che «nel corso dell’esercizio sono invece calate le quote consortili per il calo della popolazione».

È qui che emerge una prima frattura: un sistema che regge grazie a trasferimenti esterni, mentre la base demografica che lo sostiene si restringe. Un equilibrio contabile che non scioglie il nodo della sostenibilità futura.

RIFIUTI: efficienza gestionale, governance sempre più distante

Nel settore dei rifiuti il quadro è articolato. Il Comune partecipa sia al Consorzio Canavesano Ambiente, sia alla Società Canavesana Servizi (SCS), oltre a essere coinvolto nel riassetto regionale con la nascita dell’Autorità Rifiuti Piemonte.

Il 2024 è stato per il Consorzio Canavesano Ambiente «l’anno dell’estensione del nuovo servizio di raccolta con Teknoservice» nei bacini dell’Alto Canavese. I dati confermano una raccolta differenziata in crescita: «dal 60,3% del 2023 al 62% del 2024 a livello medio metropolitano», con il sub-bacino SCS che raggiunge il 71,4%. Nel quinquennio 2017–2022 la produzione complessiva di rifiuti registra un calo del 5%.

Dal punto di vista economico, la gestione 2024 si chiude con «un avanzo di amministrazione pari a 351 mila euro». Anche SCS presenta indicatori solidi: utile positivo, patrimonio netto di quasi 4,9 milioni di euro, investimenti per oltre 1,9 milioni, in gran parte destinati all’acquisto di nuovi mezzi. Il costo pro capite della raccolta è «pari a 100,02 euro, di gran lunga inferiore alla media provinciale».

Eppure, accanto a questi numeri, la relazione segnala due elementi critici: una produzione pro capite ancora elevata (528 kg per abitante) e un progressivo spostamento delle decisioni strategiche a livello regionale. L’Autorità Rifiuti Piemonte, pur formalmente costituita, «non è ancora pienamente operativa» e sta assorbendo competenze che prima erano più vicine ai Comuni. L’efficienza cresce, ma il controllo politico locale si assottiglia.

ACQUA E MOBILITÀ: grandi numeri, piccolo peso del Comune

Ancora più evidente è questa dinamica nel servizio idrico. La partecipazione del Comune di Ivrea in SMAT è pari allo 0,00044%. La società chiude il 2024 con «un utile netto di gruppo di 32,6 milioni di euro» e investimenti per oltre 267 milioni. Il Margine Operativo Lordo supera le previsioni e gli impegni assunti nel cosiddetto “Patto per l’Acqua”.

Numeri solidi, che però certificano anche la distanza tra la scala degli investimenti e la capacità di indirizzo del singolo Comune. Ivrea è dentro il sistema, ma senza reale possibilità di orientarne le scelte.

Un discorso analogo vale per Ivrea Parcheggi. La società, interamente pubblica, chiude il 2024 con «un utile di 181.580 euro» e ricavi in crescita, legati sia alla gestione della sosta sia alla locazione di immobili pubblici. Una gestione che funziona, ma che resta confinata all’amministrazione dell’esistente, senza inserirsi in una strategia più ampia sulla mobilità urbana.

LE PARTECIPATE “MINORI”: presidio simbolico più che leva strategica

Accanto alle grandi partecipate che gestiscono servizi essenziali, la relazione del sindaco dedica spazio anche a una serie di enti e fondazioni di dimensioni più contenute, spesso definiti “minori” dal punto di vista economico, ma non per questo irrilevanti sul piano simbolico e culturale.

È il caso dell’Associazione Archivio Storico Olivetti, indicata nella relazione come soggetto impegnato nella «conservazione, tutela e valorizzazione del patrimonio storico, documentale e culturale dell’esperienza Olivetti». Il Comune partecipa a un ente che custodisce una parte centrale dell’identità eporediese, svolgendo una funzione riconosciuta anche a livello nazionale. Allo stesso tempo, la relazione chiarisce che si tratta di una partecipazione che «non comporta oneri finanziari rilevanti» e che si colloca prevalentemente sul piano della tutela e della memoria. Un patrimonio preservato con attenzione, ma raramente inserito in una strategia più ampia di sviluppo culturale e turistico.

Nella stessa area si collocano altre partecipazioni del Comune a fondazioni e consorzi culturali, turistici e formativi – dalla Fondazione di Comunità del Canavese al Consorzio Turismo Torino e Provincia – che la relazione descrive come strumenti di «promozione, coordinamento e supporto alle iniziative del territorio». Si tratta di realtà che rafforzano le reti locali e la visibilità esterna, ma che nel documento restano elencate più che integrate in una visione strategica complessiva.

Nel loro insieme, queste partecipate “minori” sembrano assolvere soprattutto a una funzione di presidio: mantengono viva una rete di relazioni, tutelano patrimoni materiali e immateriali, garantiscono continuità istituzionale. Come osserva la relazione, esse contribuiscono a «preservare valori storici, culturali e sociali della comunità». Meno chiaro, però, è se e come possano diventare strumenti attivi di politica pubblica, capaci di incidere in modo strutturale sull’evoluzione futura della città.

LE FONDAZIONI

Fondazione Guelpa e Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea non sono partecipate in senso stretto, ma fondazioni a controllo pubblico totale, nelle quali l’amministrazione comunale esercita un ruolo determinante nella nomina degli organi e nella definizione degli indirizzi.

La Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea, viene definita nel documento come lo strumento incaricato di «garantire la continuità organizzativa e la salvaguardia delle tradizioni dello Storico Carnevale». La relazione evidenzia come la sostenibilità dell’evento sia legata a «contributi pubblici indispensabili per l’equilibrio economico della manifestazione», a fronte di costi crescenti e ricavi che restano fortemente stagionali. Il Carnevale continua a rappresentare un asset identitario e turistico fondamentale, ma il suo modello economico appare fragile e strutturalmente dipendente dal sostegno dell’ente pubblico.

La relazione dedica un passaggio articolato alla Fondazione Guelpa, costituita dal Comune di Ivrea nel 2005 e riconosciuta nello stesso anno come persona giuridica dalla Regione Piemonte. Nel 2023 la Fondazione non ha fatto ricorso a strumenti finanziari derivati e presenta un patrimonio netto pari a oltre 5,1 milioni di euro, confermando una struttura patrimoniale solida.

Il documento evidenzia come l’attuale Consiglio di Amministrazione abbia confermato una linea di gestione prudente degli investimenti, orientata al «contenimento del profilo di rischio» e alla razionalizzazione dei rapporti bancari, anche in presenza di una progressiva riduzione delle risorse derivanti dalla gestione finanziaria del patrimonio mobiliare, già emersa negli esercizi precedenti. La scelta di mantenere una quota significativa di liquidità viene motivata con la volontà di non vincolare risorse in uno scenario economico-finanziario instabile e di «poter disporre delle risorse necessarie per la gestione ordinaria».

Allo stesso tempo, la relazione sottolinea come questa disponibilità finanziaria sia funzionale anche alla possibilità di sostenere «importanti progettualità in accordo con l’Amministrazione comunale». È proprio su questo punto che emerge il nodo politico: a fronte di una Fondazione patrimonialmente solida e finanziariamente prudente, resta poco esplicitato quale ruolo strategico essa sia chiamata a svolgere nel progetto complessivo della città, e in che modo le sue risorse possano diventare leva attiva di politiche culturali e di sviluppo, oltre la conservazione dell’equilibrio economico.

COSA NON DICE LA RELAZIONE

La relazione del sindaco certifica che, nel complesso, «la gestione economico-finanziaria degli enti partecipati risulta equilibrata». Ed è un dato rilevante, soprattutto in una fase in cui molti Comuni faticano a garantire anche i servizi essenziali. Ma proprio questa fotografia rassicurante finisce per lasciare in ombra alcune questioni di fondo.

La prima riguarda l’assenza di una visione complessiva. La relazione procede per singole schede, ente per ente, senza mai ricondurre le partecipate a un disegno unitario. Si prende atto che «le partecipazioni del Comune hanno rilevanza e origine molto diversa», ma non si chiarisce quale ruolo strategico dovrebbero svolgere nel progetto di sviluppo della città. Le partecipate funzionano, ma non viene spiegato per quale Ivrea.

C’è poi il nodo demografico, citato più volte come dato tecnico. Il calo della popolazione viene richiamato, ad esempio, per spiegare la riduzione delle quote consortili nel welfare, ma non viene mai affrontato come problema politico trasversale. Eppure incide su tutto: domanda di servizi sociali, sostenibilità economica, costi pro capite, capacità di investimento. Senza una strategia demografica esplicita, anche gli equilibri di oggi rischiano di essere temporanei.

Un altro punto riguarda il modo in cui viene intesa l’efficienza. La relazione sottolinea utili, avanzi di amministrazione, riduzione dei costi e capacità di investimento. Ma l’efficienza appare come un obiettivo in sé, non come uno strumento per orientare un cambiamento. Nel ciclo dei rifiuti, ad esempio, si evidenziano buone performance economiche e organizzative, mentre resta sullo sfondo il tema della riduzione strutturale della produzione di rifiuti, ancora elevata.

Infine, emerge con forza il tema della governance. Nei grandi sistemi sovracomunali – acqua, rifiuti, trasporto pubblico – il Comune di Ivrea partecipa, ma con un peso decisionale sempre più ridotto. La relazione prende atto che alcune autorità sono «in fase di avvio» o di riorganizzazione, ma non affronta la questione del controllo democratico e del ruolo politico dei Comuni in strutture sempre più centralizzate.

In sintesi, la relazione racconta enti che funzionano e conti che tornano.

C’è da notare che questa assenza di una direzione esplicitata non è un’anomalia esclusivamente eporediese. È un tratto diffuso in molte amministrazioni locali, dove la buona gestione tecnica tende a sostituire la scelta politica. Le partecipate garantiscono equilibri, più che orientare un progetto di città.

Quello che resta in sospeso è la domanda più politica: queste partecipate sono solo strumenti di buona amministrazione o possono diventare leve consapevoli per orientare il futuro della città?

mp